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#martedìarte, Bologna fotografata: volti e luoghi che hanno segnato tre secoli di storia

C’è chi Bologna l’ha vissuta, chi ha iniziato a viverla da poco, chi la vive solo per un giorno e chi ci vive da sempre. A tutti, o almeno a molti, per innamorarsene bastano poche ore e anche meno per accorgersi di quanta storia racchiudano le sue mura, per essere raggiunti dalle note di una chitarra o dal suono di una voce che la accompagna, per rendersi conto di quanta arte e cultura riempiano gli angoli delle sue strade. E allora può capitare di chiedersi: ma com’era Bologna dieci, venti, cinquanta anni fa? Com’erano le persone che ne percorrevano le strade, ne riempivano le piazze e ammiravano le bellezze? La mostra Bologna fotografata spiega questo e tanto altro, racconta di una città che ha vissuto le guerre e che ha dato e ricevuto tanto dall’arte in tutte le sue forme.https://goo.gl/47738K

Con un tour che attraversa tutto il sottopasso di Piazza Re Enzo, dal 9 giugno al 30 settembre sarà possibile immergersi per un’ora in una storia raccontata attraverso gli scatti di chi quella storia l’ha vissuta e ha voluto raccontarla così, tra una foto e l’altra, immortalando i gesti di gente normale immersa nella propria quotidianità. La fotografia con la sua capacità di catturare volti ed eternare singoli attimi è il mezzo perfetto per dare un volto ad una storia, quella con la s maiuscola, che non appartine soltanto ad una città, ma a un’intera nazione. A partire dai moti a cavallo tra la fine dell’Ottocento e gli inizi del Novecento, fino alle testimonianze delle due guerre e degli anni che le anno seguite e, ancora più avanti, ai giorni di una Bologna che è poco più vecchia di quella conosciamo noi oggi, la mostra svela al visitatore i segreti di una città raccontata dai suoi protagonisti: i cittadini.

Questa storia inizia al tempo in cui guardare una fotografia è più affascinante che guardare le cose che essa ci mostra. A metà dell’Ottocento lo ‘specchio che ricorda’ è la novità del secolo, ‘il sole che dipinge’ è magia della tecnologia che mette la natura al proprio servizio.”

Nei sotterranei che attraversano Piazza Maggiore ci si ritrova a ripercorrere con lo sguardo e la memoria quelle strade che oggi sembrano diverse, ma che conservano molto di quella vecchia città di cui vediamo le immagini appese ai muri. Si arriva, così, agli anni delle guerre, di cui le foto mostrano senza possibilità di errore la violenza dei bombardamenti, la desolazione delle macerie e i volti segnati dagli stenti di quella popolazione, bolognese e non solo, che cerca di sopravvivere agli orrori della guerra. Eppure, proprio ai decenni compresi tra gli anni ’30 e ’60 appartengono anche gli scattini, fotografi di strada che amano immortalare le belle ragazze a passeggio e, proprio tra questi scatti rubati si individua anche un giovane e spensierato Pasolini.

“Se il cinema è ‘l’arma più forte’, la fotografia è la servitrice più obbediente. Il fascismo ha una sua rude, sommaria, pratica, efficace politica dell’immagine. Gli interessano in realtà poche cose: costruire un monumento vivente del Duce, propagandare le opere del regime.”

E tra uno scatto e l’altro si arriva in fretta al volto di quella Bologna di fine Novecento che per le strade e nelle osterie hahttps://goo.gl/9Yrffk ospitato nomi di famosi musicisti e artisti di ogni genere, oltre ad aver dato i natali a tanti altri. Siamo in una città che alla fine degli anni ’70 si ritrova quasi invasa da artisti stranieri come Ella Fitzgerald, Ray Charles e Gerry Mulligan. Non dimentichiamo, però, che negli stessi anni anche l’Italia sta sfornando grandi talenti. E allora vediamo un giovanissimo Gianni Morandi che, chitarra alla mano, siede sugli scalini di San Petronio, o ancora Francesco Guccini durante una serata nell’Osteria delle Dame e non possono ovviamente mancare una serie di scatti di chi a questa città ha dato una voce e l’ha raccontata con il cuore come Lucio Dalla.

Una mostra che racconta Bologna attraverso i volti immortalati di tutte quelle persone che vivendola l’hanno resa quello che è oggi. Una mostra che ci ricorda quale sia davvero il fascino di questa città e ci aiuta a non dimenticarlo. Una testimonianza che ci invita ad osservare la città con uno sguardo diverso, perché in fondo, la “vecchia” Bologna esiste ancora oggi in quei sassi che ne compongono le strade, in quei palazzi che sono stati abbattuti e poi ricostruiti, negli scatti di chi c’è stato e ha voluto raccontarcela così, con le immagini al posto delle parole.

Immagini: https://goo.gl/hYagdt, https://goo.gl/9Yrffk, https://goo.gl/5t1jAu

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