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Senza il calcio che tragedia!

(Doverosa Risposta in Divergenza rispetto all’articolo Calcio e Tragedia di Gerardo Iandoli)

A mio parere, le uniche cose che in questo primo scorcio di nuovo millennio ci restituiscono ancora qualche insegnamento sono le cazzate.
Molte volte sento echi moralisti e stucchevoli che lanciano strali contro i tifosi di calcio, persone che, sedute comodamente sul proprio divano con gli amici, sono additati addirittura come metafora del malcostume italiano (O tempora, o mores!), violenti, cavernicoli o più semplicemente deficienti.
Fai l’università e ancora guardi ste cazzate? Intellettuali come Pasolini e Carmelo Bene non solo erano degli amanti del football, ma hanno persino partecipato a trasmissioni televisive sul calcio. La loro grandezza stava anche in questo, nel loro aprirsi ad un fenomeno così democratico e appassionante senza avere la puzza sotto al naso.
Inoltre, come ci insegnano i nostri progenitori romani, mens sana in corpore sano. Quindi, lunga vita allo sport.
Del resto, quando nel mondo ci sono guerre, violenze, crisi economiche, eccidi, bisogna essere proprio senza cuore per guardarsi le partite di calcio. Molto meglio vedersi uno speciale in televisione, versare una lacrimuccia di circostanza e andarsene a letto soddisfatti di aver fatto la propria buona ipocrisia quotidiana. Non vedo il problema nell’alternare una partita, che dura 90 minuti o poco più, a un buon documentario o un qualsiasi trasmissione di intrattenimento, e quindi tutto ciò mi puzza di populismo.
Che poi il calcio… andiamo! Ci sono tanti sport più appassionanti! C’è la pallacanestro, il tennis, la formula 1! Onestamente, a me la risposta è sempre sembrata molto semplice: per giocare a calcio basta un pallone, e nell’immediata semplicità trovi un mondo di emozioni.
Da ragazzino non ho mai trovato né molti canestri, né molte racchette a buon mercato. Figurarsi poi la macchina di formula 1, che a 18 anni ho preso possesso di una fiat Tipo del 1991, e ce lo voglio vedere Vettel senza il servosterzo come fa il fenomeno.
I tifosi sono tutti razzisti! Lo stadio è una metonimia del mondo, un piccolo teatro che riprende fedelmente la vita di tutti i giorni. Inoltre i tifosi sono talmente tanti che è fisiologico che riprendano i pregi e i difetti di una nazione. Abbiamo in parlamento un partito xenofobo, ironizziamo su Obama per il suo essere «abbronzato», ci schieriamo contro un atto dovuto come dovrebbe essere lo ius soli e ci stupiamo se le stesse persone allo stadio fischiano un giocatore di colore? Che poi non ho mai capito una cosa: perché se fischio Totti non è razzismo mentre se fischio Balotelli sì? Se è razzismo fischiare contro una persona che sa a malapena l’italiano, beh, allora il fischio razzista è proprio quello rivolto al pupone.
I tifosi sono tutti violenti! Idem come sopra. Aggiungo il fatto che molto spesso fenomeni gravissimi e che meriterebbero una lettura più attenta come i recenti raid romani verso i tifosi della squadra angloebraica del Tottenham provengono da problemi culturali e sociali che ancora albergano nella nostra (poca) civiltà. Ma è molto più semplice additare come causa e motivo di vergogna il tifo calcistico. E durante il ventennio, quando in Italia abbiamo fatto ben di peggio, chi tifavamo?
I calciatori guadagnano troppo, vergogna! E voi ancora li guardate. Ecco, questo è il punto che forse mi sta più a cuore. Qui si dimostra come il mondo calcistico sia un esempio di meritocrazia che andrebbe esportato in molte altre sfere lavorative. Vogliamo la meritocrazia? Beh, i campioni di serie A guadagnano fior di miliardi, dall’eccellenza in giù gli stipendi sono molto più bassi, e tutto è proporzionato alla bravura e l’impegno del calciatore. Nel pubblico, il medico che non sa curare neanche il raffreddore ha lo stesso stipendio di quello che salva più vite umane di un Gesù in stato di grazia.
Siamo contro alle aziende che guadagnano sottopagando i loro dipendenti? I calciatori che permettono alle aziende di guadagnare cifre faraoniche vengono conseguentemente ricompensati. Se pensate alla Apple, alla Fiat o a qualsiasi altra azienda, capirete che le cose non vanno proprio così.

Torno a casa. Accendo la televisione.
Una trasmissione d’informazione. Si parla di politica. Urla, accuse personali. Neanche uno straccio di programma, di proposta. Non si capisce niente. Cambio canale.
Un’altra trasmissione d’informazione. Sara Scazzi. Ancora? Ma questa è necrofilia! Cambio canale.
Ancora un’altra trasmissione d’informazione. Il giornalista è schierato, gli ospiti sono tutti di parte. Se volevo andare ad un comizio, ci andavo dal vivo. Cambio canale.
Oh, finalmente un po’di cultura. Libri. Cinquanta sfumature di grigio? Ma stiamo scherzando? Finalmente qualche libro italian… Benedetta Parodi? Ma porca puttana!
Finalmente una partita. Cori, canti, appartenenza. Storie che si intrecciano, il fascino di un’epica contemporanea che sostituisce i cruenti scontri all’ultimo sangue con i contrasti di gioco. Beh, meno male che c’è il calcio. Meno male che c’è qualcosa di serio.

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