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Infetti, Clickers, Walkers… E noi?

Quando si cerca su Wikipedia la definizione di Tropismo, sotto la sezione Letteratura si trova questa frase “una forza oscura, incosciente che spinge ad agire in un certo modo”.  Nella nostra società quando si allude a questa forza si pensa spesso al successo, alla famiglia, alla felicità personale. Ma quando i punti di riferimento esterni cambiano, diventando più basici, primitivi, qual è l’unico scopo che veramente ci preme?

Nel Giugno 2013 la Naughty Dog, azienda produttrice di videogiochi conosciuta dai più appassionati gamers soprattutto per la trilogia di Uncharted, ma creatrice anche dell’intramontabile saga di Crash Bandicoot, rilascia per Playstation 3 un nuovo titolo: The Last of Us. È l’inizio della fine: internet lo recensisce molto positivamente, tanto che 8/10 diventa il voto più basso che riceve, fino ad arrivare ad essere considerato il “Citizen Kane dei videogiochi” (si tratta di un riferimento a Quarto Potere, pellicola di Orson Wells indicata come punto di svolta per la cinematografia mondiale). Tralasciando la parte grafica, sonora e del gameplay, vorrei focalizzarmi sulla trama di questo videogioco, e sulla profondità con cui questa ed i personaggi vengono caratterizzati.
In un mondo post-apocalittico, colpito vent’anni prima da un virus che ha trasformato le persone in zombie, gli Stati Uniti hanno instaurato una dittatura militare che pone in quarantena i sopravvissuti, difendendo le città dai non-morti e dai razziatori ed uccidendo coloro che sembrano essere infetti. Il protagonista della storia è Joel, un uomo di mezz’età che la vita ha reso insensibile e rassegnato, e che viene reclutato dalle Luci, un’organizzazione illegale che vuole rovesciare questo governo, per accompagnare Ellie, una quattordicenne che potrebbe essere la soluzione a questa pandemia.

TLOU1Letta in questo modo, la trama non si distacca molto da quelle tipiche degli altri zombie movie o videogiochi, ma in The Last of Us
la componente psicologica che marca la difficoltà della sopravvivenza in un mondo post-apocalittico e la crudeltà della “legge del più forte”, sono molto accentuate. Questa fatica quotidiana si evince già dal rapporto tra Joel ed Ellie, nata dopo la diffusione della pandemia: non conoscendo altro presente che quello in cui è vissuta, la ragazza non accetta il disfattismo di Joel che, al contrario, ha perso tutto a causa di questa calamità. Ma la domanda fondamentale che percorre il videogioco è questa: è abbastanza sopravvivere? Naughty Dog riflette su questa tematica, chiedendosi come potrebbe mai l’umanità, abituata ad un certo livello di “civiltà” rispettato grazie a leggi e governi, rispondere ad una completa anarchia dovuta ad una catastrofe naturale. Quanto di questa nostra umanità fa parte di noi stessi e quanto invece ci è imposta attraverso restrizioni e regole? Attraverso il videogioco, sarà Joel a ripensare a questa problematica, trovandosi costretto a compiere delle scelte che non influenzeranno più solamente la propria vita, ma anche quella di Ellie, e soprattutto la sua visione del mondo. Sopra quanto possiamo soprassedere a causa della “legge del più forte”?

Sullo stesso piano si pone la serie tv The Walking Dead che, almeno nelle prime stagioni, ha avuto il pregio di focalizzare la sceneggiatura sull’interazione tra i sopravvissuti all’ondata zombie, più che tra di essi e i non-morti. Abituata ad acqua calda, un tetto sopra la testa, abbondanza di cibo, cosa ne sarà della civiltà? La celebre frase “Homo homini lupus” qui diventa reale, tanto che i protagonisti si ritrovano a dover scegliere fra la propria vita e quella degli altri. Quando le scorte sono scarse, puoi permetterti di salvare degli sconosciuti? Allo stesso modo però, puoi allontanarti da qualcuno che ti chiede pietà e aiuto? Queste domande non hanno risposte semplici, e il comportamento di ciascuno non è prevedibile fino a che non verrà effettivamente posto di fronte a questa scelta.

governor rickIl pregio di questi due lavori è alla fine soprattutto questo, cioè spingere il proprio fruitore a riflettere su se stesso, su come effettivamente si comporterebbe in situazioni del genere. The Last of Us
ci riesce magistralmente, tanto che il giocatore si rispecchia completamente in Joel, tanto che arriva ad accettare, benché ne conosca le conseguenze, la sua decisione finale, in un finale struggente e totalmente inaspettato. Lo stesso per The Walking Dead, in cui ogni puntata ricorda allo spettatore che ad ognuno piace pensare che farebbe la scelta giusta a prescindere dalla gravità di ogni situazione, ma non è affatto così semplice, e le variabili sono innumerevoli. E soprattutto, qual è la scelta giusta?

Piccola nota di fondo: in The Walking Dead il virus che ha trasformato le persone in zombie è stato creato da un laboratorio umano per essere utilizzato come arma chimica, prima di perderne il controllo. Scelta di sceneggiatura non particolarmente originale, ma che comunque rimarca di nuovo la questione su fin dove l’umanità possa spingersi per difendere se stessa da gli altri, prima di ricordarsi che gli altri siamo ancora noi.

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