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Il dottorato tragicomico a fumetti

Tutto è iniziato con un blog. Le Bureau 14 de la Sorbonne.

Tutto è iniziato con una domanda (accettata) di dottorato (senza borsa) alla Sorbona, in Letteratura e precisamente sulla parabola di Kafka ‘Davanti alla legge’.

Tutto è iniziato con entusiasmo.

Tutto è iniziato abbastanza pragmaticamente con un lavoro amministrativo noioso e ripetitivo nel dipartimento universitario per pagare i presunti tre anni di dottorato.carnets-de-these

Tre anni… si inizia credendo di rimanere nei tempi,  ma presto tre anni si trasformano in dieci e a giudicare dagli aggiornamenti delle foto tessera allegate al badge, le trasformazioni degli sbalzi d’animo si leggono sul volto: qualche occhiaia in più, improvvisi sbalzi di peso secondo il grado di stress raggiunto e una espressione più o meno entusiasta (meno), diciamo pure disperata. Dopo dieci anni di dottorato e un professore che sparisce perché troppo impegnato e innumerevoli cambiamenti di titolo di tesi e varie interpretazioni della passività dell’uomo che passa la sua vita, inerme, davanti al guardiano della legge… forse la depressione è una benedizione talvolta perché splanca il tempo… infatti, è il tempo di iniziare a disegnare fumetti.

In realtà, Tiphanie Rivière aveva già iniziato a disegnare quando ancora non sapeva farlo. In quelle lunghe ore dietro alla scrivania della Segreteria accademica, per sublimare una tesi interminabile, un lavoro poco esaltante, una condizione economica assai precaria, un fidanzato stanco di sentir parlare di Kafka, una famiglia un po’ inquietata dall’infinita epopea degli studi e un futuro molto incerto.

Il primo disegno caricato sul blog è proprio quello dell’alter ego di Tiphanie – Brigitte -, ossia una segretaria sovrappeso, dove il peso rappresenta la pesantezza di questo tempo che ha smesso di scorrere, e Kafka, di attese, ne sa qualcosa.

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Visto il successo riscontrato presso i suoi follower, ‘qualche disegno’ per sdrammatizzare la quotidianità si è trasformato in un progetto di ‘serie’ molto richiesta: il pubblico voleva di saperne di più delle vicessitudini della vera protagonista delle illustrazioni, ossia Jeanne, la tesista e poi dottoranda che rincorre un sogno o che non sa decidersi e che non sa finire una esperienza che la porterà a dieci anni tragicomici in una Parigi popolata da studenti e speculazioni intellettuali complicate, nei sotterranei della Biblioteca Nazionale con le sue regole militari, la moquette che esalta la sua predisposizione a ovattare l’elaborazione teorica. Nel bunker.

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Nella realtà Tiphanie lascerà il suo progetto dottorale per iscriversi a un corso da disegnatrice perché nel frattempo, le edizioni Seuil, che avevano notato il suo blog, l’hanno contatta per proporle di trasformare qualche disegno in una trama che raccontasse della Generazione Y e di un mondo psicologico che si muove secondo ritmi e ombre misteriose.

La lettura di questo fumetto non solo fa ridere autenticamente per l’ironia seria applicata a fatti talmente reali da diventare assurdi, soprattutto si racconta di una Parigi meravigliosa, rumorosa, silenziosa, bianca, colorata, istrionica, ideale, e racconta di quando ‘decidersi’ è necessario per diventare adulti. Forse.

Diario di una dottoranda (appena pubblicato dalla casa editrice Clichy) nasce da una crisi vocazionale, l’unico atto di ribellione irreversibile che scatena la fantasia della creatività!

 

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