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L’ultimo saluto a “Girls”

GIRLS episode 27 (season 3, episode 7): Zosia Mamet, Jemima Kirke, Lena Dunham, Allison Williams. photo: Mark Schafer

GIRLS (season 3, ep. 7): da sinistra Zosia Mamet, Jemima Kirke, Lena Dunham e Allison Williams. Ph: Mark Schafer

L’ultima puntata (la 62esima) di “Girls”, la final season “Latching” dopo sei gloriose e splendide stagioni è stata trasmessa il 16 aprile sull’emittente televisiva statunitense  HBO. La regista dell’ultima puntata è stata Jenni Konner, una dei produttori esecutivi della serie – insieme a Lena Dunham e Judd Apatow. Le vicende newyorchesi di Hannah – aspirante scrittrice interpretata dall’ideatrice e sceneggiatrice della serie Lena Dunham -, Marnie, Jessa e Shoshanna ci mancheranno (a me sicuramente! sic!). C’è chi ha definito l’amicizia fra le quattro oscillante e precaria così come le loro vite, per me invece il loro rapporto è così vero, anche iperrealistico: hanno litigato, si sono fatte del male, hanno fatto pace, sono cresciute con il loro rapporto. Nessuna relazione è perfetta, non esiste nella vita reale il rapporto idilliaco di amicizia alla “Sex and the City”!

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Sono state un inno del girl power, sprigionato nella dura lotta della sopravvivenza crescendo e vivendo nella società contemporanea l’amicizia, il rapporto con la sfera sessuale, i rapporti sentimentali, quelli con i genitori, il rapporto con il proprio corpo, con le prime esperienze lavorative, le delusioni, le contraddizioni interne ed esterne ma soprattutto il rapporto con se stesse. Ross Douthat per il New York Times ha scritto (A Requiem for ‘Girls’, 19 Aprile): «“Girls” was a show in which any kind of confident male authority or presence was simply gone». Gli attori maschili del cast sono pochi (Adam, quello che sembrava l’amore di Hannah ma alla fine finisce con Jessa, Elijah ex fidanzato di Hannah rivelatosi gay e Ray prima ragazzo di Shoshanna poi di Marnie), il rapporto con i padri (figura parentale che si manifesta raramente, solo il padre di Hannah compare) poco chiaro ma sicuramente fondamentale, nessun rapporto stabile o duraturo sembra sopravvivere, ma tutto quadra nella mente di Lena Dunham. Sono le “Girls” nel fulcro della storia.

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L’innocente Shoshanna

L’ultima puntata è spiazzante. Hannah si è trasferita nella valle dell’Hudson, a nord di New York, con il figlio neonato Grover (come voleva papà Paul-Louis) e Marnie che, in una versione migliore e redenta di sé stessa, si è trasferita dalla sua migliore amica per aiutarla a crescere il bambino. Nelle ultime puntate tutto cambia, il tempo della narrazione, i rapporti delle quattro amiche che sembrano dirsi addio cieche per il loro egoismo, ma non sono mai stata convinta degli sviluppi assoluti.

Davvero è stata una serie, quella di “Girls”, così ben scritta e diretta con attenzione che una parte dell’audience ha perso la capacità di distinguere la trama dalla vita reale.

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Proprio nel terzo sconcertante ma altrettanto geniale e spiazzante episodio dell’ultima stagione “American Bitch”  Hannah viene inviata a casa di Chuck Palmer (interpretato dalla special guest Matthew Rhys), famoso scrittore multipremiato che la riceve dopo aver letto un articolo scritto da lei con delle accuse di costringere delle studentesse del college a venire a letto con lui. tumblr_om3ckklwlS1qkt4n6o3_540Hannah convinta che lui voglia darle delle spiegazioni e ferma nelle sue convinzioni, si imbatte in una conversazione in cui si rivelano da una parte le carenze nelle interazioni con le donne, la non consapevolezza del fatto che ci sia uno squilibrio di potere tra uno scrittore affermato e delle ragazze del college – così come fa notare Hannah -, dall’altra  l’errore giornalistico di Hannah che ha recuperato le risorse da alcuni post di blog Tumblr. tumblr_om3ckklwlS1qkt4n6o2_540

I due iniziano a condividere le proprie preferenze letterarie, trovandosi anche in sintonia, e a percepire le insicurezze dell’interlucotore.  Quando Hannah si scusa alla fine per aver scritto l’articolo, Chuck l’ha talmente manipolata che riesce a farle afferrare il suo pene. Solo questo. Hannah solo in quel momento capisce chi è realmente, ma resta anche poco dopo per ascoltare la figlia di Chuck che suona il flauto tentando di far finta di nulla. Qualche minuto e se ne va umiliata e indignata. Aldilà della rappresentazione iperrealistica ma che è sempre di una risposta emotiva – di Hannah in questo caso – come persona e individuo, quante volte una giovane donna si è sentita così in relazione con un uomo più grande in cui il potere del rapporto è distribuito in modo squilibrato? Sarebbe lo stesso fra due donne o due uomini con differenza di età?

