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Loving Vincent: la magia del primo film interamente dipinto su tela

Il 16, 17 e 18 ottobre è uscito nelle sale, purtroppo per soli tre giorni, ma con una replica prevista per il 20 novembre, un film di cui si è molto sentito parlare negli ultimi mesi. Definito dalla critica come un capolavoro unico nel suo genere, un capolavoro animato, Loving Vincent è un film dedicato agli ultimi mesi della vita di Vincent Van Gogh, un misto tra un giallo, un film drammatico, un documentario che indaga questo evento intriso di mistero a un anno dalla scomparsa dell’artista.

La direzione dell’inglese Hugh Welchman e della moglie polaccca Dorota Kobiela è riuscita a dar vita ad un film mai visto prima: un filmim.1ato dal vivo con attori che recitano dando voce a personaggi dipinti. Si tratta del primo film interamente dipinto. Nato dal lavoro di ben 125 artisti, che si sono adoperati per dipingere i 65,000 frames, tutti ispirati da specifiche opere di Van Gogh, che compongono il film. Le riprese del filmato realizzato con gli attori sono state eseguite su un set rudimentale e successivamente proiettate sui dipinti, un’inquadratura dopo l’altra e poi dipinte. È questo il tratto che rende questo film unico nel suo genere: l’uso esclusivo di dipinti ad olio. È come se il il compito di raccontare gli ultimi mesi di vita dell’artista siano stati affidati all’opera stessa di Van Gogh, alle sue pennellate decise e dal tratto pesante, quasi fangoso, mentre gli attori diventano delle semplici voci narranti.

La storia parte dell’idea di investigare quella teoria, già  avanzata nel 2011 dalla biografia di Steven Naifeh secondo cui quello di Van Gogh non sia stato un suicidio, ma lo scherzo finito male di un bullo, il sedicenne René Secrétain, e che l’artista, in punto di morte, avesse deciso di spacciare l’accaduto come un tentativo di suicidio per non sconvolgere il vicinato, e per usare il fascino di un gesto come quello del suicidio per evitare la vergogna di una fine tanto stupida come quella di essere stato ucciso “per gioco”.

Tra gli attori troviamo Douglas Booth nei panni di Armand Roulin, figlio del direttore dell’ufficio postale di Auvers-sur-Oise Joseph, interpretato da Chris O’Dowd, ed entrambi personaggi delle tele di Van Gogh, nei cui panni troviamo Robert Gulaczyk. Dal punto di vista narrativo, l’espediente che fa da miccia all’accendersi della storia è quello della consegna di una lettera indirizzata da Van Gogh al fratello Theo, che porta il giovane Armand ad indagare e a scoprire cosa è realmente accaduto. Armand diventa, dunque, la guida a cui lo spettatore si affida per la durata di tutto il film.https://goo.gl/QvLGCZ

Il risultato di questo “folle” e rivoluzionario tentativo è una storia che incanta e fa trasognare il lettore, che ha l’impressione di immergersi in un enorme dipinto. I paesaggi palpitano, vibrano sullo sfondo, le pennellate si animano, si staccano dalla tela e sembrano quasi danzare davanti ai nostri occhi. Ritroviamo gli amati campi di girasole che brillano come oro e crepitano al movimento di ogni pennellata, i notturni cieli vangoghiani che prendono vita e vorticano proprio come nei dipinti originali, dando vita ad un brilluccichio quasi ipnotico. Immersi in questa atmosfera, ma al contempo lontani, sono quegli attimi di flashback in cui vediamo apparire la figura in prima persona dell’artista, secondo la tecnica del disegno a matita monocromatico, quasi a formare due piani temporali ed emotivi diversi e in qualche modo, forse, anche contrastanti.

Tutto il film rievoca l’idea di una lunga passeggiata al museo, come una sorta di excursus tra quei quadri attraverso cui Van 

https://goo.gl/wkcytBGogh ha raccontato la sua vita, e che ora sembrano non poter astenersi dal raccontare essi stessi una storia, quella della morte del loro creatore. In un’atmosfera d’intrigo, di investigazione, ma al tempo stesso di profondo dramma e tristezza, è attraverso i dipinti che si cerca di andare a fondo. Eppure, giunti al termine di questa esperienza, si ha la sensazione che la vera domanda non è chi ha ucciso Van Gogh, ma chi è stato davvero Van Gogh. Quest’ultimo, infatti, più che essere la figura centrale di tutta la storia è la causa e il fine ultimo di questa.

Lo spettatore viene invitato ad entrare nel mondo e nella mente dell’artista, certamente uno dei modi migliori per cercare di carpirne l’opera e la vita. Eppure, nonostante questa sorta di immedesimazione il film ci lascia con una serie di interrogativi ancora da risolvere. Cosa è realmente accaduto in quel lontano 1890? Chi era davvero Van Gogh se non l’insieme di tutte quelle pennellate e tutte quelle storie che egli stesso a raccontato e, al tempo stesso nessuna di esse?

“Vuoi sapere così tanto della sua morte, ma cosa sai della sua vita?”

Immagini: https://goo.gl/GRfQof, https://goo.gl/GD8GVy, https://goo.gl/wkcytB

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