john freeman

Un editore newyorchese: John Freeman

John Freeman, anno 1974, nasce come editore (lo è stato della rivista culto Granta dove ha editato i lavori di Ha Jin, Paul Auster, Wislawa Szymborska and Joseph O’Neill e altri tra i più importanti scrittori anglo-americani dell’ultimo secolo) e con la convinzione di voler scrivere. Ha pubblicato diversi pezzi su The New Yorker, The New York Times Book Review, Los Angeles Times, The GuardianThe Wall Street Journal, Paris Review ‒ su quasi duecento giornali in tutto il mondo. È ancora oggi executive editor di Literary Hub. Insegna alla New School e alla New York University. Ha vinto nel 2007 il James Patterson PageTurner Award. Ha curato due antologie sull’ineguaglianza, una dedicata a New York e una agli Stati Uniti: Tales of Two Cities (2015) e Tales of Two Americas (2017).

come leggere uno scrittoreIn Italia è stata tradotta la sua raccolta Come leggere uno scrittore con le interviste fatte ai più grandi nomi della letteratura, tra cui Paul Auster, Philip Roth, Günter Grass, Don DeLillo, Ian McEwan, Joyce Carol Oates, Nadine Gordimer, Jonathan Safran Foer, Haruki Murakami, David Foster Wallace e Toni Morrison (Codice, 2017) e La tirannia dell’e-mail (Codice, 2010). Come leggere uno scrittore  è un caso più unico che raro, si raccontano più di cinquanta grandi autori della narrativa e della saggistica contemporanea, diversi per pubblico, genere e stile. Freeman apre le porte della propria officina letteraria rivelando al lettore cosa si nasconde dietro le parole e che non leggerà mai e dietro alle parole che leggerà o che ha letto e amato.

Incarna la figura dell’editore agente, che è autore e lettore nello stesso tempo, che vive per la scrittura e crede in un ideale di scrittura senza differenze di genere e in grado di renderci emancipati dalla nostra realtà o meglio dall’irrealtà che viviamo oggi. Leggere non è un’attività passiva ma un vero atteggiamento morale. È proprio nell’America di Donald Trump, dove regna il caos e l’odio dando voce a molte delle peggiori — e non poi così ben nascoste — idiosincrasie americane infiocchettandole con un mito accattivante. È comparsa proprio qualche giorno la traduzione di un’intervista esclusiva di Livia Manera a John Freeman per il lancio italiano di Freeman’s, pubblicato da Edizioni Black Coffee, che apparirà nel supplemento culturale del Corriere della Sera La Lettura dell’11 febbraio (link):

«[Trump] Ha dichiarato che il Paese era precipitato in un momento buio perché era stato sottratto ai suoi legittimi proprietari. Che solo lui poteva riportarlo agli antichi fasti. Che l’America era diventata troppo generosa, troppo desiderosa di essere amata per riuscire a proteggersi a dovere. Che c’era chi se ne stava approfittando. Ha quasi detto «fucked», ma poi si è limitato a «screwed». Ha affermato che gli immigrati stupratori e i commercianti cinesi stavano venendo a fregarci tutti. Per riprendersi l’America, Trump ci avrebbe fatto tornare indietro nel tempo. Niente gay e trans nei bagni pubblici, i messicani a casa loro, oltre confine. Avrebbe riportato l’orologio agli anni Cinquanta, quando – è mancato solo che lo dicesse chiaramente – l’America era un Paese bianco. Cosa che peraltro non era vera neanche allora.»

John FreemanEssere editore e vivere per la parola scritta diventa un dovere per stracciare la coltre del’irrealtà caratterizzata dall’America dell’irrealtà che non riesce a capire la veridicità delle affermazioni, per cui sono le bugie che acquistano la dimensione dei fatti perché spesso vengono citate più rapidamente di quanto impieghiamo noi a stabilirne la falsità. In sostanza, l’irrealtà è non-realtà ammucchiata su altra non-realtà e Trump è il portavoce di questa dimensione.

Recentemente ha esordito con la sua prima raccolta di poesie, Maps (Copper Canyon Press, 2017), di prossima pubblicazione in Italia per La Nave di Teseo, lungo una traccia sull’impatto del luogo nell’esperienza umana: da Beirut, a Rio de Janeiro, da Parigi fino alla città natale in Ohio. Freeman naviga tra rovina e costruzione, malattia e memoria con una prospettiva compassionevole di un americano.

