Apri una finestra sull’aria che non si vede: scegliere i materiali giusti per una VMC vuol dire respirare meglio ogni giorno, tagliare consumi e rumori inutili, e dimenticarsi la condensa sui vetri.

Quando le finestre restano chiuse per mesi, la casa cambia. Gli odori stazionano, l’umidità sale, le superfici si raffreddano. La ventilazione meccanica controllata entra qui, in silenzio, per riportare equilibrio. Ma il punto non è solo “avere una VMC”: è come la costruisci. I materiali contano più di quanto sembri. Cambiano la qualità dell’aria, la dispersione di calore, il rumore, la manutenzione. E sì, incidono sul portafoglio lungo tutto il ciclo di vita.
Mi è capitato di vedere due appartamenti gemelli: stessa unità VMC, risultati opposti. Nel primo, aria fresca, camere a 20 °C, 27 dB(A) in notte. Nel secondo, sibilo costante e bocchette fredde. La differenza? Condotti corrugati non coibentati, curve strette, filtri economici. Il cuore era lo stesso, ma le arterie no.
Materiali chiave: pro e contro
Condotti. L’acciaio zincato liscio garantisce tenuta all’aria (classi fino a D secondo EN 12237) e basse perdite di carico: in media 0,6–1,0 Pa/m a velocità contenute. I flessibili corrugati in PE/PP semplificano le pose ma aumentano la resistenza (1,5–3 Pa/m) e il rischio di rumore; utili sui tratti finali, non per linee principali. In zone fredde, la coibentazione da 25–30 mm evita condense e dispersioni. Verifica la reazione al fuoco: metallo A1, polimeri con certificazione B-s1,d0 dove richiesto.
Scambiatore di calore. I controcorrente in polimero o alluminio arrivano all’efficienza sensibile 80–90% (EN 13141). Le versioni entalpiche recuperano anche parte dell’umidità: ottime in inverno se l’aria interna tende a seccarsi. L’alluminio dissipa meglio il calore, il polimero resiste a condense e facilita la pulizia.
Filtri. Con la norma ISO 16890 ha senso parlare di ePM1 ed ePM10. In città, un ePM1 50–70% in immissione riduce il PM2.5; in estrazione basta spesso ePM10 50%. Un pre-filtro grossolano allunga la vita del principale. Più efficienza significa più perdita di carico: pianifica ricambi e verifica i Pa disponibili del ventilatore.
Ventilatori. I motori EC riducono i consumi e il rumore. Valuta lo SFP (Specific Fan Power): a portate residenziali 0,4–0,6 W/(l/s) è un buon riferimento. Esempio reale: 120 m³/h (33 l/s) con SFP 0,5 richiede ~16,5 W, pari a ~144 kWh/anno in funzionamento continuo.
Silenzio. Fonoassorbenti in lana minerale o melammina, se certificati, domano le frequenze critiche. Nelle camere punta a <30 dB(A). Occhio alle griglie: una bocchetta sbagliata crea fruscii più di un ventilatore.
Come scegliere per un kit VMC duraturo
Clima e posa. In zone fredde, tratta l’aria esterna con condotti coibentati e tratti brevi; nelle soffitte, barriera al vapore corretta. Evita passaggi in ambienti non riscaldati se non isolati.
Portata e perdite. Progetta 0,3–0,5 vol/h in residenziale. Mantieni velocità nei canali principali sotto 2,5–3 m/s. Le curve dolci valgono più di un ventilatore potente.
Filtrazione. Scegli filtri adatti all’ambiente e alla salute degli occupanti. Fissa un promemoria per la sostituzione (3–6 mesi in città). Se non conosci il livello di inquinanti locali, dichiaralo: senza misure, la scelta del grado ePM1 ottimale resta prudenziale.
Sicurezza e salubrità. Materiali con certificazioni igieniche, guarnizioni anti-biofilm sulle prese esterne, pendenze per drenare condense. Niente improvvisazioni sugli scarichi condensa.
Messa a punto. Bilanciamento finale con strumenti, non “a orecchio”. Un sistema in equilibrio consuma meno, recupera più calore e dura di più.
Alla fine, scegliere i materiali per un kit di ventilazione meccanica controllata è un esercizio di sensibilità: ascolti la casa, il clima, le abitudini di chi la vive. Poi lasci che i numeri guidino la mano. La domanda è semplice: che aria vuoi respirare tra cinque inverni, quando fuori piove e dentro vuoi solo silenzio e calore?





