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Il fighettino, il cerchiobottista, la nerd. Tropismi goes to Xmas Comics

Domenica ha chiuso i battenti il Xmas Comics, la due giorni torinese dedicata al mondo dei fumetti, dei videogiochi e non solo. L’edizione natalizia del Torino Comics ha visto 17.300 visitatori, contro i 15.000 del 2015. Un ottimo successo di pubblico, sottolineato con soddisfazione dagli organizzatori dell’evento. Noi di Tropismi abbiamo mandato un trio d’eccezione: il fighettino, il cerchiobottista e la nerd. Tre punti di vista completamente diversi per darvi uno sguardo d’insieme unico, davvero, sull’evento e non solo.

IL CERCHIOBOTTISTA – ADRIANO

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I cosplayer sono tutti più tranquilli, le file alla cassa contenute, incredibilmente ordinate. È Natale per tutti, anche per il mondo dei Comics. Rispetto al trend, almeno quello più recente, ci sono meno Harley Quinn e più Babbo Natale. Mancano i grandi marchi del fumetto, sono pochi i disegnatori presenti, almeno quelli più grandi. La sensazione più forte, entrando al Lingotto, è che per questo Xmas Comics il fumetto sia soltanto una comparsa, un’etichetta da mettere nel nome per tradizione.


Il vero motore dell’evento, inutile girarci intorno, sono gli youtuber. Un fenomeno innegabile su cui sarebbe interessante aprire un dibattito che metta in discussione la stessa anima di questi eventi. Lo dicono i numeri: la vera ressa, la vera calca del Xmas comics è quella che separa i ragazzi, che una volta si sarebbero detti teenager, alla Sala rossa che accoglie i
Mates, quattro youtuber popolarissimi. Io non li avevo mai sentiti, e in quella fila mi sentivo di troppo, unico ignorante tra centinaia, migliaia di fan appassionati e informatissimi.

img_8350Ma non rendo l’idea. Immaginatevi una sala con due immense file. Certo, una indirizza sicuramente all’interno della struttura. L’altra porta verso una ragazza che non ho mai visto, bionda, tutta sorrisi. I bambini vanno là, la abbracciano e poi piangono di gioia ed emozione. Una cosa mai vista, che i papi di oggi quasi se la sognano.

Sarà l’approccio diretto, la fidelizzazione attiva che garantisce un vettore come YouTube. Sarà che i fumetti, con il boom delle graphic novel e dei di prodotti di alta qualità per i più piccoli, stanno perdendo di vista il loro storico pubblico di riferimento, quello di chi esce dalle medie e magari vuole spendere la paghetta in edicola. Sarà che sono finiti i tempi di Rubber e Naruto, ma anche quelli di Goku e Sailor Moon: non esistono più dei cartoni evento a trascinare migliaia di bambini davanti alla televisione. Quei bambini, ormai, hanno il poster di Benji e Fede, persino dell’esecrato Favij. Prima di indignarci, prima di bollare il fenomeno, è bene prenderne atto e studiare una forma di comunicazione che ancora non conosciamo, di cui facciamo una tremenda fatica a capire il linguaggio e i suoi destinatari.

L’altro tema di giornata è l’universo di Star Wars. Per chi avesse voluto unirsi alla ribellione, la Rogue Academy permetteva di utilizzare pistole e spade laser per allenarsi a battere l’Impero, o almeno farsi un selfie memorabile. Ecco, il lato ludico è il volto più sincero di questo Xmas Comics. Certo, ci sono i vari tavoli da gioco, con quei Bang!, Dixit e Munchkin che hanno sostituito la briscola e tressette come evergreen. Ci sono i soliti computer completi di cuffie e isolamento dal resto del mondo, con tastiere che valgono quanto tutti i computer presenti in casa mia e in quella dei parenti più prossimi. La peculiarità di questo Xmas Comics sta nelle gare di kart ispirate a Ghostbusters, in un atipico rubabandiera Marvel con armi e costumi di ogni tipo, in un’incredibile voglia di giocare e sognare con i miti di un tempo.

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L’improvvisazione, la navigazione a vista è salita al comando e ha ottenuto risultati migliori della riproposizione stanca dei classici di un tempo. Come la sfilata dei cosplayers. O sfigata, come ha detto qualcuno del pubblico, un po’ ingeneroso.

Un grandissimo spazio a doppiatori storici come Domitilla D’Amico e Fabrizio Mazzotta, come a dire che qui da noi la rivoluzione del “Sub-Ita” è ancora lontana. Specialmente in un Xmas Comics come questo, che forse avrà fatto storcere il naso a più di un otaku, ma che ha messo d’accordo tanti torinesi che volevano farsi un po’ di festa prima del Natale, tra una maschera e un gadget di Harry Potter. E che la forza sia con loro e con noi tutti.

