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La straordinaria fortuna – multimediale – del Don Chisciotte de la Mancha

Alcuni personaggi, nel corso della letteratura, sono diventati così potenti da scardinarsi dalle macchie disordinate della carta stampata per diventare qualcosa di totalmente nuovo e indipendente.

Alcuni personaggi prendono vita, si sviluppano al di fuori della gabbia dell’ideazione originaria, quasi sfuggendo le briglie imposte dal primo creatore, si espandono in campi e lingue sconosciute, di fatto reinventando se stessi, contestualizzandosi nuovamente a nuove realtà.

È con questo meccanismo parodico (nel senso più antico del termine) che l’Ulisse di Joyce – Leopold Bloom – comincia la sua odissea andando a comprare un rognone, e allo stesso modo l’Alice di Lewis Caroll, diventerà l’oggetto di trasposizioni teatrali, cinematografiche e musicali. Personaggi che vanno a confluire in quel grande e disomogeneo calderone che è la cultura occidentale. Chi può dire di non conoscere il Faust? Il Dongiovanni? I cavalieri della tavola rotonda o il prode Orlando? Persino i personaggi storici non sono immuni a questa trasformazione: Cleopatra (la stupenda interpretazione di Elizabeth Taylor nell’omonimo film), i Borgia (The Borgias, la serie televisiva canadese di Neil Jordan), Virgilio (che ha il ruolo di accompagnatore nell’Inferno dantesco), sono solo alcuni degli esempi.

Oggi parleremo di quello che è considerato il primo romanzo moderno, El ingenioso hidalgo don Quijote de la Mancha di Cervantes, e del suo straordinario successo attraverso i secoli.

Il Don Chisciotte incarna l’eroe ribelle, il bisogno di utopia, il grandioso grido di libertà, in un periodo storico dove l’oscurantismo e l’inquisizione soffocano la Spagna. E durante i secoli ha rappresentato la lotta contro l’oppressione e la tirannia e per questo è stato rielaborato e ricontestualizzato, nella sua totalità o in una sua parte. Per dirlo con le parole di Pino Cacucci:

Non è casuale che quasi nessuno ricordi il finale dell’opera: ci piace rammentare la battaglia del protagonista contro i mulini a vento, per esempio, mentre non ha lasciato nessuna traccia nella tradizione popolare il suo tardivo ritorno alla ragionevolezza.

Cominciamo col dire che il romanzo della vecchiaia – come lo definisce felicemente Tabucchi – ha subito un immediato successo. Al punto che già nel 1614, mentre Cervantes sta scrivendo con qualche incertezza il secondo volume, Alonso Fernández de Avellaneda – pseudonimo di uno scrittore ancora oggi ignoto – lo precede pubblicando il Segundo tomo del ingenioso hidalgo Don Chisciotte de la Mancha. L’opera è talmente ben curata che mostra una profonda comprensione dei personaggi, tanto da compiacere, dopo la manifesta ira, lo stesso Cervantes per la qualità dell’imitazione.

Monumento a Cervantes, Plaza de España, Madrid, progettato dagli architetti Rafael Martínez Zapatero e Pedro Muguruza e dallo scultore Lorenzo Coullaut Valera. Il monumento fu in gran parte realizzato tra il 1925 e il 1930 e venne portato a termine tra il 1956 e 1957 da Federico Coullaut-Valera Mendigutia, figlio dello scultore che aveva ideato l'opera.

Monumento a Cervantes, Plaza de España, Madrid, progettato dagli architetti Rafael Martínez Zapatero e Pedro Muguruza e dallo scultore Lorenzo Coullaut Valera. Il monumento fu in gran parte realizzato tra il 1925 e il 1930 e venne portato a termine tra il 1956 e 1957 da Federico Coullaut-Valera Mendigutia, figlio dello scultore che aveva ideato l’opera.

Nel 1752 è pubblicata l’opera della scozzese Charlotte Lennox, The Female Quixote or the adventures of Arabella. Con la scrittrice assistiamo ad un’operazione di parodying del Don Chisciotte: la vicenda è trasposta in abiti femminili, dove la giovane protagonista Arabella è portata dal padre vedovo in un remoto castello inglese, nel quale ha il contatto coi i romanzi cavallereschi francesi, che ritiene storicamente accurati al punto da desiderare di vivere le stesse vicende. E non è possibile dimenticare Giovanni Meli e il suo Don Chisciotti e Sanciu Panza (1785-86), poemetto eroicomico in dialetto siciliano nel quale il Meli mette in contrasto i «deliri» (intesi come ideali sociali e riformisti) del Don Chisciotte, con la «saggezza» di un Sancio conscio del suo proprio significato, ovvero della ricerca del proprio benessere e di una vita serena.

