L’arresto e successivo rilascio dell’attore turco Can Yaman durante una maxi-operazione antidroga a Istanbul.
Una notte di pioggia, luci blu che tagliano il traffico di Istanbul, porte che si aprono all’improvviso. Nel mezzo, un volto noto: un attore che molti conoscono per un sorriso televisivo, fermo in un contesto che non fa sconti. La cronaca corre, ma le storie chiedono calma, precisione e un filo di umanità.
La scorsa notte, la capitale culturale della Turchia è stata teatro di una maxi-operazione antidroga coordinata dalla Procura della Repubblica. I raid, simultanei in almeno sette locali di Istanbul, hanno portato, da fine dicembre, a 36 arresti complessivi e a diverse segnalazioni. Le unità della Jandarma e i cani antidroga hanno sequestrato cocaina, marijuana, pastiglie, una bilancia di precisione, oltre ad armi e munizioni.
Nel corso di uno dei controlli al club Klein Phönix, è stato fermato Can Yaman. Fonti di indagine parlano del rinvenimento addosso all’attore di piccole dosi di sostanze eccitanti, talvolta indicate come “drops”. Non risulta che fosse inizialmente destinatario di un mandato: una segnalazione anonima avrebbe indirizzato lì gli investigatori. Siamo nel campo della cronaca giudiziaria, ed è bene ricordarlo: le ipotesi restano tali finché un giudice non le verifica.
Il punto centrale arriva dopo circa 12 ore. L’attore è stato rilasciato nel tardo pomeriggio, dopo aver reso dichiarazioni in cui ha sostenuto l’uso personale delle sostanze e dopo la disponibilità a eseguire i test tossicologici presso Medicina Legale.
Secondo quanto si è appreso, Yaman non potrà lasciare il Paese e dovrà restare a disposizione degli inquirenti nell’ambito dell’indagine ancora aperta. Non ci sono note ufficiali del suo staff: l’assenza di commenti, in questa fase, è una scelta frequente quando i fascicoli sono in corso.
Lo stesso filone investigativo coinvolge altre figure note in Turchia. Tra i fermati figurano l’attrice Selen Görgüzel, l’ex presentatrice Nilüfer Batur Tokgöz, Ceren Alper.
Negli sviluppi più ampi compaiono il produttore Muzaffer Yıldırım (proprietario del Bebek Hotel), l’attore Doğukan Güngör, l’influencer Burak Altındağ e il dirigente sportivo Sadettin Saran, poi rilasciato con supervisione giudiziaria. Le ipotesi di reato toccano possesso per uso personale, “facilitazione dell’uso di stupefacenti”, reati connessi alla prostituzione e riciclaggio di denaro.
Due sospetti, Kasım Garipoğlu e Mert Vidinli, risultano ricercati all’estero; per sette indagati è stato disposto il sequestro di beni.
Durante le perquisizioni al Bebek Hotel le autorità hanno rinvenuto una “stanza segreta” con materiali potenzialmente idonei a registrazioni. Gli investigatori ipotizzano eventuali usi illeciti; non esistono, al momento, conferme pubbliche sul contenuto delle chiavette USB sequestrate né sulla destinazione del denaro e delle fiches trovate.
Per Yaman, volto amatissimo anche in Italia grazie a serie come DayDreamer, Viola come il mare e il remake di Sandokan per la Rai, l’episodio resta clamoroso. I contratti con brand di lusso e i set in agenda si muovono su regole chiare: presunzione di innocenza, valutazioni interne, attesa degli atti. È un equilibrio sottile in cui la vita privata inciampa nell’arena pubblica. Tutto il resto è prematuro.
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