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Dall’affermazione alla crisi dell’io in Enrique Vila-Matas

Ormai più di un mese fa si è svolto il Festival Encuentro 2015 dedicato alle letterature ispanifoniche, al quale avevamo fatto cenno (ricordate?). Uno degli autori che è stato ospite dell’iniziativa, Enrique Vila-Matas, ha presentato in esclusiva italiana il suo nuovo romanzo Kassel non invita alla logica. L’autore, vincitore del Premio Internazionale Ennio Flaiano (2005), il Premio Elsa Morante (2007), il Premio Mondello (2009) e il Premio Bottari Lattes Grinzane, sezione La Quercia (2011), è considerato il maggiore scrittore spagnolo vivente dalla maggioranza della critica letteraria.

Si dice che lo scrittore catalano da ragazzo stravedesse per Ernest Hemingway e André Malraux, non per il loro talento di scrittori quanto per la loro capacità fotogenica. Chi lo convinse a diventare scrittore fu Giovanni Pontano, il protagonista interpretato da Marcello Mastroianni del film La notte di Antonioni. “Nel film lui è un romanziere di successo e ha una moglie stupenda – niente di meno che Jeanne Moreau. Le due cose che a diciassette anni desideravo essere ed avere di più”. Con il tempo cambiò fortunatamente idea sul successo, come farà il suo personaggio Doctor Pasavento. La sua prima opera risale al 1973 con Mujer en el espejo contemplando el paisaje, dove si succedono e si sovrappongono in uno spazio temporale dai toni onirici personaggi dalle doppie facce con situazioni e luoghi opposti. Il lettore si immerge in un andamento antinomico, tra stato di veglia e sogno, ragione e follia, percezione e rappresentazione. Il lettore si immerge nell’animo dell’autore.

«Cómo el tiempo no le deja nunca porque viene a amontonarse a su alrededor a cada instante y por todas partes y es ese tiempo, el suyo y el de los demás y el de los viejos muertos y el de los muertos por nacer… aun cuando es obvio que desenredar la ficción de la realidad y viceversa es tarea conflictiva…»

Una volta terminata l’Università inizia la carriera di critico cinematografico scrivendo per le riviste FotogramasBocaccio e Destino. Intanto come scrittore arriva al successo internazionale solo nel 1985 con Historia abreviada de la literatura portátil nel 1989. Ed è qui che il suo stile ironico e provocatorio, che spesso confonde realtà e finzione, viene apprezzato dal pubblico affascinato dallo stile sobrio e capace di alternare impennate liriche a frasi lapidarie, di insinuare effetti comici in conversazioni pungenti e disperate.

Uno degli scrittori più geniali ed eccentrici dei nostri tempi secondo molti, un autore metaletterario secondo altri, Vila-Matas ha sempre dichiarato di voler esser un artista che persegue il realismo nel senso che la realtà non è “realista” ma caotica. Scrittore e personaggi si confondono: “Los libros y los escritores son parte de la realidad, son tan reales como esta mesa junto a la que estamos sentados. ¿Por qué no pueden entonces estar presentes dentro de una ficción?”. Fa spesso uso di citazioni metaletterarie, è vero, ma spesso le citazioni iniziano con un riferimento lettarario specifico per poi finire con un proseguimento frutto della sua mente. I traduttori sono stati messi a dura prova più volte (sono 29 le lingue in cui viene tradotto).

vila-matas (1)Con El viaje vertical (2000) conduce i lettori nell’insidiosa navigazione che il protagonista effettua dentro se stesso, tra memoria e fantasmi. Per Vila-Matas scrivere è tradurre se stessi, l’impercettibile mondo interiore diventa così grandioso e immenso come un universo intero.

L’identità, e in qualche modo il viaggio, sono ancora temi portanti nel Doctor Pasavento (2005): centrale è la rinuncia di sé, così come si viene percepiti dagli altri, e la ripugnanza del successo, del riconoscimento, del potere. Nell’elaborazione di tale opera e per i successivi lavori, lo affermerà l’autore in un’intervista, un faro importante è stata la lettura di Danubio di Claudio Magris.

«La literatura», me dijo, «consiste en dar a la trama de la vida una lógica que no tiene. A mí me parece que la vida no tiene trama, se la ponemos nosotros, que inventamos la literatura.»

I termini ricorrenti nell’opera sono la solitudine, la follia, il silenzio e la libertà. “El doble pensamiento es una forma de disciplina mental que acaba resultándonos muy sintética y útil si somos capaces de creer dos verdades contradictorias al mismo tiempo”, scrive Vila-Matas alla fine del libro, pretendendo così  di essere allo stesso tempo il folle e lo psichiatra, lo scrittore e il critico d’arte, la persona scomparsa e il testimone della scomparsa. Enrique Vila-Matas estrapola le possibilità della scrittura alzando un edificio metafisico con pure impalcature letterarie. Je est un autre diceva Arthur Rimbaud. L’opera in generale trattando del tema della scomparsa e la difficoltà di non essere nessuno, si lega all’interno di una trilogia metaletteraria sulle patologie della scrittura con Bartleby y compañía (2000) e El mal de Montano (2002) – in realtà tali tre opere vengono anche associate generalmente insieme a París no se acaba nunca (2003) e Historia abreviada de la literatura portátil (1985) all’interno di una “tetralogía de la escritura”.

