https://goo.gl/NxdWWC

Alessandro Baronciani: l’amore secondo il metodo Munari

Il 14 settembre, edito dalla casa editrice Bao, ha fatto finalmente la sua comparsa sugli scaffali delle librerie la ristampa di un fumetto tanto atteso: Le ragazze nello studio di Munari di Alessandro Baronciani.  Noi di Tropismi eravamo tra quei molti che lo stavano aspettando con ansia e ora ve lo raccontiamo.

Fumettista, illustratore, art designer e decoratore che vi abbiamo già presentato in un bellissimo articolo della nostra Francesca: Ale Baronciani ha fatto un libro che sparirà. Alessandro Baronciani, nato a Pesaro ma ormai adottato milanese, racconta una storia che si legge tutta d’un fiato: Fabio, collezionista e amante di libri usati, è un tipo che “spera di trovare l’ahttps://goo.gl/xsNVmtmore nella quantità” e, fatto certamente particolare, “nei capelli delle ragazze”.

Un breve prologo ci presenta velocemente queste ragazze nello studio di Munari: Sonia, Chiara e Fedra, e già da queste prime ci rendiamo conto della particolarità di questo lavoro. Non solo una storia raccontata attraverso i disegni, ma anche e soprattutto un progetto, un’esperienza visiva e descrittiva. Si inizia con una Milano immersa nella nebbia, una nebbia che sembra quasi di poter toccare grazie all’uso di una serie di tavole realizzate in carta da lucido.

Distintiva e anche la scelta del metodo narrativo: una sorta di stream of consciousness che mette a nudo i pensieri del protagonista così come affiorano nella sua testa: “se ve lo state chiedendo sì, state leggendo quello che penso”. È in questo modo che veniamo condotti all’interno della narrazione, una storia raccontata grazie al riaffiorare dei ricordi, con una serie di salti temporali e spaziali. Ora siamo con il protagonista, nella sua casa/libreria mentre sta scrivendo questa storia, e l’attimo dopo ci spostiamo a Bologna, o a Ravenna, e siamo ad alcuni anni o mesi prima.

Ma vi starete chiedendo, e non avete tutti i torti, cosa c’entra Munari con tutto questo. Tanto per cominciare Fabio, oltre che amante di libri usati, è anche un grande appassionato di arte, cinema e appunto di Munari.

Questa è forse la dedica più preziosa. Almeno per me. È di Bruno Munari. Una frase di Munari che mi ha sempre colpito è: chi non muta è destinato a morire, o, peggio, a invecchiare”.

Ed ecco scoperto anche il problema che affligge il giovane protagonista: la voglia di cambiare, la paura di farlo e l’incapacità di affrontare l’amore con le sue implicazioni e conseguenze. Ma l’impronta di Munari è forte in questa storia e non si limite ad una dedica o al ricordo di una sua citazione. Fabio conosce e adatta il metodo del grande design e pedagogista italiano alla propria visione dell’amore. Ed ecco, allora, che il metodo Munari si separa dal suo contesto di partenza per essere applicato ad un altro, completamente diverso.

Munari utilizzava questo schema per la progettazione nelle lezioni di design, ma penso possa essere perfetto per qualsiasi altra disciplina. Lui stesso ne dava un esempio nel suo libro con un piatto di riso. Io la applico alle ragazze.

image2 (3)

Ma non finisce qui. Bruno Munari ha rivoluzionato il modo di pensare, realizzare e insegnare l’arte, e questo fumetto, a suo modo, gli rende giustizia. Non una semplice storia da leggere e sfogliare, ma quasi un oggetto, un’opera da sperimentare e toccare. L’uso dei fogli di carta lucida, le pagine colorate, il biglietto di Chiara. Il lettore si immerge e letteralmente “tocca con mano” i tasselli compongono la storia di Fabio.

Una storia dopotutto semplice e anche piuttosto comune, chi non si è mai ritrovato a vivere le stesse paure di Fabio? Ma resa speciale dalla possibilità di sperimentare i pensieri del protagonista, entrare nel suo mondo e percorrere insieme a lui le tappe a ritroso che segnano la sua storia e quella delle ragazze nello studio di Munari.

Photo Credit: https://goo.gl/NxdWWC, https://goo.gl/xsNVmt, https://goo.gl/eFGD89

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *