https://www.google.it/search?q=mostra+lumiere+piazza+maggiore&espv=2&biw=1304&bih=707&source=lnms&tbm=isch&sa=X&sqi=2&ved=0ahUKEwjM6t2h77vOAhVDSRoKHTm5D9gQ_AUIBigB#imgdii=ZYjgNn4HQBK6qM%3A%3BZYjgNn4HQBK6qM%3A%3BtXjHygGnbsgc3M%3A&imgrc=ZYjgNn4HQBK6qM%3A

Un compleanno con i Lumière: i trent’anni del Cinema Ritrovato

Quest’anno il “Cinema Ritrovato” festeggia un importante traguardo, trent’anni di onorato servizio, trent’anni di piccoli, ma sudati passi in avanti che hanno permesso a questa bellissima iniziativa di diventare uno degli eventi più importanti dedicati al cinema del passato. E allora bisogna festeggiare e bisogna anche farlo per bene. È così che nasce l’idea di allestire una mostra che ripercorra passo dopo passo, le tappe che hanno portato al cinema come lo conosciamo noi oggi.

La mostra, allestita nel sottopasso di Palazzo Re Enzo, si snoda tra le vie sotterranee che attraversano la piazza. Man mano che si procede si viene risucchiati da un’atmosfera quasi magica  e, tutto d’un tratto si viene letteralmente catturati da una marea di incredibili invenzioni che hanno rivoluzionato il nostro modo di vedere il mondo.

Certo l’invenzione dei Lumière non spunta fuori dal nulla. Al contrario, esiste una vera e propria “archeologia del cinema”, l’insieme di pratiche e ricerche nate dal tentativo di ricostruire e riprodurre la realtà che ci circonda nel modo più fedele possibile. Grandi invenzioni arrivano nel XIX secolo, quando gli scienziati iniziano a mettere a punto dei particolari strumenti capaci di restituire allo spettatore l’illusione del movimento. A fine secolo grandi nomi come Marey, Muybridge e Edison vengono associati ad altrettanto grandi invenzioni, apparecchi fotografici che riescono a catturare il movimento e a regolarizzare la velocità di scorrimento delle immagini. Proprio queste svolte permetteranno ai fratelli Lumière di dare alla luce il loro cinematografo.

Da questo momento la strada è tutta in salita per questa famiglia di inventori che inizia a partorire, una dopo l’altra, delle apparecchiature sempre più precise e in grado di riprodurre frammenti della realtà e cogliere il https://www.google.it/search?q=mostra+lumiere+piazza+maggiore&espv=2&biw=1304&bih=663&source=lnms&tbm=isch&sa=X&ved=0ahUKEwj38q-i9LvOAhUDcBoKHWtuDKcQ_AUIBigB#imgrc=rYvCOAbdnBj0dM%3Amovimento in maniera via via più precisa e puntuale. Nel 1881, ad esempio, Louis Limière, un diciassettenne ancora alle prime armi, riesce a perfezione un particolare procedimento che segnerà una svolta per il mondo della fotografia: l’emulsione secca alla gelatina bromuro d’argento. Si tratta di un particolare trattamento che permette di realizzare per la prima volta delle fotografie istantanee, e che consente ai fotografi di preparare in anticipo le lastre in argento senza dover portare sempre con sé un laboratorio per la produzione di un’emulsione, come accadeva invece fino a quel momento. Proprio a partire da questa brillante invenzione inizia anche l’espansione di quella che sarà la celebre Sociètè Lumière et fils, una costruzione che si estenderà su un terreno che occupa la zona della periferia di Lione conosciuta con il nome di Monplaisir.

Un’altra importante svolta avviene nel 1894, quando Antoine Lumière assiste a Parigi a una dimostrazione del kinetoscopio messo a punto da Edison, un’invenzione che lo lascia piacevolmente colpito, ma con una nota di amaro in bocca. Si può fare di meglio, si può fare uscire l’immagine dalla scatola e ai suoi figli spetta l’arduo compito di capire come. Anche stavolta il lampo di genio viene dalla mente del giovane Louis, il quale realizza un sistema di trascinamento della pellicola e arresto del fotogramma ispirato al meccanismo della macchina da cucire. Passare dalla cinepresa al proiettore è molto semplice, è sufficiente sostituire l’obiettivo, inserire un portapellicola e fissare l’apparecchio ad un cavalletto. Ultima, ma non meno importante, la possibilità di stampare a contatto, partendo dal negativo.

La mostra espone una serie piuttosto vasta di macchinari, lastre e foto che permettono di comprendere al meglio, anche per chi come me non è affatto del settore, i complessi meccanismi dietro il funzionamento di questi strumenti. È addirittura possibile provare ad usare alcuni di loro per osservare più da vicino e in maniera concreta come i singoli fotogrammi venissero uniti insieme e messi in sequenza per arrivare a riprodurre l’illusione del movimento.

L’anno successivo, il 28 dicembre del 1895, in una vecchia sala da biliardo presa a noleggio da Antoine Lumière e poi ribattezzata con il nome di Salon Indien, nello scantinato del Grand Cafè, al civico 14 di Boulevard des Capucines, avrà luogo il primo spettacolo allestito per pubblicizzare e commercializzare la grande invenzione di famiglia cinematografo. E se la prima non riporta un grande successo, la notizia dell’uscita del cinematografo e della sua straordinarietà non tarda a fare il giro di Parigi e ben presto il vecchio scantinato si ritrova invaso da spettatori curiosi e appassionati, incantati dalla proiezione.