LA NERD – MARIA GAIA

Quando avevo quindici anni, c’era una speciale mattina dell’anno in cui mi alzavo prima dell’alba. La mamma mi accompagnava in macchina fino a Orvieto, tra colline e nebbia ancora bassa. Lì prendevo il treno, e arrivavo a Lucca dopo tre cambi di regionali. Tornavo verso le due della notte, con la febbre a quaranta, sei chili di acquisiti, sempre felice. Sono passati dieci anni dall’inizio di questa esperienza, ripetuta alla cadenza di ogni Comics. I Comics intanto si sono moltiplicati, ogni città ha il proprio, con tanto di estensioni stagionali. È il caso di Torino Xmas Comics, variazione di genere declinata sulla facile discesa dello shopping natalizio.

Sono poco convinta, sono raffreddata, ma sono ancora quel tipo di persona che compra cappelli con la faccia di Totoro, e una spinta di professionalità mi obbliga ad alzarmi dal letto, di domenica mattina, alle nove passate. Tuttavia, gestisco l’evento fiera: preparo uno zainetto con il pranzo, per non inciampare nei noodles precotti a 4 euro e 50 l’uno, preparo una bottiglietta d’acqua, perché verso le 15 la bocca si secca e i piedi cominciano a far male, metto le scarpe comode e la sciarpa di Grifondoro, tengo il Nintendo acceso nella custodia, con lo StreetPass avviato. Magaimg_8351ri, gongolo per strada, incrocio qualcuno con il codice amico, e magari posso espandere la mia Zona Safari su Pokemon Y.

Magari.

La fila alla biglietteria è un buon campanello d’allarme: non c’è. La situazione è evidente ai cancelli di Torino Lingotto: con la mia sciarpa Grifondoro su cappotto neutro, potrei mettermi in fila al tornello dei cosplay. All’entrata non c’è da correre per la sopravvivenza. Organizziamo la percorrenza della fiera secondo il metodo basico, il più collaudato: veloce giro degli stand, scelta dei giochi da tavolo da provare, scelta dei videogame da provare, nel pomeriggio gara cosplay, acquisti agli stand selezionati.

Il giro veloce degli stand scorre davvero veloce, finché non ci impantaniamo in una fila apparentemente senza obiettivo. Le corsie intorno agli stand sono semivuote, e la popolazione del Comics si accalca intorno a un recinto chiuso, dove è esposta una youtuber viva. Viene fatto entrare un bambino alla volta, alcuni con la compagnia del genitore. Portano doni alla youtuber, disegni, dediche, libri, foto. Lei, in cambio, dispensa carezze, lunghi abbracci, sorrisi muti nella confusione. Per la prima volta a un Comics mangio seduta, in pausa pranzo. È una sensazione bella, priva dell’angoscia continua del cibo che cade e del tempo che scorre. Il tempo scorre comunque, ma senza privarci di nessuna delle possibilità in fiera. Dopo pranzo, visita breve al santuario dei Jedi. I ragazzi, anche loro recintati, in cosplay e spada laser, sanno quello che fanno: lo scontro a tre (due per la ribellione, uno per l’impero), regala piroette luminose a sorpresa.img_8383

La zona dei giochi da tavolo è totalmente occupata da giocatori. Da provare c’è un po’ di tutto, dal classico vecchio, gli scacchi, al classico nuovo, BANG!. Ci fermiamo nell’unico tavolo libero, dove un ragazzo estremamente competente ci mostra tre giochi da tavolo, per fascia d’età tra i 3 e i 6 anni. Risultiamo estremamente dotati in un gioco di logica che comprende maialini e lupi, poi riusciamo a salvare i pinguini in una sfida di incasellamenti, ma rimaniamo eternamente battuti dal classico gioco del 15, quello, per capirsi, dove devi spostare i tasselli in un quadrato ma dopo 74 mosse rimani comunque bloccato. Quando me ne vado, il ragazzo competente mi informa che il livello andava finito in 11 mosse.

Nella zona videogames, che conta circa quattro stand, vengo ipnotizzata da una tastiera retroilluminata che porta il nome di: DEVASTATOR. Gli stereotipi di genere sono qualcosa di molto lontano dal mondo dei Comics, e alla cassa c’è una lunga fila di ragazze con la DEVASTATOR in mano, pronte ad approfittare anche dell’offerta cuffie+microfono.

