Festival dei diritti umani

“Una. Per tutti. Non per pochi”. Terra e diritti al Festival dei Diritti Umani della Triennale di Milano

Dal 20 al 24 marzo, la città di Milano è stata teatro della terza edizione del Festival dei Diritti Umani, dal significativo titolo “Una. Per tutti. Non per pochi”, in riferimento al nostro pianeta. Terra e diritti, dunque, sono stati i protagonisti di questo atteso appuntamento ricco di ospiti, di dibattiti, di mostre fotografiche e di proiezioni, tutti incontri ideati appositamente per far luce sul profondo legame, dimenticato o più spesso sottovalutato, tra l’ambiente e i nostri diritti.

Una. Per tutti. Non per pochi

L’interesse del grande pubblico c’è e la nutrita partecipazione agli eventi del Festival lo ha dimostrato. A essere coinvolte sono state soprattutto le scuole, protagoniste con oltre 3000 studenti degli incontri mattutini alla Triennale di Milano. La sezione EDU, infatti, è stata pensata proprio per i più giovani e ha riscosso un enorme successo, sintomo di una crescente sensibilità nei confronti di un tema sempre più caldo: la relazione tra economia, ecologia e diritti umani. Obiettivo del Festival, secondo le parole del direttore Danilo De Blasio, è dimostrare, infatti, che «non inquinare, non monopolizzare l’acqua, non rubare la terra agli indigeni, fa bene all’economia». Abbiamo un solo pianeta a disposizione e questo deve essere per tutti, senza esclusioni. Un’affermazione quanto mai significativa alla luce delle sempre più marcate disuguaglianze, generate da un sistema produttivo il cui paradigma sembra essere rappresentato dallo sfruttamento del capitale umano e dalla distruzione di quello naturale. Cosa che, secondo De Blasio, «costituisce la più globalizzata delle violazioni dei diritti di tutti gli esseri viventi: minaccia la salute; non permette di nutrirsi e dissetarsi a sufficienza; genera guerre ed estinzioni; causa imponenti migrazioni».

Climate-Change Costantini

Gianluca Costantini per FDU

Le giornate del 22 e del 23 marzo, in particolare, sono state dedicate proprio all’acqua e alle migrazioni, due temi sempre più interconnessi specialmente alla luce dei cambiamenti climatici di cui siamo artefici e vittime allo stesso tempo. L’acqua, viene ribadito dagli organizzatori del Festival, non è solo una risorsa, è soprattutto un diritto da rivendicare e da difendere. E quale occasione migliore del 22 marzo, Giornata Mondiale dell’Acqua appunto, per ricordarlo a quanti, quotidianamente, ne sottovalutano l’importanza? Quale ricorrenza più appropriata per sottolineare come le risorse idriche siano sempre più inquinate, in possesso di pochi e oggetto di conflitti e contese? Il watergrabbing, infatti, è un fenomeno sempre più diffuso e, grazie a Emanuele Bompan (giornalista ambientale e geografo) e Marirosa Iannelli (ricercatrice su cambiamenti climatici e watergrabbing), oggi anche un po’ meno nascosto. Invitati come relatori all’interno del Talk Acqua: un diritto promesso a tutti, a disposizione di pochi, i due giovani scrittori hanno avuto la possibilità di presentare il loro ultimo lavoro, Water Grabbing – Le guerre nascoste per l’acqua nel XXI secolo, il primo libro italiano sulle guerre per l’accaparramento dell’acqua. Un’inchiesta approfondita su “come le guerre per l’acqua stiano diventando una causa frequente di conflitti, instabilità sociale e migrazioni” che li ha portati a viaggiare in Vietnam, in Colombia, in Palestina e in Etiopia, uno dei luoghi simbolo dei conflitti per le risorse, con gran parte del territorio interessato dalla costruzione di grandi dighe che tolgono l’acqua alle piccole comunità, a loro volta costrette a spostarsi per poter vivere. E proprio le migrazioni, sempre più presenti nelle agende politiche internazionali, nei media e (ahimè) nei discorsi da bar, sono state il tema scelto per la penultima giornata del Festival. Shock climatici, degrado ambientale e risorse sempre più scarse sono alla base di molti flussi migratori odierni, come ci illustrano i tre relatori del Talk Porte chiuse. I migranti climatici e l’Europa, Cristina Cattaneo (ricercatrice FEEM), Grammenos Mastrojeni (diplomatico italiano e autore di Effetto Serra. Effetto guerra) e Hindou Oumarou Ibrahim (coordinatrice dell’Associazione delle Donne e Popolazioni Indigene del Ciad – AFPAT). Interventi preziosi che hanno aiutato a far chiarezza su quello che ci viene detto e su quanto crediamo di sapere. Clima, migrazioni e conflitti sono interconnessi, ma l’invasione semplicemente non esiste. È pura strumentalizzazione e le nostre paure sono evidentemente ingiustificate. La maggior parte dei flussi migratori avviene all’interno dei confini del proprio Stato e soprattutto nel Sud del mondo, per cui la Fortezza Europa non ha alcun senso. Ciò che avrebbe senso, sarebbe capire come intervenire per gestire positivamente gli spostamenti di milioni di individui, le cui esistenze sono a rischio anche a causa nostra.

Hindou Oumarou Ibrahim - Ciad

La testimonianza di Hindou, soprattutto, aggiunge un tocco di verità in più all’intero incontro. Le sue sono parole di chi vive in una delle zone più difficili del pianeta, la regione del lago Ciad, la cui massa d’acqua, dal 1963, si è ridotta del 90%. Nonostante questo, ancora più di 30 milioni di persone continuano a dipendere da questo bacini idrico. Nel frattempo, però, il regime delle piogge cambia, gli spostamenti si moltiplicano, si fanno più lunghi e più permanenti, le città si avvicinano al collasso e le tensioni tra gruppi etnici si fanno sempre più frequenti. Senza contare la preoccupante ascesa di gruppi terroristici come Boko Haram, che, tra una disperazione dilagante, trovano largo spazio per razzie e reclutamenti. Un racconto decisamente intenso, quello di Hindou, che va dritto al cuore e alla mente di chi è lì ad ascoltarla e che, anche grazie alle sue parole, si rende un po’ più conto dell’insostenibilità e dell’ingiustizia dell’attuale modello sviluppo. Un modello in cui i tanto decantati diritti di tutti, sono in realtà sono sempre più per pochi.

Photocredit: www.lettteratura.rai.it, www.canalearte.tv, www.illibraio.it, www.emi.it

I due libri citati:

water grabbing

effetto serra, effetto guerra

 

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