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Perché la Proposta Zampa non è la soluzione a tutti i mali

Le librerie indipendenti non se la passano granché bene, lo sappiamo ormai da un pezzo.

Sappiamo anche quali siano le cause di questa difficoltà: il dominio della grande distribuzione e quello delle librerie di catena, il commercio su internet e, da un po’ di tempo, la nuova realtà digitale. Ma sono tutte cause indirette: la causa diretta siamo noi, dal momento che preferiamo andare a comprare i libri su Amazon o nei grandi store a discapito delle piccole librerie indipendenti.

Illustrazione tratta da Anna Forlati e Paola Predicatori, I libri di Maliq

Illustrazione tratta da Anna Forlati e Paola Predicatori, I libri di Maliq

È una preferenza naturale: la Feltrinelli, il Mondadori Store sono più forniti di qualunque piccola libreria indipendente, hanno i libri quasi sempre scontati, sono facilmente raggiungibili e permettono di accumulare punti, che significa altri sconti. Con Amazon, poi, sono i libri a spostarsi, anziché i lettori; i libri costano ancora meno di quanto non costino nelle librerie di catena (nonostante le spese di trasporto) e non è necessario perdere tempo tra gli scaffali di una libreria o fare la fila alle casse.

Anche la chiusura delle librerie indipendenti, in quest’ottica, è naturale: le piccole librerie non dispongono degli strumenti sufficienti per competere con le grandi catene e con l’e-commerce, sono sempre più indebolite dai costi di trasporto e di affitto e non possono abbassare il prezzo dei libri senza rimetterci.

Basti quest’esempio: Mondadori distribuisce i libri in tutti i Mondadori Store, abbattendo i costi maggiori, perciò pur scontando il prezzo di copertina di un libro del 15% continua a guadagnare il 75% del prezzo di copertina per ogni libro venduto. Un libraio indipendente, invece, guadagna circa il 30% del prezzo di copertina per ogni libro venduto, perciò scontando del 15% il prezzo di un libro dimezza il suo guadagno.

Per garantire una concorrenza meno iniqua, nel 2011 è stata approvata sull’impronta di una legge francese la Legge Levi, che ha stabilito un tetto massimo del 15% allo sconto da applicare ai libri. Non è una legge risolutiva, lo si capisce anche solo calandola nell’esempio concreto che ho fatto sopra, ma vanno chiariti il contesto e l’intenzione per comprendere a pieno questa legge.

Il 2011 è stato un anno disastroso per le librerie indipendenti italiane, schiacciate da Amazon che arrivava a scontare i libri del 40% e che si affermava con sempre maggiore forza nel mercato mondiale. Per tamponare la situazione rapidamente, la Legge Levi era stata emanata prima di essere perfezionata, con la promessa di un’accurata revisione in tempi brevi.

L'interno di una nota libreria indipendente di Milano.

L’interno di una nota libreria indipendente di Milano.

Quattro anni dopo si è ricominciato a parlarne: Sandra Zampa (PD) ha presentato una proposta di legge che, tra le altre cose (tra cui un “Albo delle librerie di qualità” che ricorda nei toni le vecchie iniziative fasciste), propone un abbassamento dello sconto massimo applicabile ai libri dal 15-20 al 5%. La soglia del 5% vige regolarmente da qualche anno in molti Paesi europei come Svizzera, Spagna, Olanda, Francia, ed è stata accolta con favore da quasi tutti gli editori italiani. Solo i gruppi editoriali Gems e Mondadori si sono detti contrari alla revisione della legge Levi, per la convinzione che danneggerebbe il mercato sfavorendo l’acquisto dei libri, che tolto lo sconto costerebbero di più ai lettori.

Non è esattamente la revisione che ci saremmo aspettati, perché si tratta ancora una volta di una legge-tampone che argina, ma non risolve, i problemi delle librerie indipendenti. E perché ignora deliberatamente le enormi differenze che intercorrono tra le librerie di catena, quelle virtuali, quelle indipendenti, imponendo il rispetto della stessa soglia di sconto. Certo, chi vorrà comprare un libro potrà andare in qualunque libreria e ricevere lo stesso trattamento, ma le disparità nell’offerta, nel potenziale, nella posizione, nella distribuzione resteranno comunque.

Anzi, aumenteranno, perché la Proposta Zampa garantisce un margine di risparmio pari al 10% per le librerie, abbassando la soglia dello sconto applicabile, e quel 10%, costituendo un’importante somma, potrà essere investito dalle librerie di catena e da quelle virtuali in altri servizi, al contrario di quanto accadrà ai librai indipendenti che riusciranno a evitare qualche preoccupazione ma non a migliorare di molto la propria condizione.

Si tratta dunque di una legge che, proprio per il suo carattere democratico, è iniqua, perché destinata ad acuire le differenze attraverso un atteggiamento paritario. E vorrei poter dire che è una legge ingenua, perché ingenuo è dare un fucile a un bambino e a un cecchino pensando che entrambi la useranno in egual modo e con la stessa abilità, ma non credo vi sia ingenuità dietro alla Proposta Zampa, così come non ho mai creduto fosse casuale il ritardo nella revisione della Legge Levi.

Il risultato di questa legge, se sarà approvata, sarà che i lettori forti spenderanno di più, i lettori deboli compreranno un libro in meno, le librerie indipendenti sperimenteranno un debolissimo, e comunque insufficiente, cambiamento e Amazon, seguito dalle librerie di catena, guadagnerà di più pur vendendo meno libri, laddove la vendita di libri è in costante calo da anni.

 E in ogni caso, questo è quanto siamo riusciti a fare in sei anni su una legge che sapevamo avremmo dovuto aggiornare e perfezionare fin dall’inizio, ch’è forse il dato più emblematico di tutta la questione.

 

 

 

 

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