Hannah è davvero  con quella sua stessa definizione la “voce di una generazione”? Quella delle donne millennials forse. Si fa fatica a volte a capire la differenza tra Hannah e Lena Dunham, che oggi ha raggiunto molta fama da quando esordì come regista e attrice nel 2010 con “Tiny Furniture” una comedy-drama scritta da lei stessa, che le valse il premio per Best First Screenplay agli Independent Spirit Awards.

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Lena Dunham riesce a rappresentare in modo crudo che cosa vive una giovane donna tra i 23 e i 28 anni nel caos di questo mondo. Con la fine dell’università si viene catapultati nel mondo dei quasi adulti ma non troppo, tra ricerca di stage, lavori, provare ad autorealizzarsi, provare a mantenere una relazione affettiva stabile, cercare di coltivare le amicizie che sono sopravvissute al peggio, e chi più ne ha più ne metta!

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“Girls” è riuscito sempre ad essere differente rispetto ad altre serie al femminile, riuscendo ad affrontare temi scomodi: il corpo e la sua nudità, i canoni estetici odierni (penso che sia non conteggiabile il numero di volte che abbiamo visto Hannah nuda), l’accettazione di sé, la sessualità rappresentata in modo realistico (non tutto funziona sempre e bene), non tutto ha un lieto fine, la risposta alle aspettative personali o degli altri,  le incoerenze, le fissazioni, le patologie psichiche, le imperfezioni, fare del proprio meglio o credere di farlo.

episode-43-1024Nella serie la felicità genuina sembra di passaggio, una rara emozione cha passa e va. Nell’ultima puntata la madre di Hannah, Loreen (che non sembra essersi ripresa dal divorzio con il marito che intanto dichiaratosi gay vive con l’amore della sua vita), le fa visita:

Hannah: I don’t understand why you’re yelling at me when I’m in emotional pain!
Loreen: Yeah, well you know who else is in emotional pain?
Hannah: Who?
Loreen: Fucking everyone! For their whole lives!

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La maternità è affrontata da Hannah con impegno e responsabilità, nonostante le sue insicurezze, o almeno cerca di impegnarsi come meglio può. Hannah esclama alla madre sempre nell’ultimo episodio: «Don’t you get it? I don’t want him to turn out fine. I want him to turn out better than fine. He’s so beautiful. He’s so much more beautiful than me». Messa sicuramente alla prova (è forse la prova più grande di tutte) impanicata dal fatto che suo figlio non voglia essere allattato, che la odi addirittura, ma sa che ci sarà sempre per suo figlio.  Forse delle quattro girls, solo Hannah sarebbe stata capace di un tale gesto e allo stesso tempo ci stupisce. L’audience ha passato 6 anni a chiedersi se Hannah fosse il personaggio più forte e coraggioso o quello più debole (ad esempio l’abbiamo vista cadere con i suoi disturbi passivi-compulsivi) e se fosse buona o cattiva. Ma davvero la vita non è fatta di assoluti, tutto quello che si prova vedendo ogni singola puntata di questa serie è reale, tutte le emozioni sembrano così familiari. Qui non si tratta solo di identificazione. “Girls” riesce anche a  prendersi in giro quando le protagoniste cercano di spiegare il modo in cui vedono se stesse o le altre donne. ddd-26

E così l’ultima puntata termina con le note di Fast Car di Tracy Chapman,

You got a fast car
I got a job that pays all our bills
You stay out drinking late at the bar
See more of your friends than you do of your kids
I’d always hoped for better
Thought maybe together you and me find it
I got no plans I ain’t going nowhere
So take your fast car and keep on driving

So remember when we were driving driving in your car
Speed so fast I felt like I was drunk
City lights lay out before us
And your arm felt nice wrapped ‘round my shoulder
And I had a feeling that I belonged
I had a feeling I could be someone, be someone, be someone

You got a fast car
Is it fast enough so you can fly away?
You gotta make a decision
Leave tonight or live and die this way

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