Faccio un breve test di guida per divertire gli astanti – non so inserire la retromarcia -, e nell’attesa che i vigili vengano a prelevarmi la patente, mi metto in fila per provare The rise of The Tomb Raider in uno dei pc Acer disponibili. La mia attenzione viene catturata da un ragazzo che sta imprecando in una lingua nerd altamente complessa, mentre è intento a cambiare le impostazioni video. Incuriosita, mollo la fila, e mi metto a guardare iimg_8332l suo schermo senza molta discrezione. Quando chiude la finestra delle impostazioni, vedo anche io quello che vede lui. Il gioco lagga (il lag è dovuto a un problema di connessione e consiste nel rollback, nella disconnessione e nel crash dei giochi). Lagga tanto che Lara Croft, nella sua giacca da neve, non riesce a tirare una freccia a un cervo che ha davanti al naso, perché quando il ragazzo fa ruotare la telecamera lo schermo diventa una specie di time lapse che neanche le foto della Via Lattea su National Geographic.

La gara di cosplay delle 15 inizia un poco in ritardo, e non è una gara. È una sfilata non competitiva, avvertono. Ma noi stiamo tifando per la ragazza con l’ombrello vestita da Venusaur, perché quando l’abbiamo capito è stato il momento più bello della giornata. Il nostro tifo è però combattuto, perché c’è un cane vestito da Harley Quinn, ed è molto fedele. È uno di quei cagnolini meticci e marroni, molto piccoli, con occhi grandi pieni di senso di colpa. La sigla del Torino Xmas Comics interrompe in modo netto la riproduzione continua di musica degli anime che andava avanti dal mattino. La gara – non competitiva – inizia. La prima a entrare è Venusaur, e noi applaudiamo forte. Ma un lottatore di sumo gonfiabile le passa davanti, fa una scena, e se ne vanno. Non rientrano più.

img_8378Il cane viene squalificato, per scongiurare l’arrivo degli animalisti. Ora guardiamo più l’orologio che il palco, il traffico a Lingotto Fiere sarà tremendo. Decidiamo di uscire, e non siamo i soli. Ai tornelli nel piazzale, un addetto dice a dei ragazzi: guardate che se uscite poi non potete rientrare. Voleva essere gentile, ma rimane senza risposta.

Quando ho visto per la prima volta i cosplay, al Lucca Comics dei miei quindici anni, non c’era gente mascherata. Ricordo bene lo stupore assoluto, il silenzio del pubblico e il vuoto di pensiero, quando quell’anno salì sul palco di Lucca una ragazza vestita da Edea, Final Fantasy VIII. Il palco si spense, e il suo vestito, senza che lei si muovesse, si aprì a ruota come una magia improvvisa, mentre le casse esplodevano il tema Liberi Fatali.

Al ritorno, la gente in treno era stanca, piena di pacchetti. Coppie e amici, che si ritrovavano per la prima volta nella giornata, si scambiavano regalini, commenti, storie, e ognuno controllava le foto di cosplay incredibili collezionate durante la fiera. Hai visto la ragazza-torta? E i soldati giocattolo sulle mura, sembravano veri? Hai visto il gruppo di Dragonball? Avevano il Drago Shenron!

Il Comics, ogni Comics di città diverse, è un evento puro. Un evento-territorio, un’Olimpiade diversa, dove ci si stanca e si corre tanto; dove nessuno ha paura di essere preso in giro perché ha le orecchie di gomma o una Pokèball di plastica in mano; dove il tempo scorre troppo veloce ma ne rimane sempre un po’ in avanzo quando meno te lo aspetti. Il Comics non dovrebbe mai essere vicino al Natale: deve essere un giorno di Natale in più, in un momento diverso dell’anno.

IL FIGHETTINO – VITTORIO

img_8323A me i fumetti non dispiacciono. Leggo Topolino da vent’anni, non mi perdo un solo blockbuster della Marvel, una volta ho sfogliato anche un Dylan Dog. E mi sta bene così, di fare la coda per uno schizzo o un aforisma di Recchioni non mi passa neanche per la testa. Al Torino Comics ci sono entrato con lo stesso piglio di un lettore di Caccia & Tiro che finisce per caso all’Acquario di Genova, fra colori e specie animali di cui non ipotizzava neppure l’esistenza.

La fiera occupa soltanto una parte dell’enorme Centro Esposizioni, e fatta eccezione per i filari di bancarelle e i chioschetti di donuts, gli spazi vuoti sono troppi. Un po’ desolante, al primo impatto. Qualcuno anticipa a un pubblico distratto le nuove frontiere del gaming, alcuni ragazzini si fanno ritrarre da ignoti disegnatori con le fattezze dei personaggi di un manga, e sembrano anche felici. Io riconosco solo il disneyano Andrea Ferraris, che è contento di star lì come lo sarebbe un vegano al banco macelleria. Gli espositori esibiscono la quintessenza degli albi e dei numeri introvabili, ma lo stato di conservazione di alcune copie fa pensare più che altro a fondi di magazzino rispolverati per l’occasione. Mi incaponisco su un Temple Run analogico nell’area giochi, reco disonore alla Scuola Guida Europea di Bari cappottandomi con la vettura in dotazione di un videogioco, infine mi esalto con la ricostruzione del campo base dello S.H.I.E.L.D. nel quale Teschio Rosso passeggia indisturbato. C’è anche l’angolo Star Wars, ma nessuna traccia della principessa Leia in bikini.

