de Saint-Exupéry

Il principe del cielo: Antoine de Saint-Exupéry

Antoine de Saint-Exupéry (Lione 1900 – Mar Tirreno 1944) è l’autore del terzo libro più venduto al mondo, Il Piccolo Principe (1943), è stato uno dei pionieri dell’aviazione, un ufficiale maggiore, un veterano della prima guerra mondiale. Sopravvissuto più volte a numerosi e sfortunati incidenti che lo avevano visto protagonista. Pilota coraggioso, uomo di grandi passioni, un eroe romantico. Ciò che lo ha reso straordinario è stata soprattutto la scrittura: «si deve vivere per poter scrivere».

Saint-Exupery con il suo Lockheed P38 Lightning

Saint-Exupery con il suo Lockheed P38 Lightning

A Jacques Bernis, protagonista del Corriere del Sud (1929), l’uomo solitario per eccellenza che trova rifugio nel volo, Saint-Exupéry  chiede:

Che hai imparato più tardi, percorrendo il mondo, Jacques Bernis? L’aereo? Si avanza lentamente scavando un buco nel cristallo  duro. Le città a poco a poco si sostituiscono le une con le altre, bisogna atterrare perché prendano corpo. Ora tu sai che queste ricchezze non che offerte poi cancellate, lavate via dalle ore come il mare. Ma, al ritorno dai tuoi primi viaggi, che uomo pensavi di essere divenuto e perché questo desiderio di confrontarlo con col fantasma di un ragazzino tenero?

– Corriere del Sud (1929)

A 12 anni il suo primo volo. A 26 il suo primo racconto dal titolo L’Aviatore. Il sogno di Saint-Exupéry era di volare, solo a bordo del suo aereo la terra sembrava vuota senza più uomini, osservando dall’alto lo scrittore si sentiva nel pieno delle sue forze. Nel 1935 tentò di percorrere in volo la distanza Parigi – Saigon per battere il record sorvolando sopra il Sahara. Dopo 24 ore dal decollo perse il controllo del suo aereo per un problema con il carburante, atterrò nel deserto libico. Il nulla del deserto li inghiottì notte e giorno. Vennero salvati miracolosamente dopo tre giorni da alcuni beduini che passavano per caso. Tante disavventure anche in seguito in imprese sempre estreme. Anche nel 1938 partendo da New York verso la terra del fuoco, l’aereo sorvolando la Patagonia si schiantò in Guatemala. Saint-Exupéry riportò danni gravissimi, venne considerato poi inadatto al volo per le condizioni di salute – ebbe diverse fratture fra cui la più importante la clavicola che uscì dall’omero proibendogli di fare anche le cose più semplici.

La sua esperienza di pilota e sognatore con tutte le debolezze si fonde con quella di scrittore. Il volo permea tutto, è il vero motore delle storie delle sue opere, anche Il Piccolo Principe in modo cerebrale inizia dalla rottura dell’aeroplano nel deserto del Sahara. I principali romanzi sulle sue intense esperienze in aviazione sono Corriere del Sud (1929), Volo di Notte (1931), Terra degli uomini (1938) e Pilota di guerra (1942). Questi romanzi rispecchiano la sua vita da pilota, trasferiscono l’esperienza di aviazione in Africa, America del sud, Ande e molti altri luoghi. Saint-Exupéry volava per fuggire da una realtà persa nel tempo.

Antoine de Saint-ExupéryRaggiunge la sua espressione letteraria e anche forse personale, nella visione filosofica di vita, più alta in opere come la Terra degli uomini, che diventa un best seller anche negli Stati Uniti, o Lettera a un ostaggio (1943). Quest’ultima venne scritta scritta durante il suo viaggio di auto-esilio negli Stati Uniti, in fuga dalla Francia occupata dai tedeschi, pensando all’amico ebreo Leon Werth, a cui aveva dedicato il racconto misterioso e inafferrabile dell’esplorazione nei mondi interiori dell’uomo II Piccolo Principe scritto proprio in quegli anni. Lettera a un ostaggio nasce dalla preoccupazione per l’esasperarsi dell’intolleranza che la guerra aveva portato con sé. Dietro il filo dei pensieri, si sviluppa una linea che ha per guida l’immagine del sorriso, reso possibile dalla coscienza e dall’impegno a essere in ogni momento quello che si è, per se stessi e per la comunità in cui si è inseriti.