La mostra è ricca di ogni tipo di testimonianza che permetta di ricostruire la storia del cinema dai primi passi fino ai moderni metodi di riproduzione del movimento. Accanto ai vari macchinari, tutti tenuti in ottimo stato e di cui viene fornita una chiara descrizione, si trovano anche le prime locandine, appunti scritti, lettere e ovviamente tutta una serie di pellicole.

A partire dalla prima proiezione, quella del 1985, fino a quelle più recenti, si rimane colpiti per la semplicità ed efficacia delle scene riprodotte. Si tratta principalmente di momenti di vita quotidiana: i pranzi all’aperto, https://www.google.it/search?q=mostra+lumiere+piazza+maggiore&espv=2&biw=1304&bih=707&source=lnms&tbm=isch&sa=X&sqi=2&ved=0ahUKEwjM6t2h77vOAhVDSRoKHTm5D9gQ_AUIBigB#imgrc=TgiIGxuzeQulqM%3Ale passeggiate, le gite di famiglia. Sono video carichi di un profondo realismo, ci sono i bambini che giocano facendo il girotondo, i componenti della famiglia Lumière che si accingono a partire con la loro carrozza, tutti frammenti di una quotidianità semplice e spontanea che vengono fissati sulla pellicola e restituiti allo spettatore, esso stesso parte di quella quotidianità.

Purtroppo l’80% circa del patrimonio del cinema muto è andato perduto, ma Louis Lumière, fortunatamente, è riuscito a conservare la propria opera e a depositarla, nel 1946, presso la Cinémathèque française. Nel corso degli anni Sessanta e Settanta poi, un collezionista lionese, Paul Gérard, è riuscito a mettere insieme un numero consistente di pellicole e negli anni 1982-1983, a seguito della creazione dell’Institut Lumière, Bernard Chardère riesce a radunare in maniera quasi completa questo patrimonio. Nel 1991, avviene una prima opera di catalogazione, a cui segue una seconda ancora in corso e iniziata nel 2014. Si tratta di ben 1422 film, girati tra il 1985 e il 1905.

Ma perché Bologna ha tanto a cuore la storia di questa grande invenzione? La risposta risale all’anno 1986, esattamente al periodo tra il 27 agosto e il 3 settembre, quando il frutto del lavoro dei Lumière arriva in città, precisamente al Teatro Brunetti, oggi Teatro Duse, grazie alla compagnia teatrale Perfetti-Calcina, la quale vi presenta la pantomima Histoire d’un Pierrot di Beissier. La reazione del pubblico è di assoluto stupore per l’incredibile realismo che questa invenzione è in grado di riprodurre. Nonostante il feedback positivo, però, l’effettiva diffusione del cinematografo a Bologna tarda ad arrivare e bisognerà aspettare il 1899 e gli impresari Enrico Pegan e Giuseppe Stanich. Così, nel 1901 vede la luce il Reale Cinematografo Lumière, in Via Rizzoli 13, mentre bisognerà attendere il 1915 per la costruzione di Palazzo Ranzani con al suo interno Il Teatro e Il Cinematografo Modernissimo.

Il genio dei Lumière, tuttavia, non poteva certo arrestarsi a questa sola invenzione. Così, nel 1903 Louis deposita il brevetto di un metodo che punta ad ottenere delle fotografie a colori, sono le lastre Autochromes. Si tratta di un filtro schermo composto da granelli di fecola di patate, provate a pensare quale genio avrebbe mai potuto creare un simile meccanismo, tinti in tre colori e che doveva filtrare le radiazioni della luce. Il risultato era una diapositiva visibile solo in trasparenza.

La strada verso innovazioni sempre più straordinarie e metodi di volta in volta più precisi era ormai spianata. La mente dei Lumière continua a sfornare una serie di invenzioni sempre più stupefacenti per un pubblico di spettatori sempre più ampio. È così che, nel 1935, Louis presenta all’Académie des Sciences un procedimento di cinema tridimensionale proponendo un remake dell’Arrivée d’un train à la Ciotat.https://www.google.it/search?q=arriv%C3%A9e+du+train+en+gare+de+la+ciotat&espv=2&biw=1304&bih=663&source=lnms&tbm=isch&sa=X&ved=0ahUKEwj5tPKh9bvOAhVMcBoKHY7wBBUQ_AUIBygC#imgrc=iVFqTo6T1AS4iM%3A

Insomma, a trent’anni dalla nascita del Cinema Ritrovato, Bologna ritrova e riscopre la bellezza e la magia del cinema dalle sue origini, e forse non solo di quest’ultimo. Ad essere ritrovate e rispolverate non sono solo le vecchie invenzioni di un tempo, ma anche i ricordi legati a quelle generazioni che costituiscono il patrimonio culturale che ci ha formati. E allora che aspettate, per ripararvi dall’afa bolognese o dal clima uggioso degli ultimi giorni non c’è nulla di meglio di un bel tour nei sotterranei cittadini alla scoperta di quelle geniali invenzioni che hanno cambiato, ed è proprio il caso di dirlo, l’ottica da cui guardare il mondo.

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