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Teresa Lanceta e la Casa Encendida

Se vi trovate a passeggiare lungo la Ronda de Valencia che costeggia il Museo della Reina Sofia in direzione del Parque del Retiro a Madrid, incontrate, dallo stesso lato della strada, La Casa Encendida, che ospita esposizioni d’arte contemporanea e che accoglie i visitatori viandanti fino a sera tarda inoltrata.

In questi giorni lo spazio artistico è avvolto dall’universo del viaggio e dell’artigianato. Sulla scia della scrittura di Vila-Matas. La curatrice della mostra, Carolina Jiménez esprime il concetto – el espectador explora la idea del artista como cronista vs. narrador  -: il viaggio si presta a di-spiegarsi in uno spazio che a posteriori è narrativo, così come i viaggiatori sono un po’ vettori, ma soprattutto assistono e intervengono nella misura della loro flessibilità nella capacità di interscambiare esperienze con l’ambiente e con l’entourage. Questo viaggio si situa anche nello scorrere della cultura della storia, nell’immobilità delle proprie radici: la proposta è la rilettura soggettiva di rituali, oggetti o leggende. Come in Bartleby y compania esistono innumerevoli possibilità e metodi di raccontare o di passare sotto silenzio – trasmissione insolita e interpretazioni anomale che non prevedono la logica analitica.

Una foto pubblicata da Tropismi (@tropismi) in data:

 

L’inéditos 2016 è dedicato a un manifesto di movimento vitale: Viaja y no lo escribas. Viaggia e non scriverlo. Accetta di rimanere aperto a ciò che succede, un po’ organizzato, un po’ sconosciuto. A quello che non conosci, a quello che si presenta, ai momenti spontanei, a nuovi frangenti e all’essere trasportato senza alcun altro scopo che l’oscillazione, l’allontanamento e il riavvicinamento. Al cambiamento o l’allentamento alle dimissioni del controllo.

 

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Non può mancare un riferimento d’installazione a Cortazar. Una serie di fogli appesi in sequenza al muro, fogli A4 in orizzontale, ciascuno con una parola proveniente da Rayuela, complessivamente una frase si forma, ma dietro a ogni esemplare ce ne sono un centinaio ancora, e lo spettatore può scegliere di portarne con sé (di parole) fino a quattro, sperando che formino una frase coerentemente sensata.

 

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Il destino è stato particolarmente preciso con me, infatti mi ha permesso di trovare/comporre Algunas de mis brillantes amigasAlcune delle mie brillanti amiche, una delle quali mi ha accolto nella città madrilena facendomi scoprire i generosi angoli di questa città delicata e rilassata nel bel mezzo di architetture pastello amabilmente complementari e paradossalmente sgargianti. Madrid permette di cogliere altro, attira lo sgardo a qualcosa che è al di là dell’ ‘appena visto’.

 

Questo è anche lo spirito di Teresa Lanceta, artista tessile che con la sua elaborazione narrativa occupa l’ala destra de La Casa Encendida. Abbiamo citato Louise Bourgeois, la sua genealogia femminile legata alla tradizione della manufattura della stoffe, e di qui il legame alla generazione femminile, fatta di tessiture, trame, lavoro manuale, ricamo, e decoro attraverso l’attesa di Penelope, la pazienza laboriosa del ragno, la comunicazione tra fili frammentati e recuperati a illustrare un sentimento, una biografia. Filare.

 

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Così Teresa Lanceta propone la competenza tessile del Medio Atlas che come in molte comunità non è niente altro che un segreto (collettivo) trasmesso di madre in madre in figlia secondo il rituale della sacralità, della conservazione (conversazione). La mujer tejedora, la tejadora mujer. En las altas montanas. Legamenti. Passaggi di età e di identità con variazioni. Ma anche tecnica di connessione, creativa. Norme ancestrali, di una disciplina che trova libertà espressiva nel verso della geometria e nella fantasia del punto. Linguisticamente, i manufatti silenziosi sono la lingua della riservatezza intima che popola le montagne. E le cordate.

 

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Un’altra maniera di parlare del primigenio e dell’universale: le relazioni-combinazioni, ciò che tiene insieme, ciò che si agita, ciò che compone un quadro, la faccia e il suo rovescio dove si vedono le correzioni, le imperfezioni, i rattoppi, i buchi, i nodi, la ruvidezza, l’estetica del non lineare tricot. Due verità della stessa medaglia evolutiva-creativa del completamento. E cosa succede durante quel processo di assemblamento? A cosa pensa la tessitrice, il tessitore. Un inventario affettivo. La memoria riattiva il vissuto in momenti di permanenza e immobilità, c’è la visione dell’opera finale che si desidera produrre, ma c’è anche il flash back verso l’infanzia, verso chi non è presente, verso ciò che è assente, fino ad immaginare ciò che si desidererebbe o che si era desiderato essere/avere/che fosse stato/di aver avuto, come in una novella di Silvina Ocampo, come in una poesia di Maria Zambrano. I colori di Sonia Delaunay.

 

Observando cómo observan. O espiando #adiósalrombo #TeresaLanceta Una foto pubblicata da Sara Virumbrales (@saravirumbrales) in data:

Nell’arte un momento avvertito come depressivo rivela il risvolto contemplativo che orla lo scorrere temporale complessivo (processo) ammantandolo di sospensione meditativa e invisbilmente costruttiva. Come un fraseggio, come una partitura, la scrittura di smagliature che tengono su l’abitato che abbelliscono e arredano la superficie abitabile.

Arte popolare e algoritmi, la musica domestica di voci e cose minute che succedono in una casa, in una giornata.

Si applica e si indaga il rombo che è una forma diamantata, sfaccettata, tante dimensioni che si risolvono in un quadrato un po’ schiacciato, un po’ appuntito e che indica una bussola. Adios al Rombo. Addio al diamante.

Finalmente, quante sfaccettature ci sono  in una persona spigolosa come una pietra più che preziosa? Dura e lucente? Temporalmente: in maniera lineare il presente umano potrebbe essere rappresentato da una persona posta al centro di un rombo appoggiato orizzontalmente su di un piano e le cui estremità puntano in direzioni opposte, da dove si viene e dove si va, ma anche due direzioni entrambe percorribili, a destra e a sinistra. O con un magnete un punto cardinale in movimento. O in un meccanismo cronologico, le lancette di un orologio. Ma anche un accesso e una uscita. Anacronisticamente nello spazio, invece, due frecce; ognuno con un proprio destino. Compossibili? Escludentesi? Integrabili? Reperti e inediti. Ci sono estranei i riferimenti, eppure così familiari. Dipende cosa rischieremo. Potrebbero essere solo motivi di decoro, potrebbero essere un nuovo senso.

Un segreto che si manifesta senza possederlo.

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