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Aurora nel buio – Il nuovo thriller di Barbara Baraldi

Qualche mese fa ho avuto l’opportunità di conoscere e fare due chiacchiere con Barbara Baraldi, scrittrice e sceneggiatrice. Il suo ultimo romanzo, Aurora nel buio, edito da Giunti, campeggiava nella mia libreria da prima di conoscerla. La voglia di leggerlo è aumentata giorno per giorno, ma avevo deciso che sarebbe stato il romanzo perfetto per cominciare le vacanze, non soltanto per la lunghezza (l’edizione cartacea consta di ben 519 pagine), ma anche perché avevo una sensazione che mi diceva che la mia scelta era quella giusta. Così, arrivate le vacanze, il romanzo della Baraldi è stata la prima cosa che ho messo nella borsa mare, insieme alla crema solare e al telo mare. Credevo mi avrebbe accompagnato per più tempo, ma appena ho iniziato a leggerlo non è stato possibile, in due giorni il romanzo era terminato.

Aurora nel buio è un thriller ambientato ai giorni nostri in cui, però, sono presenti paragrafi ambientati nel 1349 a Bononia, ai tempi dell’eterna lotta fra inquisizione ed eresia. La storia ci insegna che tutto è collegato e, molto spesso, possiamo trovare delle risposte in fatti avvenuti secoli prima della nostra nascita.

«Ci sono storie che raccontano di luoghi infestati, di case in cui il male ha messo radici a causa delle tragedie che vi si sono consumate, di spazi che di quel male sono stati ispiratori. I racconti popolari parlano di inspiegabili rumori provenienti da case disabitate, di voci diafane e lamenti trasportati dal vento. […] Si dice che un evento particolarmente violento lasci tracce indelebili nei luoghi in cui si è consumato. I fantasmi di casa Ranuzzi erano le scritte sulle pareti della stanza».

Aurora Scalviati è la protagonista di questo romanzo, una giovane donna forte e caparbia, nonostante il suo passato oscuro. Un passato in cui Aurora continua a ripiombare attraverso ricordi dolorosi: non solo la morte del padre, un pmIMG_20170908_160609 in gamba, ma anche la morte del suo (allora) partner, morte di cui Aurora continua a sentirsi responsabile e il senso di colpa non la abbandona nemmeno un secondo, quel senso di colpa è materialmente conficcato nella sua testa, colpita da un proiettile durante la sparatoria in cui Flavio Anvarsa, ispettore capo, è deceduto. A quei tempi, Aurora Scalviati era considerata una delle migliori profiler italiane, la sua vita era perfetta: successo in ambito lavorativo, una grande storia d’amore con il suo capo…fino a quella notte. La sparatoria in un mattatoio in cui i morti sono molteplici: non soltanto il compagno, ma anche il figlio che Aurora aveva in grembo e una ragazzina quattordicenne adescata da alcuni giovani. Da lì, la vita di Aurora si immerge nel buio. Dopo mesi di aspettativa, Aurora è trasferita a Sparvara, una cittadina dell’Emilia. «Laggiù non succede mai niente, è quello che ti ci vuole per riprenderti, le aveva detto il vicequestore al momento di comunicarle il trasferimento. Quelle parole probabilmente dovevano servire a rassicurarla, ma avevano avuto l’effetto contrario».

Tuttavia, quando Aurora arriva nella città avvolta dalla nebbia sembra che il luogo sia tutto tranne che tranquillo. All’ingresso della città ci sono pattuglie di polizia e ambulanze. Nonostante un carabiniere le dica di tenersi lontana, Aurora, presa d’impeto, fa a modo suo. «C’era un solo posto al mondo da cui non sarebbe mai riuscita a stare lontana. Ed era la scena di un crimine». Senza permessi entra in una villetta in cui, lei ne è certa, c’è stato un omicidio. È lì che incontra per la prima volta il commissario Piovani, il suo capo, che per molti capitoli le sarà antagonista. La scena all’interno della villa è quella di un film splatter: «il corpo della donna era riverso sulla scalinata di legno, in posizione innaturale, con la testa reclinata di lato. Indossava un abito a fiori intriso di sangue. Il torace era in torsione e si intravedeva l’estremità di una grossa ferita inferta sul lato della schiena. Doveva essere stata colpita da un’arma bianca dall’ampia superficie contundente, come un’ascia o un’accetta. Le gambe erano così scomposte che sembravano fratturate». Quel cadavere è Rossella Gualtieri, moglie di un ex poliziotto e madre di Aprile, una bambina di nove anni che – presumibilmente – è stata rapita dall’assassino dopo che la madre è stata uccisa. A rendere tutto più spaventoso, una frase risalta sul muro, scritta con il sangue della vittima Tu non farai alcun male. Una frase che è già stata protagonista di un barbaro omicidio commesso proprio a Sparvara molti anni prima, una storia raccapricciante che Aurora conoscerà presto.

