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#Lanternesonore in GRECIA

Dai tempi di Talete e Pitagora i greci hanno rappresentato la chiave di volta per lo sviluppo della forma mentis occidentale, le prime intuizioni che hanno rappresentato per millenni la proporzione aura del conoscere. Hanno definito la musica, le divisioni in ottave, i rapporti armonici, le scale, hanno immaginato che la musica permeasse il cosmo con armonie impercettibili.

R-1545870-1227435667.jpegÈ quasi impossibile rientrare in quel mondo dimenticato se non tramite suggestione, pochissimi e frammentati papiri di opere musicali antiche sono stati ritrovati, l’impegno del monaco spagnolo Gregorio Paniagua Rodriguez e del suo ensamble Atrium Musicae de Madrid li riportò in vita alla fine degli anni ’70 con Musique de la Grece Antique (1978, Harmonia Mundi) per la cui registrazione furono anche ricostruiti quegli strumenti che solo le raffigurazioni su vasi e bassorilievi possono descrivere. L’immaginazione degli esecutori ha rivestito con nuovi colori tutte le lacune dandoci la possibilità di sbirciare in un ambiente sonoro seducente perchè velato da un mistero che il tempo ha irrimediabilmente divorato.

JGUYb9GLa Grecia è logos e eros, e la sua storia di musica tradizionale lo rappresenta. Il rebetiko, la musica greca popolare nata dopo il crollo dell’impero ottomano, è la voce dei poveri, degli emarginati, dei violenti, dei banditi, dei prigionieri di quel periodo di sradicamento e ricostruzione. Tra fumi di hashish e liquori forti baffuti suonatori armati fino ai denti strappavano ai bouzuki i lamenti che animavano le bettole e i luoghi di ritrovo delle baraccopoli. Nel suo periodo d’oro, quello in cui il generale e primo ministro Metaxas la rese illegale, la voce roca e rabbiosa, lo stile unico di Markos Vamvakaris ne fece un canone che ha portato per vie traverse e imponderabili a Misirlou, la canzone rebetika che una chitarra surf americana trasformò nell’opening di Pulp Fiction.

R-381201-1163025332.jpegLa musica cambia, quella popolare si fa pop occidentale, i canoni cominciano a uniformarsi ma attraverso sperimentazioni tra linguaggi senza precedenti. Un caso musicale è 666, The Apocalypse of John 13/18 (1971, Vertigo), il primo e unico album della band greca Aphrodite’s Child espatrita per raggiungere la fertile Londra ma bloccata a Parigi. Capeggiata da Evangelos Odysseas Papathanassiou, o Vangelis, l’album è un unicum per la ricchezza del suo caleidoscopio sonoro, il tema dell’Apocalisse si allaccia a cronache contemporanee con un piglio ironico ed epico insieme tra galoppate elettriche, eteree rarefazioni da cima del monte Olimpo e orgasmi da baccanale.

a2167030641_16Nel mondo della sperimentazione si situa il tentativo musical-sociale di SHXME, una piattaforma no profit di base cretese che si propone come un catalizzatore musicale per raccolte fondi da distribuire nell’eventualità di cause per discriminazione. Al di là dell’aspetto sociale l’album di debutto raccoglie grandi capacità musicali con una decina di artisti spinti ad addentrarsi al di là dell’usuale, il risultato è un viaggio in menti e approcci elettroacustici vari e differenti che partono da una base concettuale comune per poi svariare liberamente nelle direzioni più impensabili.

a3318821639_16-1Altri contenitori sono le etichette discografiche indipendenti che riuniscono artisti differenti per fini comuni, in questo caso danza e chill out. Shango Records dalla prolifica Salonicco e Autumn Theory Records propongono sfaccettature ritmiche non allineate, la prima spostando il sestante verso zone quali l’Africa e l’America Latina, la seconda muovendosi su coordinate più minimali e dalle venature hip-hop. Perfetti mix per il relax.

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