Don Chisciotte rappresenta gli ultimi, gli invincibili perché hanno già perso tutto, chi si sente giovane nello spirito pur non essendolo più nel fisico; ed ecco che nascono poesie come Il cavaliere dell’eterna gioventù di Nazim Hikmet, poeta turco (poi naturalizzato polacco) della prima metà del Novecento, che vede nella follia del cavaliere il lato più passionale della sua umanità, o come il Don Chisciotte di Rodari che ne elogia la tenacità e la capacità di rialzarsi per difendere una giusta causa.

Ma è nella musica che il successo di Don Chisciotte diventa, se possibile, ancora più planetario: Don Quixote di Strauss (1898), il balletto omonimo di Ludwig Minkus (1869) e la commedia eroica in cinque atti di Jules Massenet (su libretto di Henri Cain, 1910) sono solo alcune delle moltissime opere; a volerle citare tutte non basterebbe lo spazio di questa pagina e sarebbe comunque lavoro incompleto. don-qBasti dunque sapere che a inizio Novecento fioccano opere liriche e balletti basati su Don Chisciotte, e allo stesso tempo anche il cinema comincia a prenderlo come soggetto: la prima rappresentazione cinematografica della quale abbiamo notizia, ma di cui non si sono conservate immagini, è la breve produzione del francese Gaumont nel 1898.
Anche Orson Welles cominciò a lavorare a un adattamento del Quijote nel 1955, ma abbandonò il progetto (tuttavia quelle immagini sono state montate da Jesús Franco in occasione del Festival di Cannes del 1992, e sono oggi facilmente reperibili su youtube).

Tra i musical spicca – per qualità – la produzione di Broadway, Man of la Mancha (1965), con libretto di Dale Wasserman, versi di Joe Darion e colonna sonora di Mitch Leigh. Il musical è stato rappresentato in tutto il mondo, e il brano principale The impossible dream (the quest) è diventato famosissimo.

Del musical abbiamo nel 1972 un adattamento cinematografico diretto da Arthur Hiller e interpretato da Sophia Loren (Dulcinea) e Peter O’Toole (Don Chisciotte).

Nessun genere sembra essere indifferente all’influenza di questo eroe, nessuna lingua rimane muta: persino in Cina nel 2010 compare la pellicola 3D  – Tang Ji Je De.

Anche in campo videoludico Don Chisciotte fa la sua comparsa: Super Don Quix-ote (1984) combina animazione ad un cavaliere rivisitato in chiave «anime».

Ma sono gli Easter Eggs – ovvero i contenuti innocui che i progettisti di software inseriscono per compiere delle vere e proprie citazioni, – a rappresentare gli omaggi più grandi: da Skyrim dove ci si imbatte in un combattimento contro un gigante vicino a un mulino a vento, a World of Warcraft dove una quest ricalca fedelmente la trama del Quijote.

Insomma il successo del Don Chisciotte ha ormai valicato ogni possibile confine, si è contaminato ed evoluto, è diventato continua rappresentazione di se stesso.

La lingua non è un limite, il mezzo di diffusione è superfluo. Rimane in fin dei conti solo il «figliolo stento, sparuto, strambo, sempre con dei pensieri nuovi e che a nessun altro sarebbero venuti in mente» che il «padre» Cervantes ha amato con tutto il cuore, ormai topos letterario e base fertile di quella chimera dalle molteplici forme che è la cultura occidentale.
Lasciamoci dunque così, con la poesia di Nazim Hikmet:

Il cavaliere dell’eterna gioventù
seguì, verso la cinquantina,
la legge che batteva nel suo cuore.
Partì un bel mattino di luglio
per conquistare, il bello, il vero, il giusto.
Davanti a lui c’era il mondo
con i suoi giganti assurdi e abbietti
sotto di lui Ronzinante
triste ed eroico.
Lo so quando si è presi da questa passione
e il cuore ha un peso rispettabile
non c’è niente da fare, Don Chisciotte,
niente da fare
è necessario battersi
contro i mulini a vento.
Hai ragione tu, Dulcinea
é la donna più bella del mondo
certo
bisognava gridarlo in faccia
ai bottegai
certo
dovevano buttartisi addosso
e coprirti di botte
ma tu sei il cavaliere invincibile degli assetati
tu continuerai a vivere come una fiamma
nel tuo pesante guscio di ferro
e Dulcinea
sarà ogni giorno più bella.


Bibliografia:

Miguel de Cervantes, Don Chisciotte della Mancia, Bergamo, Rizzoli, 2009-Intervista di Paolo Perazzolo a Pino Cacucci: qui!
A proposito di Tabucchi
A proposito di Nazim Hikmet

Altri documenti visionabili:
Man of la Mancha
The impossible dream (1972)
Dulcinea – versione Josh Groban (2015)
Super don quix-ote
Il cavaliere dell’eterna gioventù – Nazim Hikmet, lettura di Francesco Forlani.

*Immagine di copertina: Don Chisciotte e Ronzinante di Honoré Daumier

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