siamesi

Le siamesi – Se la vita è un gioco

A un anno dall’uscita di Kamasutra Kevin, Alessandro Berselli ritorna in libreria con un nuovo romanzo intitolato Le siamesi, edito da Elliot Edizioni. Se nel romanzo precedente, veniva raccontata con ironia la vita di un diciassettenne vergine, ne Le siamesi la trama si tinge di noir attraverso una «scrittura colma di fascino e malia, ammantata di lucida ombra e furia iconoclasta», come l’ha definita Matteo Strukul sulla quarta di copertina.

Il romanzo è ambientato a Milano, la Milano lussuosa piena di luci e locali, e la storia si svolge nell’arco di un fine settimana. La protagonista è Ludovica, studentessa universitaria iscritta in Psicologia e di famiglia benestante. «Loft open space arredato in stile minimale. Poltrone avanguardistiche, tavoli in cristallo temperato, improbabili oggetti di design industriale. L’intera parete vista Duomo è occupata da un gigantesco monitor che diffonde, a volume zero, ologrammi, caleidoscopi e lettere». Tutto comincia a un vernissage in cui Ludovica ha il compito di intrattenere gli ospitile-siamesi-copertina per fare un favore alla compagna del padre con la quale non va per niente d’accordo. La noia, stimolata dal contesto e dagli ospiti, viene meno quando Ludovica incontra Emanuele, un ragazzo che si occupa di produzioni video. È l’unica persona con cui Ludovica parla quel pomeriggio, facendo anche dei discorsi sensati e citando Freud. Alla fine, come da copione, i due si scambiano il numero di cellulare.

Quando la narrazione si sposta dal centro di Milano a casa di Ludovica, si percepisce immediatamente che l’atmosfera familiare è intrisa di tensione. Che Ludovica non vada d’accordo con la matrigna si comprende fin dalle prime pagine, ma anche con il padre, noto avvocato, la situazione non si può definire pacifica. Non si tratta soltanto di conflitto generazionale, il solito rapporto che vede figli da una parte e genitori dall’altra, ma anche di episodi passati che riaffiorano a poco a poco. L’unico membro della famiglia con cui Ludovica ha un buon rapporto è il fratello che, però, rimane sempre un po’ in disparte. I riflettori sono tutti puntati su Ludovica, un personaggio che sembra forte e menefreghista, la tipica persona che non dice mai di no. E, infatti, quando arriva il messaggio di Emanuele «Situazione intrigante con persone che vorrei farti conoscere domani sera. […] Ti va di venire?», Ludovica accetta.

Odio il sabato, la celebrazione del sacro weekend. Cinque giorni in apnea, studio, lavoro o quel che è, e altri due per legittimare il tuo ruolo sociale come rappresentante dell’homo ludens. Shopping, aperitivo, locale di tendenza.

Fin qui, tutto sembra andare per il verso giusto. Le cose prendono una piega differente quando Ludovica – all’appuntamento con Emanuele – rincontra Laura, la sua migliore amica d’infanzia che non vedeva da ben due anni.  I ricordi cominciano a riaffiorare attraverso dei brevissimi flashback e quella sicurezza di sé che sembrava caratterizzare la protagonista comincia a tentennare.

Flashback numero uno. Infanzia.
Laura, voglio essere la tua migliore amica siamese per sempre.
Ludovica, anch’io voglio essere la tua migliore amica siamese per sempre.

Il rapporto tra le due si è ovviamente incrinato, anche se dagli scambi di battute e i ricordi di Ludovica, si capisce perfettamente che il sentimento che le legava era qualcosa di molto forte, qualcosa che solo la morte poteva scalfire. Ed è proprio la morte che comincia a farsi spazio tra Ludovica, Laura, Emanuele e gli altri seduti al tavolo del locale milanese. La morte come pensiero, la morte come tema di discussione, la morte nel passato e nel futuro, la morte adesso.

L’idea di morire ti mette di fronte a un sacco di cose, ti obbliga a riflettere e a riconsiderare la tua esistenza da una prospettiva divergente. La vita, le persone con le quali abbiamo avuto a che fare. Che segno si è lasciato? Si ricorderanno di te oppure ti dimenticheranno? La tua tomba piena di fiori che appassiscono senza che nessuno si preoccupi di venirli a cambiare. La tua camera convertita nella stanza degli ospiti. I tuoi oggetti buttati in qualche cantina a raccogliere polvere, tempo e umidità.

Alessandro Berselli ha riferito in un’intervista a Repubblica Bologna che «Le siamesi non è un noir convenzionale», ma è pieno di colpi di scena e di spunti di riflessione. La scrittura non è prolissa, eppure tra capitoli brevi e frasi concise l’autore riesce a riempire le pagine di adrenalina e tensione, e cattura il lettore attraverso l’amicizia maledetta di Laura e Ludovica che – a distanza di anni – devono ancora fare i conti con il proprio passato. La storia racconta il disagio esistenziale causato dalla superficialità e dalla non accettazione delle proprie colpe e tutto questo spinge Ludovica, trascinata dagli altri, a giocare mettendo sul piatto la sua stessa vita. Le siamesi è un noir che fa male, taglia e non ricuce nulla, dipinge il vuoto esistenziale di una generazione che – in modo presuntuoso – crede di sapere cosa sia la vita.

Imputarsi delle colpe per qualcosa che è successo è una normale reazione che ci permette di contenere le nostre pulsioni distruttive. Prendiamo coscienza delle sofferenze che causiamo agli altri relative a eventi che decidiamo di volerci attribuire. Le riconosciamo e attiviamo un processo emotivo con funzione autoterapeutica. Mettiamo in guardia noi stessi sul fatto che abbiamo oltrepassato un limite. Segnaliamo un disagio per avere infranto il nostro concetto di morale.

Caldamente consigliato.

Le immagini sono state prese dal sito dell’autore.

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