Daniel-Pennac

Un Pennac per ragazzi: L’evasione di Kamo

Oggi vi parlo di un libro scoperto per caso, in uno scatolone pieno di vecchi testi da dare via, che si è rivelato con incredibile piacere uno dei più bei libri letti negli ultimi mesi.

kamo“L’evasione di Kamo” è il secondo dei quattro volumi che formano il “ciclo di Kamo”, un insieme di testi nati dalla penna di Daniel Pennac. La versione originale del libro, in francese, viene pubblicata dall’editore Ganimard nel 1992 ed esce in Italia solo tre anni dopo, nel 1995. L’autore, Daniel Pennac, era già conosciuto nel panorama letterario italiano grazie ad una serie di altri romanzi, editi in quegli stessi anni e che andranno poi a formare un altro ciclo, probabilmente quello più famoso, dei “Malaussène”.
Vediamo rapidamente qual è la storia che il libro racconta. Kamo, un ragazzino di cui non conosciamo esattamente l’età, si ritrova a passare le vacanze con il suo migliore amico Daniel e la sua famiglia, perché sua madre ha deciso di partire per un viaggio in Russia, alla ricerca delle sue origini e della vera storia sulla morte del nonno. kamoQuando il padre di Daniel riesce ad aggiustare una vecchia bicicletta cecoslovacca per regalarla a Kamo, il ragazzino rifiuta perché terrorizzato da quell’oggetto, oltre che, come scopriremo dopo, perché avverte uno strano presentimento. La paura della bici, però, sparisce in un attimo quando, un giorno, la madre di Kamo finalmente si fa viva e lo chiama per dargli sue notizie. Da questo momento il ragazzino e la vecchia bici diventano inseparabili. Ma una sera, dopo essere riusciti a convincere Pope e Moune, i genitori di Daniel, a concedere loro il permesso di andare al cinema in bici,  per la prima di un film su “Cime Tempestose”, il libro preferito di Kamo, il presentimento del ragazzino diventa realtà e proprio mentre sta sfrecciando, quasi volando, con la sua bici, si schianta contro un’automobile. Da questo momento il racconto si incentra sulla lotta del ragazzo, immobile in un letto di ospedale e in bilico tra la vita e la morte. L’unica cosa che potrebbe salvarlo è sciogliere il ghiaccio che ricopre la Sibera, una Siberia di sogno, ma anche realmente esistita in un tempo passato molto lontano. Ad aiutarlo, Daniel e un altro giovane amico di nome Lanthier.

– Sai, Lanthier il grosso…
– Sì?
– Beh, credo sia meno stupido di quanto sembri.
Rimase in silenzio per un po’ prima di aggiungere:
-La necessità ci fa fare cose straordinarie!
Risi sommessamente:
– Andare in bicicletta, per esempio.
Kamo, però, non rideva.
– Sì, andare in bicicletta, proprio mentre qualcosa, dentro di te, urla che non bisognerebbe farlo…

Un libro “apparentemente” per ragazzi, ma che, in realtà, nasconde dietro ogni parola una rete di significati talmente profonda che neanche un adulto riuscirebbe davvero a comprenderla. La storia narrata è, prima di tutto, quella di un’amicizia, ma lascia ampio spazio e si intreccia, quasi facendosi inglobare, alla storia personale ed unica di Kamo. La ricerca della madre delle proprie https://www.google.it/search?q=l%27evasione+di+kamo+wikipedia&es_sm=122&source=lnms&tbm=isch&sa=X&ei=v7ssVcmXEoassgGpiYGICw&ved=0CAkQ_AUoAw&biw=1302&bih=707#tbm=isch&q=l%27evasione+di+kamo+&imgrc=V7jXNdh_vAXl9M%253A%3Bzp7gxVB7n43grM%3Bhttp%253A%252F%252Fd.gr-assets.com%252Fbooks%252F1367220089l%252F1667083.jpg%3Bhttp%253A%252F%252Fwww.goodreads.com%252Fbook%252Fshow%252F1667083.L_vasion_de_Kamo%3B274%3B400origini, le vacanze in montagna e perfino il legame con Daniel, sono solo tanti tasselli della grande storia di Kamo, un Kamo che in realtà è, allo stesso tempo, un eroe della rivoluzione cecoslovacca e un ragazzino orfano di padre.
Tre sono le tematiche che nel testo appaiono in modo evidente: la morte, la ricerca della propria identità e l’amicizia. Nel primo caso, il tema ci viene presentato da punti di vista differenti: quello di Kamo che ha assistito e rievoca la morte del padre, e quella di Daniel che vede morire l’amico in un letto d’ospedale. Ciò che accomuna e rende speciali questi due punti di vista è, per prima cosa, il fatto che una simile esperienza venga raccontata attraverso gli occhi di due ragazzini e, in secondo luogo, il legame con l’universo dei colori. ” Dietro il colore bianco c’è la morte che si nasconde” dirà Kamo ripensando alla scena della morte del padre. E ancora Daniel, arrivato in ospedale penserà: “Non morirà. I muri sono dipinti di verde, non morirà. L a morte arriva quando i muri sono dipinti di bianco.”

