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Se i ragazzi non sono liberi di scegliere i libri

Nella vita di ogni giorno mi occupo di libri per i ragazzi. E per la precisione dei libri meno amati e, per tristi ragioni, più letti dai ragazzi: quelli di scuola.
I libri di scuola sono libri strani, perché diversamente dagli altri non vengono scelti da chi li legge, e nemmeno comprati da chi li usa: i professori li scelgono, i genitori li comprano e gli studenti, che pure sono i destinatari e i fruitori dei libri di scuola, se li ritrovano.

XL40_La-letteratura-per-ragazziÈ un paradosso, ma un paradosso razionalmente comprensibile, dal momento che gli studenti non hanno gli strumenti intellettuali per scegliere i libri di testo a loro più adeguati né i mezzi economici per comprarli. I libri di scuola svolgono una funzione pedagogica molto importante, che supporta insieme l’insegnamento e l’apprendimento, e per questo non possono che essere selezionati dai docenti, le persone più competenti in materia e più consapevoli sia del potenziale dei ragazzi, sia di quello dei libri.

Il paradosso razionalmente incomprensibile, invece, riguarda i libri di piacere per i bambini e i ragazzi, cioè quei libri che i bambini e i ragazzi leggono al di fuori del contesto scolastico per ragioni che non hanno niente a che fare con la paura di un brutto voto, di un rimprovero o di una bocciatura. Ed è che i genitori si prendono la briga di scegliere che cosa debbano leggere i propri figli nel tempo libero.
Come se i genitori, per il solo fatto di essere genitori, fossero esperti di libri per ragazzi e riconoscessero, dal titolo o dalla copertina, i libri perfetti per i propri figli. O come se i genitori sapessero sempre cosa è meglio per i loro figli, anche se si parla di libri che non hanno mai letto e anche se fanno parte di quel 59% che secondo l’Istat non ha letto nemmeno un libro nell’ultimo anno.

Dall’esperienza di librai e insegnanti, ci sono due tipi di genitori che forse per ansia, per comodità, per presunzione sostituiscono i propri figli nella scelta del libro da leggere per svago. Il primo è costituito dai fanatici dei classici, quelli che si ostinano a far leggere Cuore ai propri figli anche se è un libro sull’amor di patria – che è un sentimento che non esiste più negli adulti e figuriamoci nei giovani – e su valori che sono scomparsi da decenni.

Non solo Cuore, ovviamente: Canto di Natale, Alice nel paese delle meraviglie, Zanna bianca, L’isola di Arturo, L’isola del tesoro, Ventimila leghe sotto i mari, La storia infinita, tutto Salgari. Sono genitori moralisti, che non vogliono che i figli leggano perché leggere apre la mente, ma perché abbiano un vantaggio sugli altri e un giorno possano sfoggiare le conoscenze acquisite attraverso la lettura. Non a caso sconsigliano la lettura di Geronimo Stilton, dei libri di Bianca Pitzorno, di Piccoli brividi  o di Harry Potter. Quelli di Tolkien no, ma solo perché non sanno chi sia (purtroppo per loro).

Il secondo raccoglie i genitori paurosi, cioè quelli che temono – più delle ferite, delle malattie, degli episodi di bullismo e delle droghe – l’ipotesi che un libro inadeguato possa finire nelle mani del proprio cucciolo. Quelli che guardano ai libri con soggezione e che li considerano, sotto sotto, dei potenziali nemici. I libri “pericolosi” sono, per esempio, i libri difficili, i libri che accennano al sesso o al desiderio sessuale, che affrontano temi considerati “sconvenienti” (l’aggettivo più borghese dal XIX secolo in poi) come l’omosessualità, l’eutanasia, persino la parità tra generi. E sto escludendo i libri apparentemente dedicati all’altro sesso solo perché costituiscono un punto di tangenza tra i due tipi di genitori: né i paurosi né i fanatici comprerebbero Piccole donne al proprio piccolo guerriero o qualcosa di Asimov alla propria principessina.images

Il risultato è che i ragazzi si allontanano dalla lettura perché la vivono come un’imposizione o semplicemente non ne assaporano l’esperienza, non avendola scelta liberamente. Se ci pensate, tutti conosciamo qualcuno che odia i libri perché è stato costretto a leggere I promessi sposi o Cipì. Anche qualcuno che ha smesso di leggere per anni perché ha letto per intero un libro che non gli piaceva affatto.

Ci si disaffeziona da ciò che si è obbligati a fare. Specialmente se si ha dai 5 ai 17 anni. Del resto, che senso ha leggere libri che non si amano? E che senso ha leggere, se non è divertente e piacevole? Perché ce ne dimentichiamo spesso, ma i libri devono innanzitutto dare piacere, intrattenere. Solo dopo si riesce a capire che danno molto di più. Ma è una scoperta che ognuno fa da sé, e che non può arrivare dall’alto sotto forma di consiglio o – peggio – di obbligo.

Se un bambino o un ragazzo sceglie un libro ci dedica più energie e più tempo. Anche se è difficile e anche se è diverso da come lo pensava quando l’ha scelto. Perciò se i genitori vogliono che i propri figli leggano dovrebbero semplicemente limitarsi a fare come fanno per i libri di scuola: comprare i libri che altri scelgono.
Prima di questo, dovrebbero riconoscere che la loro scelta non è più ragionevole di quella che farebbero i loro figli, e non è nemmeno più intelligente o più sicura. Dovrebbero farsi un bagno di umiltà, insomma, e dare più fiducia ai ragazzi, più fiducia all’ipotesi che riescano a trovare dei buoni libri da soli.

I libri non fanno male, anche se possono trasformarsi in oggetti contundenti se serve. I classici non insegnano sempre qualcosa di più utile di quello che si potrebbe dedurre da Hunger Games, perché la quantità di stimoli che si possono ricavare da un libro cambia in base al lettore, non solo in base al libro. E soprattutto i libri sono come le persone, come le donne di cui ci innamoriamo: sono belli se li troviamo belli, se li scegliamo, se ci piacciono. I matrimoni combinati non funzionano.

thumb_bundle-38-genitori-e-figli.650x250_q95_box-0,0,647,249Ci penso sempre, quando faccio un libro di scuola: lo faccio io, ma non è mio; è degli studenti. I libri di piacere funzionano esattamente al contrario: non li faccio io, ma sono miei. Li sento miei.
Ecco, non dimentichiamocene mai: lasciamo i bambini e i ragazzi liberi di scegliere autonomamente i libri.

****Anche uno studio del 2015 dell’agenzia YouGov, effettuato su un campione di 2558 genitori e bambini fino a 17 anni, ha rilevato che il 91% dei bambini preferisce i libri che ha scelto in autonomia. Da non crederci, eh?

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