Torna al racconto – genere che ha contribuito in modo determinante al suo successo – con Exploradores del abismo (2007), che riunisce diciannove storie caratterizzate da personaggi costretti a esplorare l’oltre, a guardare al di là dei limiti umani, morali, sociali o fisici. Fa la parodia dell’apocalittico e allo stesso tempo riflette sulla fine di un’epoca della letteratura il successivo Dublinesque (2010): il protagonista è un editore che parte per Dublino con un manipolo di amici per celebrare il funerale dell’era Gutenberg, l’era del libro cartaceo (la data del viaggio è il 16 giugno, ovvero il Bloomsday, il giorno in cui si svolge l’Ulysses di James Joyce). Vila-Matas è appassionato delle opere di Joyce e del suo Ulysses in particolare e ha contribuito a fondare a Dublino l’Order of Finnegans, il circolo devoto allo scrittore, al quale partecipa piuttosto di frequente tutti gli anni, di solito in occasione del Bloomsday. tumblr_mmdxqrLQit1qfvw54o1_1280

Nel libro Figuraciones del yo en la narrativa: Javier Marías y E. Vila-Matas (2010)il teorico e critico Jose Maria Pozuelo Yvancos svolge una riflessione sull’esistenza di una certa “voz reflexiva” propria dello scrittore madrileno Javier Marías e di Vila-Matas. È una voce riflessiva che costruisce intorno all’io un luogo discorsivo, che è dell’autore ma allo stesso tempo non è dell’autore, lo presta ai suoi lettori. È una voce che non è autoreferenziale: “es un lugar donde fundamentalmente se despliega la solidaridad de un yo pensante y un yo narrante”. Di Enrique Vila-Matas Pozuelo Yvancos analizza Historia abreviada de la literatura portátil (1985), considerata all’interno della “tetralogía de la escritura”.  La caratteristica principale di tale serie sorge dal fatto che “su voz narrativa ha nacido […] totalmente contigua al lugar reflexivo del ensayo” nella tradizione degli autori come Michel de Montaigne, Franz Kafka delle Confessioni e diari, Robert Walser e Georges Perec come risultato di “un trasvase continuo entre una parcela de su producción literaria y la otra”, attraverso articoli, conferenze e saggi, che “ha hecho indistinguibles el yo ficticio y el yo real en los distintos géneros, los ficcionales y los que aparentemente no lo eran”.

Pozuelo Yvancos analizza due articoli di Vila-Matas, Mastroianni-sur-Mer e Un tapiz que se dispara en muchas direcciones, che riuniscono le caratteristiche di buona parte della produzione letteraria dell’autore: “anécdota menor biográfica como punto de partida, mezcla de elementos y personas reales con sucesos posiblemente inventados […] y el humor como elemento clave”. Vila-Matas ha da sempre utilizzato il saggio come ambito di sperimentazione per temi e strutture che appaiono più tardi nella sua opera più specificatamente collaborativa di fiction. In particolare, utilizza un certo approccio consistente nel realizzare la narrazione in modo che sia uno specchio della storia che va compiendo il narratore e il lettore che guarda la creazione che sta sorgendo. Per il critico, “la figuración del escritor en Vila-Matas […] no es un asunto, antes bien es una forma, una estructura, […] y la mejor manera de trazar esa idea es hacer que coincidan la producción del significado y el texto mismo del que tal producción esobjeto o consecuencia. De esa manera sujeto y objeto son indistinguibles”. Il gioco delle identità che attraversa tutta l’opera di Vila-Matas lo rende uno scrittore postmoderno, erede della crisi del realismo sorta dall’irruzione delle avanguardie e le loro principali problematiche: la sfiducia nel linguaggio, la rottura dell’eroe come entità solida, l’idea di una rete infinita di testi che soppiantano l’identità personale e la rilevanza di una testualità come orizzonte del mondo. In definitiva nella sua opera permea la crisi contemporanea del soggetto e la discussione metafisica di un’identità ontologica, solida e massiccia, sostenuta per la propria logica da sistemi culturali narrativi.

Bibliografia

Vila-Matas Enrique, Mujer en el espejo contemplando el paisaje

Vila-Matas Enrique, Doctor Pasavento

Pozuelo Yvancos José María, Figuraciones del yo en la narrativa: Javier Marías y E. Vila-Matas, Valladolid, Universidad de Valladolid, 2010

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