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COP22 – Un’altra occasione persa

Il 18 novembre a Marrakech si è chiusa la ventiduesima Conferenza mondiale sul clima delle Nazioni Unite. L’obiettivo era di rendere attivo l’Accordo siglato un anno fa a Parigi ed entrato in vigore, formalmente, il 4 novembre scorso, ma le notizie che arrivano a conclusione dei lavori non sono affatto confortanti. Al termine di dieci giorni di dibattiti, infatti, nulla è stato deciso e nessuna misura concreta è stata adottata per combattere e bloccare l’aumento delle temperature che nei prossimi anni metteranno a dura prova il mondo intero. Il cambiamento climatico non è più una supposizione ma nonostante le numerose prove a disposizione, prendere provvedimenti a riguardo risulta essere più difficile di quanto dovrebbe.

marrakech-cop22-2016Dopo la commovente soddisfazione di Parigi, con Marrakech si torna alla realtà. Più di 20 mila persone e 196 Stati riuniti non hanno deciso nulla di concreto, contribuendo ad infrangere le speranze che si avevano alla vigilia della Conferenza. Ancora una volta si è rimandata al futuro una decisione che doveva essere presa ora. Nessuna concretizzazione dunque ad eccezione dell’adozione di un programma di lavoro che definisce entro il 2018 le modalità e le regole per applicare l’accordo raggiunto un anno fa. Nonostante sia stato chiarito che da Parigi non si può e non si deve tornare indietro, i risultati sono ancora fin troppo modesti soprattutto se si considera l’obbligo di mantenere il riscaldamento globale al di sotto dei 2° di aumento rispetto ai livelli che si avevano prima del periodo industriale.

riscaldamento-globale-e1367770371474La Cop22, attesa come la “Cop dell’Azione” sembra invece aver deluso su molti fronti poiché, ancora una volta, ci sono molte parole e pochi fatti. La dichiarazione congiunta arrivata dopo una prima settimana di discussioni, la Marrakech Action Proclamation, richiede infatti il massimo impegno politico da parte di tutti riconoscendo ancora una volta che il cambiamento climatico dev’essere trattato come un’assoluta priorità. Oltre agli impegni però i provvedimenti concreti ed attuabili mancano, facendo trasparire la sensazione di non aver fatto passi avanti.
I nodi politici, secondo il sito Rinnovabili.it, sono ancora tutti da sciogliere e il fatto che nel frattempo sia stato eletto Donald Trump come presidente degli Stati Uniti non fa che complicare la situazione. I suoi interventi per negare l’esistenza del surriscaldamento globale sono noti a tutti e la vittoria alla presidenziali ha concretizzato i timori generali. Se, infatti, gli USA decidessero di fare retromarcia riguardo agli impegni per arrestare i cambiamenti climatici, gli sforzi fatti finora subirebbero un duro colpo. Gli Stati Uniti sono, dopo la Cina, il Paese con più emissioni di gas serra e una loro possibile uscita dagli accordi per il clima avrebbe una pesante ricaduta sugli altri Stati. Fortunatamente Cina, India, Brasile ed Unione Europea hanno ribadito l’esigenza di portare a termine i lavori, qualunque cosa accada.
Recenti studi hanno affermato che gli sforzi collettivi per rallentare il Climate Change contenuti nell’Accordo di Parigi sono del tutto inadeguati. Stando a queste ricerche, pubblicate dall’Universal Ecological Fund-US, senza azioni aggiuntive, incisive ed immediate il limite dei 2° potrebbe essere raggiunto e superato nel 2050.

images-www-uml-eduMolti degli impegni presi a Parigi non hanno alcun tipo di condizione da rispettare o mirano semplicemente ad ottenere delle donazioni per la loro implementazione. Se i 162 impegni sottoscritti fossero interamente realizzati, le emissioni nel 2030 sarebbero allo stello livello di oggi, ma questo non basta perché il cambiamento climatico procede molto più in fretta di quello che pensavamo. Il processo risolutivo iniziato nel 1992 a Rio non si ferma, ma la sensazione che si ha al termine della Conferenza è quella di un eccessivo temporeggiamento che non possiamo più permetterci. La politica deve prendere misure e provvedimenti applicabili già da ora, ma ad eccezione di Africa e isole del Pacifico, non tutti sembrano aver compreso un simile particolare, data la scarna presenza di leader politici mondiali a Marrakech.
L’Accordo di Parigi, ad esempio, prevede che entro il 2020 siano stanziati e quindi resi disponibili 100 miliardi di dollari per il Climate Green Fund, l’istituzione creata al fine di aiutare economicamente i Paesi in via di sviluppo a crescere in modo più sostenibile e meno impattante. In Marocco però nessuno è stato in grado di garantire che quei soldi arriveranno davvero e ancora una volta abbiamo assistito ad un rinvio. Stessa sorte per il taglio alle emissioni di gas serra, il cui regolamento per il monitoraggio da parte dei vari Stati dovrà attendere ancora due anni per essere approvato.
Le contraddizioni sono moltissime e l’Italia non è da meno sotto questo punto di vista. Le politiche nazionali sono infatti in totale disaccordo con quanto affermato a gran voce a Parigi, allontanandosi nettamente dagli obiettivi di riduzione delle emissioni inquinanti. Nonostante le dichiarazioni ottimistiche, l’Italia spinge sempre di più verso attività che poco hanno a che fare con l’obiettivo di mitigare i cambiamenti climatici, tra cui il potenziamento di attività estrattive in mare e la costruzione di inceneritori.

103_shutterstock_88550854-740pxAd eccezione di alcuni passi in avanti, pur sempre troppo lenti, il quadro che emerge da ogni Conferenza per il clima appare dunque sempre più drammatico. Mettere d’accordo quasi duecento Stati non è un compito facile, questo è da ammettere, ma allo stesso tempo è da riconoscere che se tutti agissero in favore dell’umanità e dell’ambiente in cui viviamo la situazione non sarebbe altrettanto critica. Se la strategia per i prossimi anni sarà quella di continuare a procrastinare e di affidarsi alla buona volontà di alcuni, le conseguenze negative saranno imprevedibili. Anche se ora ci sembra tutto fin troppo lontano, il tempo di agire è questo. La sensazione è che il tempo di agire era proprio a Marrakech, ma ancora una volta abbiamo fallito.

Le foto sono state prese da: climate.nasa.gov, uml.edu, cop22-morocco.com, wedo.org, climatemonitor.it

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