«Quella frase è legata a un fatto di sangue avvenuto più di vent’anni fa. […] Sul muro del soggiorno, col sangue delle vittime, l’assassino scrisse Tu non farai alcun male. La frase diventò ben presto un modo per mettere paura ai più piccoli, anche perché il killer è stato soprannominato il Lupo Cattivo, proprio come il personaggio della fiaba».

Il capo di Aurora affida segretamente a lei e ad altri uomini le indagini, un gruppo ristretto in cui compaiono un consulente psichiatrico dell’ospedale, un ispettore della scientifica, un’assistente del corpo forestale, un operatore radio della polizia stradale. Insieme a loro, Bruno Colasanti, un sovrintendente, l’unico che crederà ad Aurora fino in fondo e che le sarà amico. L’affidamento dell’indagine è, per Aurora, un’arma a doppio taglio: potrà avere il merito di catturare IMG_20170908_160745l’assassino e risolvere il caso oppure la colpa di avere fallito. Il personaggio di Aurora è determinato, coraggioso, ma allo stesso tempo, Aurora è una donna che soffre, che vuole buttarsi a capofitto nel lavoro per non pensare a cosa e a chi ha perso, i mostri del passato la tormentano. Conscia del fatto che una ragazzina di quattordici anni è morta per un suo sbaglio, non vuole che la stessa cosa si ripeta per Aprile. La vulnerabilità di Aurora è, infatti, pericolosa, ma la protagonista ha avuto un insegnante di tutto rispetto, Isaak Stoner, agente speciale dell’FBI, conosciuto quando era piccola grazie al padre. L’istinto di Aurora si affida ai suoi insegnamenti: «Osservare la scena di un crimine non è diverso da ciò che fa un pittore quando si appresta a dipingere un paesaggio. Memorizza ogni dettaglio, potrebbe celare la chiave per scoprire un indizio. Usa la tua immaginazione. Formula delle teorie e poi cerca di provarle. La scena è la tua tela, ma anche il tuo palcoscenico. Tocca a te interpretare tutti i ruoli, se vuoi capire cosa è successo». È così che Aurora comincia le indagini, elaborando una teoria: crede che l’assassino sia un serial killer e che abbia progettato tutto nei minimi dettagli, ma molti saranno coloro che non le daranno retta, a partire da Piovani e dal giudice Torrese.

Aurora è una donna forte, timorosa di mostrare le sue debolezze, marchiata a vita dall’errore che le è costato una vita felice. Ma il suo vigore, talvolta la sua presunzione, la convincono a indagare a fondo, a risolvere il puzzle mettendo tutti i tasselli in ordine. Inoltre, Aurora è costretta a imporre la sua bravura in un commissariato prevalentemente maschilista, viene additata continuamente dai colleghi e dai suoi superiori che non si fidano di lei e che fanno di tutto per dimostrare la sua instabilità. Ma Aurora non si abbatte, la sua determinazione le costa dolore e, allo stesso tempo, soddisfazione.

In un’Emilia nebbiosa che ancora risente del terremoto, Barbara Baraldi ambienta una storia intrisa di mistero e di continui rimandi al passato.

«Nei paesi, come nei centri più grandi, è stato sconvolgente trovarsi catapultati all’improvviso in una realtà da girone infernale. Venti secondi sembrano pochi, nella vita di tutti i giorni. Ma moltissime persone, qui, nel giro di venti secondi hanno perso praticamente tutto. Si sono trovati sulla strada, senza un posto dove dormire, senza sapere come procurarsi da mangiare. La protezione civile ha fatto molto per dare un riparo e offrire un pasto a chi non aveva più modo di procurarselo, ma nelle tende non c’era spazio per tutti. Ci sono persone che hanno vissuto per mesi nella propria auto, senza più una casa, un lavoro, delle prospettive. Persone come noi, che sono state private della dignità, che non sono state ascoltate. Nei mesi dopo il terremoto c’è stata un’escalation di suicidi senza precedenti, in questa regione».

Aurora nel buio è un romanzo che presenta una prosa scorrevole e dettagliata, una trama accattivante, una storia piena di suspense. Barbara Baraldi dimostra una brillante bravura nei dialoghi, capacità di dare vita a personaggi che hanno molto da dire, la scrittrice tesse una tela tra un passato medievale e un presente oscuro in modo teatrale.

Photocredit: l’immagine di copertina è stata presa dal profilo facebook di Barbara Baraldi. Le altre immagini sono state scattate dalla sottoscritta.

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