Roberto Saviano

Bacio feroce e la pedagogia del ferro

“C’è una vecchia storia raccontata tra i neofiti della barbarie, se la passano gli allevatori clandestini di cani da combattimento: creature disperate, loro malgrado devote a una causa di muscoli e di morte. Narra, quella leggenda priva di riscontri scientifici, che i cani da combattimento vengano selezionati alla nascita. Gli addestratori studiano la cucciolata con gelida insofferenza. Non si tratta di scegliere chi sembra possente, ignorare chi appare troppo magro, prediligere chi scaccia la sorella dalla tetta o individuare chi punisce il fratello ingordo. La prova è un’altra: l’allevatore strappa il cucciolo dal capezzolo prendendolo per la collottola e agita il musetto vicino alla sua guancia. La maggior parte dei cuccioli gliela lecca. Ma uno – quasi cieco, ancora sdentato, le gengive abituate solo al morbido della madre – tenta di mordere.
   Vuole conoscere il mondo, vuole averlo sotto i denti. Quello è il bacio feroce. Quel cane, maschio o femmina che sia, sarà allevato da combattente.
   Esistono i baci e poi i baci feroci. I primi si fermano entro il confine della carne; i secondi non conoscono limiti. Vogliono essere ciò che baciano.
   I baci feroci non vengono dal bene né dal male. Esistono, come le alleanze. E lasciano sempre un sapore di sangue.”

Un ragazzo solo. Incredibilmente solo. Lo avevamo lasciato così il Maraja, al secolo Nicolas Fiorillo, protagonista della Paranza dei bambini di Roberto Saviano e del suo seguito Bacio feroce. E questi due temi, l’adolescenza e la solitudine, sono il centro di questa mini-saga.

Pesa l’assenza di un fratello, Christian, vittima di lotte di potere di cui era a malapena spettatore. L’assenza di una famiglia, incapace di svolgere quella funzione educativa che sembra irraggiungibile oggi, soprattutto nella Napoli di Gomorra. L’assenza di una scuola, che sparisce dalla vita dei paranzini, impegnati in un altro tipo di crescita e di formazione.

Nella Paranza dei bambini avevamo seguito lo slancio dei paranzini e del loro leader, Nicolas Fiorillo, le loro mosse per comandare e avere potere in un mondo che si divide in fottuti e fottitori. E loro, fottuti, davvero non ci sapevano stare. Erano arrivate le prime estorsioni, le prime piazze, i primi omicidi. E la prima vendetta intestina, l’omicidio di Christian Fiorillo da parte di un altro paranzino, Dentino. Un omicidio che non toglie certezze ma le solidifica, le rende ineluttabili: da qui non si torna più indietro, si può solo salire. O crollare.

Bacio Feroce

Bacio feroce (via Feltrinelli)

La prosa di Bacio feroce segue due pulsioni, due diversi respiri che si alternano quasi ad ogni pagina. Una, più soggettiva, è il racconto di Nicolas Fiorillo e delle sue gesta, i suoi piani, la sua voglia di primeggiare. Un racconto epico, fatto di sogni e incertezze, fatto soprattutto di scelte, perché la formazione non può che essere fatta di scelte. Il ritmo è disteso, persino uno come il Maraja può perdere d’occhio il presente, con un passato continuamente perso, che chiede il suo tributo di sangue e nostalgia, e un futuro diviso tra il potere e una nuova famiglia.

Poi c’è il presente, c’è quel Sistema che è il nuovo paradigma della mafia e che Saviano aveva ben descritto in Gomorra e che qui ci mostra in tutta la sua operatività. I miti, le icone, l’immaginario di cui si abbeverano i paranzini si contrappongono a un mondo, quello camorristico, sempre più preciso, imprenditoriale, senza fronzoli. Le tante morti di personaggi più o meno principali si accavallano stancamente, un elenco senza pathos e senza quel sogno di una morte gloriosa che scalda i camorristi 2.0. Quasi a voler dire che i soprannomi, le gesta, i rituali sempre nuovi che scaldano i paranzini siano soltanto emanazioni di un Sistema che li controlla e li consuma.

Bacio feroce è l’opera forse più politica di Saviano, che si allontana dalla cronaca giudiziaria e dalle mafie per denunciare il mondo che stiamo vivendo, la contropartita che ci viene offerta per non cadere in tentazione, per non cedere ai guadagni e ai soldi facili. La risposta di Saviano è che siamo noi ad aver costruito questo mondo, a nostra immagine e somiglianza. Un mondo dove ai valori viene anteposto il valore economico, dove l’istruzione e le famiglie hanno perso autorevolezza e le istituzioni hanno perso autorità, dove l’unica pedagogia possibile, a Forcella come in qualsiasi città consumata dalla fame e dallo sfruttamento, è quella del potere e del ferro, come vengono chiamate le armi nel gergo dei paranzini.

Una generazione senza padri e senza Legge, l’impersonificazione violenta delle teorie di Lacan in un mondo usa-e-getta, dove la violenza si impara sui tutorial di Youtube e il traditore è soltanto un higuain.

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