Sarajevo (Summer 2016)

She pointed, two hundred meters: there. I was
fifteen. We were drinking wine outside
a bookshop. The shelling lasted
all night. The ruby-colored sunset, the river

close. The theater so crowded
people sat in one another’s laps. Bombs fell so near every
few minutes, parts of the stage splintered.

I’m leaning on a car, cool
metal, smoked glass. The actors,
she tells me, didn’t flinch, didn’t miss
a single line. The audience

didn’t move, didn’t
make a sound.

You’re here; you survived;
and you’re there —
floor shaking, streets buckle —
watching a play that
for eternity will last.

maps_freeman

Freeman ha pubblicato una serie di antologie miste di narrativa, saggistica e poesia intitolata Freeman’s, pubblicate in collaborazione con la casa editrice indipendente Grove Atlantic e The New School. La prima antologia è stata pubblicata nell’ottobre 2015 fino all’ottobre 2017, le seguenti sono state pubblicate due volte l’anno  introducendo nuovi scrittori emergenti e per lettori davvero cuoriosi, crazed for fiction, moralmente impegnati e disturbati dallo status quo. Spiegando la sua visione per la serie antologica dice:

«I’m looking for pieces writers have to write, that only they can write, pieces that are close to the bone. In that sense Freeman’s won’t be that different than a literary journal. But it will only come out twice a year, so that means the pressure or possibility of being newsworthy in a superficial sense will be greatly reduced. This isn’t such a bad thing, I think, because our news environment suffers from such a catastrophic lack of context that journals and anthologies like this can provide a much needed missing link for readers.» [1]

Freeman's

Covers of literary magazine Freeman's (www.salu.io)

Cover del magazine letterario Freeman’s (www.salu.io)

I numeri in totale sono stati quattro finora, per la BBC.com “freschi, provocatori, avvincenti”. Intorno ai concetti di “Arrivo”, “Casa” e “Famiglia”, i primi tre numeri presentavano lavori inediti di un mix di nomi affermati (Marlon James, Kay Ryan, Haruki Murakami, Louise Erdich e molti altri) e nuovi voci con sguardo internazionale. Con il quarto numero speciale, “Il futuro della nuova scrittura”, Freeman parte dalla progressione dei temi della serie, attingendo alle raccomandazioni di editori di libri, critici, traduttori e autori di tutto il mondo, ha invece assemblato dinamicamente e una lista di ventinove poeti, saggisti, romanzieri e scrittori di racconti di tutto il mondo che guarda oltre le prescrizioni arbitrarie dell’identità, dell’età o del genere nazionale a cui tali collezioni generalmente aderiscono e sfidano audacemente un nuovo terreno contro un clima di nazionalismo e pensiero silo. Con Freeman’s l’editore vorrebbe creare un rifugio per i nuovi autori e per convincere quelli più importanti a fare qualcosa di diverso dalla scrittura di un libro.

freemans_grandeDal 15 febbraio sarà disponibile Freeman’s. Scrittori dal futuro a cura di John Freeman edito da Edizioni Black Coffee. è la traduzione in italiano del quarto numero della rivista,  questo numero è speciale rispetto ai precedenti tre: Freeman infatti qui abbandona momentaneamente la progressione per associazioni tematiche e, basandosi su consigli di editor, critici, traduttori e autori internazionali, propone una lista di ventinove fra poeti, saggisti, romanzieri e scrittori di racconti che nell’attuale clima di chiusura ed esclusione sono riusciti a guardare al di là delle barriere di identità nazionale, età o genere cui la loro opera verrebbe normalmente ascritta, per rivendicare il diritto a fare della scrittura uno strumento di comunicazione globale.

«The greatest joy of reading for me is how it allows you to go anywhere, to be anyone. There’s an ethical dimension to this permission, though. And in our contentious times, it feels more important than ever to think of writing as a global enterprise, not a national one, and to try to peel back the layers of ageism, sexism, and regionalism which often encrust literary debate in that moment of regarding. I believe once we do that—and read the emerging writers assembled here — the future looks incredibly bright.» [2] 

[1] Four Questions for…John Freeman By Clare Swanson (2014) link

[2]  FREEMAN’S #4 | THE FUTURE OF NEW WRITING (2017) link

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