© Non sei mica il mondo - © L'uomo montagna

La fatica dell’identità: due graphic novel sulla sfida del crescere

Domani (9 febbraio) arrivano in Italia, per la collana “Tipitondi” di Tunué, due graphic novel apparentemente molto diverse tra loro, che raccontano le difficoltà e i disagi della crescita dei loro piccoli protagonisti. Entrambe, però, ci insegnano soprattutto cosa sia la lealtà e che, finalmente, anche i ragazzi vanno presi sul serio.

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Non sei mica il mondo, Raphaël Geffray

Cominciando a sfogliare Non sei mica il mondo ci troviamo un po’ spiazzati. Ed è proprio questo a darci il segnale che, finalmente, l’editoria per ragazzi ha capito a che pubblico può (anche) rivolgersi: anime inquiete e perse nella crescita, spaventate dai cambiamenti che sembrano solo subire, da trattare con la massima serietà.

Oggi i libri per bambini sono oggetti bellissimi. Alcuni sono estremamente complessi, e fanno del libro un oggetto cangiante, da girare, ruotare, costruire, toccare con attenzione. Altri invece sono proprio come i libri vecchi: c’è dentro una storia, e nella storia ci sono i disegni. Cose da fare: leggere e guardare. (Maria Gaia Belli)

Non sei mica il mondo appartiene sicuramente alla prima categoria. Intanto, la tematica e il protagonista (che è un bambino e si chiama Bené) ci dicono che, sì, questo è a tutti gli effetti un libro adatto ai bambini e un pochino ci rassicurano. I disegni, però, il bianco e nero, la mancanza dei contorni, gli occhi grandissimi dei personaggi, fin troppo espressivi, ci fanno l’effetto opposto: ci inquietano e ci mettono sull’attenti, ci dicono che si tratta di una storia da prendere sul serio.

© Non sei mica il mondo, Raphael Geffray

© Non sei mica il mondo, Raphael Geffray

La trama ci è familiare: la scuola e la difficoltà di integrazione e apprendimento di un bambino difficile. Anche se non ne abbiamo avuto esperienza in prima persona, è una situazione in cui riusciamo a scivolare (in apparenza) con  facilità. Il bambino in questione, però, Bené, ci rimane completamente opaco per l’intera durata del racconto: non prende facilmente la parola, non vediamo o leggiamo i suoi pensieri (al contrario degli adulti, che sono tutti molto verbosi), appaiono in superficie solamente le sue azioni − che sono quelle di un bambino isolato e affaticato.

Bené è «difficile»: ha già cambiato diverse scuole, non sa ancora leggere, fa veramente fatica a socializzare e più di una volta è violento verso i suoi compagni. La madre lo passa da un posto all’altro con un misto di rassegnazione e di indifferenza, la preside lo tratta con condiscendenza. Alla Scuola dei Colori, però, incontra la prof. Valentine, a cui invece importa che Bené si metta in pari con gli altri. Importa in un modo un po’ strano: senza compassione, lo sprona a volte quasi con cattiveria, lo scuote e alza la voce. Alla fine, dopo numerose punizioni e rientri pomeridiani, Bené sa contare e leggere, gioca a calcio tranquillamente con i suoi compagni di scuola, mentre Valentine fa telefonate quasi di nascosto al marito, per non rubare tempo al recupero scolastico.

La crescita di Bené non è mai completa: quella sociale ha quasi dello straordinario, ma nel privato della sua stanza il bambino continua a fare degli incubi terribili che invadono la pagina con scarabocchi tentacolati, nella solitudine di un luogo abbandonato si nasconde dietro la maschera che lui stesso ha creato il primo giorno (e che quindi, in realtà, è l’espressione del vero Bené?).

© Non sei mica il mondo, Raphael Geffray

© Non sei mica il mondo, Raphael Geffray

Maschera che mostra, per un attimo appena, proprio a Valentine, la volta in cui tenta di avvicinarsi a lui non come professoressa ma come persona interessata a cosa ci sia dietro quella difficoltà a imparare, e che non veda invece la difficoltà stessa. Valentine, che diventa la massima traditrice. In Non sei mica il mondo si parla di quei tradimenti grossi e affronti inammendabili di quando si è ancora bambini − gli unici che si conoscono, a quell’età. D’altronde, per quanto brava e impegnata, non è Valentine il centro della questione, come le ricordano all’inizio la preside («Non si tratta di te, Valentine») e alla fine Bené («Ma no, non sei mica il mondo») mentre le dona la maschera. Non è lei, è lui. Lui, come tutti i bambini che hanno difficoltà.

Questa è una graphic novel per voi se: non avete paura del fatto che l’infanzia non sia tutta rosa e giochi.

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L’uomo montagna, Séverine Gauthier e Amélie Fléchais

L’uomo montagna è fatto di pastelli. Ci sembra una graphic novel già più adatta ai giovani lettori, con i suoi colori morbidi e le immagini che si trasformano. Appartiene sicuramente alla seconda categoria di storie di cui ci ha parlato Maria Gaia. L’aria di magia che si respira (Amélie ha partecipato anche alla realizzazione de La Canzone del Mare) pensiamo ci possa mettere al sicuro, dopo il reale che ci ha preso a schiaffi in Non sei mica il mondo.  In realtà, anche la crescita del bambino de L’uomo montagna non sarà priva di fatiche e dubbi, che dovrà interiorizzare da solo, poiché è l’unico della sua specie.

Il bambino ha un nonno: insieme hanno viaggiato molto, ma ora, a causa dell’età, il nonno è costretto a interrompere il loro girovagare e annuncia al nipotino che è pronto a compiere il suo ultimo viaggio e lo farà in solitudine. Il bambino, però, che non conosce altro viaggio se non quello condiviso, non vuole abbandonare il suo compagno: decide perciò di partire alla ricerca del vento più forte, perché, soffiando, riesca a spostare il nonno e a farli viaggiare assieme per molto tempo ancora.

© L'uomo montagna, Séverine Gauthier e Amélie Fléchais

© L’uomo montagna, Séverine Gauthier e Amélie Fléchais

Il bambino si allontana quindi da tutto quanto conosce e parte da solo per quest’avventura importantissima: è una vera e propria missione, una quête per la quale il bambino parte equipaggiato solo della propria determinazione. Fortunatamente, lungo la sua strada può contare su alcune nuove conoscenze, che diventano non solamente suoi amici, ma parte integrante della sua crescita. Dovendo spiegare per la prima volta chi è, infatti («Sono un bambino!»), e confrontandosi con creature che hanno delle storie da raccontare e delle domande a cui rispondere, il bambino poggia sempre di più su radici sicure.

Come nella struttura delle fiabe di Propp, queste creature sono degli aiutanti: compaiono sulla strada del bambino per un motivo, per aiutarlo e facilitarlo nel compimento della sua missione. Siamo nell’ambito tradizionale del racconto per bambini, ma l’indagine e l’appropriazione dell’identità diventano un tema centrale e ne fanno un piccolo gioiello di riflessione adatto anche ai più grandi.

© L'uomo montagna, Séverine Gauthier e Amélie Fléchais

© L’uomo montagna, Séverine Gauthier e Amélie Fléchais

 Tra notti solitarie e scalate in compagnia, il bambino arriva finalmente sulla montagna più alta, dove ha la sua sede il vento più forte. L’amicizia con il vento aiuterà il piccolo a tornare a casa e a imparare la lezione più importante di tutte. Non è un racconto facile, nonostante le apparenze. Anche questa è una storia da prendere sul serio.

Questa è una graphic novel per voi se: non avete paura dell’indipendenza e di imparare.

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