E qui veniamo al boccone più amaro, all’insopportabile tradizione, al babau di ogni fiera del fumetto: la parata dei cosplayer. Cari amici travestiti, io non vi sopporto. Lo so, leggerete questo articolo e ingaggerete La Mano per farmela pagare, ma voglio lasciare questo mondo esercitando il mio sacrosanto diritto alla democrazia.

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Ne ho visti a decine, nei panni di Monkey Rufy, Deadpool, Doctor Who, Sailor Moon, Pikachu e ovviamente Harley Quinn. Li ho visti immobilizzarsi di colpo e spararsi le pose tipiche dei loro eroi senza che nessuno li stesse fotografando. Li ho visti salire su un palcoscenico disadorno e ballare sulle note di una sigla o recitare a memoria, in perfetto accento piemontese, invettive contro il nemicoimg_8349. A tutti loro va la mia profonda solidarietà, e perché no, anche un’amichevole pacca sulla spalla per il solo fatto di averci provato. Che poi basterebbe poco, dico io: una parrucca un po’ meno sudicia, uno stivale al posto del tacco 12, una ragionevole cura dei dettagli… E invece no: Lara Croft si scatta un selfie, il Joker porta le Hogan e un pargoletto con la maschera di Jason Voorhees rimbalza da una fotocamera all’altra neanche fossimo a Tu Sì Que Vales. Niente da dire sull’aitante energumeno e sull’attempato signore che interpretano Indiana Jones e suo padre Henry: un barlu
me di speranza nella selva oscura del cerone e dei mantelli acetati. 
In questo teatro dell’assurdo, il solo rivale possibile del cosplayer è lo youtuber, ossia quella tipologia di essere umano che ricava popolarità dall’uso sapiente di Adobe Premiere e dall’atteggiamento impertinente davanti al teleobiettivo. Una coda interminabile si accalca all’ingresso della Sala Rossa: c’ero stato una volta per il firmacopie di Stefano Benni, oggi invece è il turno dei Mates, cinque allegri adolescenti che montano video in after e hanno a cuore la felicità dei fan, ma guai a pensare che lo facciano per i money. L’attesa tuttavia è estenuante, e per non scontentare la prole mamma e papà si organizzano con metodo: uno di loro resta a piantonare la coda, tutti gli altri vanno a mettersi in fila per poter salutare LaSabriGamer, una celebrità del Tubo che concede a tutti un abbraccio e una foto. Una bambina piange, non vuole lasciarla andare, è il momento più bello della sua vita: ma la Sabri è astuta, scatta un’altra foto e probabilmente la rimanda al prossimo tutorial nel quale svelerà i segreti di un nuovo gioco su smartphone. Faccio la spola fra l’uno e l’altro youtuber, ma il mio interesse decresce in maniera inversamente proporzionale all’entusiasmo dei ragazzini in coda. Sono indeciso sul da farsi, saluto un amico incontrato per caso, poi avvisto una Catwoman in tuta di latex e tanto basta per farmi desistere dalle indagini sulle tendenze in voga sul web.

La Xmas Edition del Torino Comics è stata questo e poco altro: un progetto a fumetti contro la violenza sulle donne, la premiazione dell’Horror Fest e la possibilità di acquistare un menù con hamburger, patatine e bibita fresca a soli dieci euro. Ho lasciato il Centro Esposizioni con la stessa espressione che avevo all’uscita dal cinema dopo aver visto 50 Sfumature di Grigio: tutto qui? Forse sono io che non ci ho capito niente, forse youtuber e cosplayer hanno vinto la guerra e a noi tocca accettare le cose per quelle che sono. Così anche un triste padiglione del Lingotto Fiere diventa il santuario nel quale si celebra la nuova religione, che al posto di icone e paramenti sacri impiega strisce disegnate ed eccentrici costumi.

Francamente non lo so se mi interessa. Voglio restare indifferente e continuare a leggere il mio Topolino, che come tutti gli esempi virtuosi è perfetto in quanto tale. Chissà, forse ho semplicemente paura di scoprire che la differenza fra me e il ragazzino che si dimenava nell’area gaming con un visore sugli occhi non è poi così marcata. Spaesato lui, spaesato io.

Maria Gaia Belli, Vittorio Polieri, Adriano Pugno

 

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