Altro tema centrale è quello della ricerca di sé. Il titolo stesso del racconto: L’evasione di Kamo, è da intendere in questo senso. Il protagonista evade perché si allontana, concretamente e metaforicamente, dalla realtà. Quello nel letto dell’ospedale non è il vero Kamo, lì c’è solo il suo corpo. Il Kamo, quello “reale”, è alla ricerca della propria storia, insieme a sua madre, nonostante i chilometri che li separano. Significativo, a tal proposito,è il titolo di uno degli ultimi capitoli, “Kamo e Kamo”, nel quale ancora più importante è la frase conclusiva di Daniel: ” Avevo paura, sì. Ma non sapevo di cosa. Cosa significava, questa storia? Significava forse che l’indomani Kamo non sarebbe più stato nel suo letto d’ospedale? E quale dei due Kamo sarebbe evaso, il mio o l’altro?”

Arriviamo, dunque, all’ultimo dei temi citati, quello dell’amicizia. Prima di tutto l’amicizia tra Kamo e Daniel, due ragazzini apparentemente molto diversi, Kamo sembra saper fare tutto e riuscire in tutto, mentre l’altro, timido e impacciato, vive quasi nella sua ombra. Eppure, sarà proprio il timido e pauroso Daniel a riuscire a salvare Kamo dalla propria lotta interiore, aiutato da un altro interessante personaggio, dal nome stravagante di Lanthier il grosso, che non smetterà mai di sperare e credere che Kamo si salverà.

– Kamo non morirà.
Poi aggiunse:
– Dipende da noi.
[…]
– Basta pensare a lui giorno e notte perché ce la faccia. Non dimenticarlo mai. Pensare a lui senza smettere mai. Se ci si riesce, se non si cede mai, se non ci sono interruzioni nei nostri pensieri, Kamo ce la farà, è certo.

Storia di ragazzi e per ragazzi, “L’evasione di Kamo” colpisce per la profondità e, soprattutto, per l’incredibile capacità dell’autore di calare la storia in un’atmosfera quasi fantastica. In alcuni passi sconfiniamo in un mondo quasi surreale. Passato e presente si confondono e il personaggio stesso del protagonista si ritrova in bilico tra due mondi differenti.
Magistrale la conclusione del romanzo. Pennac con grande abilità linguistica, e non solo, tira le somme e ricongiunge le estremità di un cerchio rimasto aperto per decenni:

La madre di Kamo si interruppe per un istante. Aprì la borsa, e ne estrasse un oggetto che tese a suo figlio.
– Tieni, è per te, me l’hanno dato le autorità locali. L’unica cosa, in questo mondo, a cui tenesse veramente… un regalo di Melissi.
Kamo trattenne quel ricordo nel palmo della mano. Era uno di quegli orologi di una volta, con cassa a molla e catenella d’oro. Kamo spinse un pulsantino zigrinato, il coperchio dell’orologio si aprì. Il vetro era rotto. Le lancette ì, immobili, segnavano le undici.

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