Mi dicevo allora: “L’essenziale da qualche parte, laddove resta ciò di cui è vissuto. E le usanze. E le feste di famiglia. E la casa dei ricordi. L’essenziale è vivere per il ritorno…” . Mi sentivo minacciato nella mia stessa sostanza dalla fragilità dei poli lontani dai quali io dipendevo. Rischiavo di conoscere il vero deserto, e iniziai a comprendere un mistero che mi aveva a lungo intrigato.

– Lettera a un ostaggio (1943)

Bozzetto disegnato da Antoine de Saint-Exupery conservato al Museum of Old Toulouse a Parigi

Bozzetto in acquerello di Antoine de Saint-Exupery conservato al Musée du Vieux Toulouse

“Addio”, disse la volpe. “Ecco il mio segreto. È molto semplice: non si vede bene che col cuore. L’essenziale è invisibile agli occhi“.
“L’essenziale è invisibile agli occhi”, ripeté il piccolo principe, per ricordarselo.
“È il tempo che tu hai perduto per la tua rosa, che ha fatto la tua rosa così importante”.
“È il tempo che ho perduto per la mia rosa…”, sussurrò il piccolo principe per ricordarselo.
“Gli uomini hanno dimenticato questa verità. Ma tu non la devi dimenticare. Tu diventi responsabile per sempre di quello che hai addomesticato. Tu sei responsabile della tua rosa…”.
“Io sono responsabile della mia rosa…”, ripeté il piccolo principe per ricordarselo.

– Il Piccolo Principe (1943)

Antoine de Saint-ExuperyL’amicizia, insieme all’onore forse di stampo da squadriglia aerea, è stato per l’autore un sentimento profondo che si approfondiva durante esperienze estreme come la guerra, alimentato dalla necessità di solidarietà tra gli uomini che non altro che nodi di relazioni. L’amicizia lo realizzava dal punto di vista personale: l’amore significava amicizia per Saint-Exupéry. Con lo scoppio della seconda guerra mondiale, riuscì a farsi arruolare come parzialmente idoneo nel marzo del 1943 in Nord Africa dagli alleati ed effettuò diverse operazioni di ricognizione. Si considerava era un sopravvissuto: i suoi compagni erano scomparsi ed era stanco e deluso, come il suo mondo che ha raccontato e vissuto. Anche il volo era diventato uno strumento di morte, perse l’entusiasmo. Avrebbe servito solo lo sbarco sulla Terra di un Petit Prince proveniente da un altro pianeta per spiegare i valori che dovrebbero legare gli esseri umani. Sarebbero bastate solo forse le ingenue domande di chi della Terra non sa praticamente nulla, un ingenuo punto di vista per arrivare alla conclusione che mentre ci si dibatte per chissà quali averi, mentre le inimicizie sedimentano le guerre di oggi e di domani, “non si vede bene che col cuore” perché “l’essenziale è invisibile agli occhi”.

Fatale il destino a volte, il 31 luglio del 1944 avvenne il suo ultimo volo: decollò con il proprio Lockheed P38 Lightning dalla Corsica con destinazione la regione di Grenoble – Annecy, senza fare più ritorno.  Svanisce nel nulla. Prima di partire Saint-Exupéry lasciò sulla scrivania una lettera: «Sotto la minaccia della guerra, sono più nudo e spoglio che mai. Se verrò abbattuto, non avrò nulla da rimpiangere. Ero nato per essere un giardiniere». Nel 2004 sono stati recuperati i rottami dell’aereo, a sessanta metri di profondità nel golfo di Marsiglia, ma il corpo non è mai stato ritrovato. Le circostanze della sua scomparsa in volo sono in fondo coerenti con con la sua vita. La sua misteriosa scomparsa rappresenta l’unico epilogo possibile.

Combatterò per l’uomo. Contro i suoi nemici. E così anche contro me stesso.

– Lettera al generale X e il senso della guerra (1940)

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