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La favolosa storia delle verdure: dimmi chi mangi e ti dirò chi sei

Mi sono imbattuta nel testo che sto per presentarvi mentre ero alla ricerca di qualcosa di completamente diverso. Intenta a scovare una serie di nuovi libri pronti a tenermi compagnia sotto l’ombrellone, una copertina dai colori delicati, raffigurante una bizzarra cartina ha catturato la mia attenzioni. Nel leggere La favolosa storia delle verdure mi sono subito resa conto che non avrei potuto resistere. È stato un acquisto di pancia, in tutti i sensi, e non me ne sono affatto pentita.

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L’autrice, Éveline Bloch-Dano, è una giornalista e scrittrice francese, famosa per molte delle sue biografie di donne come La Signora Proust o George Sand. L’idea di scrivere una biografia delle verdure risponde ad una singolare richiesta di Michel Onfray, fondatore dell’Università popolare del gusto di Argentan, in occasione del banchetto fourierista dell’Accademia. Come scritto dallo stesso Onfray nella prefazione al testo, il progetto nasce dall’intenzione dell’università stessa di – aiutare chi è stato schiacciato dalla brutalità liberale, che gli ha tolto il lavoro, e ritrovare dignità attraverso il reinserimento sociale. E l’orto è un trampolino e un pretesto –.

Certamente anche voi, come me al momento dell’acquisto, vi starete chiedendo: ma come si fa a scrivere una bibliografia sulle verdure? Cosa ci sarà da dire su una carota, un cavolo, una patata che non sia già stato detto e saasfkridetto e soprattutto cosa di così interessante da poterne incentrare un libro intero. E invece quante curiosità, quanta storia e quanta tradizione si nasconde dietro quelle foglie colorate, quei tuberi dolci e quei piatti che tutti hanno sempre messo in un angolo e snobbato come contorno! Ecco allora il piano d’azione da cui prende vita questo testo:

Mostrare il modo in cui un pisello, un fagiolo, un topinambur diventano quello che sono. In altre parole: mostrare che le verdure possiedono un’aura simbolica che va oltre il mero valore calorico o commerciale. Raccontare l’odissea, il destino di una verdura ogni volta unica ma sempre diversa, una variazione sullo Stesso e sull’Altro.

Ogni verdura descrive due storie, afferma l’autrice: la grande storia e la storia piccola, relativa ai ricordi di qualcuno. E pensateci bene, quanto c’è di vero in questa affermazione? Ognuno porta con sé il ricordo di un determinato profumo d’infanzia, il mio ad esempio è quello della menta, o del basilico. O ancora, tutti certamente associamo determinati sapori ad alcuni momenti particolari della nostra infanzia o al ricordo affettuoso di un piatto tipico della nonna. Quanti fuorisede sognano una bella parmigiana o nei momenti di nostalgia sentono il profumo del sugo con il pomodoro fresco della mamma? Ecco allora la risposta alla domanda:

Cosa anima la persona che cucina? Ritrovare il gusto e il sapore delle opere spensierate dell’infanzia, quando si ignora che un giorno moriremo, che trasformano ogni occasione in un pranzo di primavera.

Oltre alla sua particolarità per eccellenza, quella appunto del raccontare la vita delle verdure, se così possiamo dire, questo libro ne ha un’altra, legata alla sua struttura. La storia di ogni “personaggio” viene introdotta da una https://goo.gl/piHCNxdescrizione di un quadro che lo rappresenta o di un passo di un romanzo o poesia che gli è stata dedicata. Ogni verdura ha la sua degna introduzione, quasi a voler ricordare che ognuna di queste protagoniste ha avuto ed ha un proprio ruolo non solo sulle nostre tavole, ma anche e soprattutto nella nostra cultura letteraria e artistica, sono parte fondante di una identità culturale. L’autrice porta il lettore a riflettere su quelle che sono le conseguenze di una cultura globalizzata, di una modificazione del nostro modo di intendere e vivere gli spazi: la chimica ha modificato i fattori, e non è un caso se la nostra cultura, la cultura della velocità, del rendimento e del consumo mira a produrre più rapidamente verdure più grosse, perfette e controllate, pomodori più rossi e insalate più verdi o indivia più grande di quelli che esistono in natura. La cultura si impone sulla natura.

Vengono ripercorse le tappe evolutive di ognuna delle verdure presentate. Dall’etimologia al termine attuale, dalla terra di origine, a volte completamente diversa da quella che crediamo di conoscere (sapevate ad esempio che i cavoletti di Bruxelles in realtà sono nati in Italia?) a quella in cui oggi ognuna di esse è prevalentemente coltivata. Vengono ricostruite, attraverso i secoli, le storie dei singoli paesi, Spagna, Francia, Italia, America. Grazie ad un’analisi dell’evoluzione delle ricette in cucina si ripercorrono le tappe dell’evoluzione di ognuna di queste culture e dietro ogni verdura c’è una storia che è insieme quella di uno o più popoli tra loro legati e di tante famiglie che quella storia l’hanno vissuta e resa possibile.

Una vera e propria analisi culturale, sociologica ed antropologica che, attraverso lo studio di verdure e ortaggi, dai più comuni cavolo, zucca, pisello, ai meno conosciuti topinambur o pastinaca, dei loro spostamenti nel mondo, delle diverse ricette ad esse legate e dei modi di dire ad essi ispirati, ripercorre tutte le fasi dello sviluppo di civiltà diverse, studiandone i rapporti dal Medioevo, e forse anche prima, ad oggi.

Immagini: https://goo.gl/4oKUVu, https://goo.gl/yEUu7w, https://goo.gl/piHCNx, https://goo.gl/brDJm4

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