Agnès-Varda-JR-Visages-Villages-2017-

Visages, Villages. Fare immagini altrimenti

Agnès-Varda-e-JRCosa accomuna Agnès Varda, icona della Nouvelle Vague, al giovane fotografo JR? Le somiglianze tra i due artisti sembrano essere ben poche, il loro lavoro assai diverso. Eppure, sin dall’inizio di questo documentario, si percepisce un’affinità che travalica, includendole, le differenze generazionali. JR ha infatti trentasei anni, l’età in cui Agnès diresse l’amico Godard, ma la sua sensibilità, come dimostra il reportage sugli anziani a Cuba, può già dirsi matura. Tuttavia, al di là del dato anagrafico, è sul linguaggio che si fonda questo bizzarro sodalizio.

Entrambi parlano infatti per immagini, pur declinandole in maniera differente. I primi piani che la Varda ha regalato al cinema, JR li riproduce affiggendoli sui muri, ed è appunto con questo intento che è nato Visages Villages. A bordo di una camera oscura ambulante, i due attraversano dunque il cuore della Francia, intenzionati ad immortalare, e restituire, i volti che incontreranno nel cammino. Conoscono così Janine, ultima abitante di un quartiere di minatori, mentre ad Escalles mobilitano l’intero villaggio. Nella città di Nathalie Sarraute fanno amicizia con un moderno agricoltore, altrove discutono con due pastori e, in un altro paesino ancora, rendono omaggio a un’antica storia d’amore. Operai e cameriere, clochard e postini, tutti partecipano a questa festa itinerante. C’è chi si schermisce e chi rincorre la telecamera, chi suona le campane e chi canta Ring my bell. Ovunque la gente sorride, si scopre rivedendosi, e anche nei momenti di maggiore tristezza è impossibile abbandonarsi allo Visages-villages-AV-JR-Unframed-Saint-Aubin-sur-Mer-«-Guy-Bourdin-»-1954-Agnès-Varda-revu-par-JR-France-2016-Visages-villages©Agnès-Varda-JR-Ciné-Tamaris-Social-Animals-2016-1440x690sconforto. Essendo questo un viaggio nella memoria, collettiva ma non solo, non mancano infatti parentesi nostalgiche, durante le quali la fotografia, più che rendere eterno il presente, sembra voler evocare il passato. Lo stesso Henri Cartier Bresson, di cui si recano a visitare la tomba, si dichiarava scettico verso il concetto di «instant decisif», con il quale i critici si sforzano di riassumere la sua poetica. Le immagini, per loro stessa natura, sono infatti effimere, e JR ne è ben consapevole. Su un bunker della costa normanna, fatto precipitare dalla cima di una falesia, i due artisti decidono di riprodurre una foto del giovane Guy Bourdin, fotografo di moda ed amico della Varda. Si tratta di un’operazione destinata a scomparire, le maree la sommergeranno, eppure basterà quel gesto a immortalarne per sempre il ricordo. Più che a catturare un istante, la fotografia serve dunque a raccontare storie. È un’arte concettuale prima ancora che visiva, un’arte in cui predomina la componente gestuale. JR arriva persino a dirigere i piedi di Agnès, li fa viaggiare su vagoni diretti chissà dove, e fa sì che i soggetti si posino, letteralmente, all’interno del loro stesso cuore.

Visages-villages-Usine-Arkéma-AVJR-devant-collage-groupe-Visages-villages©Agnès-Varda-JR-Ciné-Tamaris-Social-Animals-2016-1440x690Per quanto articolato, il linguaggio di JR ha però bisogno di una struttura cui appoggiarsi. Il montaggio diventa così l’impalcatura di questo racconto, la sintassi necessaria al suo sviluppo. Il ruolo della Varda, ovvero del cinema, consiste appunto nel creare connessioni e dotarle di un senso. Ecco dunque che l’occhio di un pesce diventa quello della stessa regista, appannato ma ancora vigile, il quale lascia poi il posto a quello inciso da Buñuel. Il significato che se ne ricava, quindi, non necessariamente obbedisce alla logica: un pensionato può sentirsi precipitare come vedremo accadrà al bunker. È piuttosto il Caso, il migliore assistente di un regista, a determinare questi insoliti accostamenti. Capita così che i destini si attraggano, le situazioni si ripresentino, e che dietro gli occhiali scuri di JR compaia, improvvisamente, il profilo di Jean-Luc Godard. Il cineasta svizzero, sfuggente e imprevedibile, si manifesta appunto nella sua clamorosa assenza. Compare negli omaggi che gli tributa la Varda, nei messaggi lasciati sulla porta di casa sua, e nei ricordi di chi, a quella porta, è venuto a bussare.

Visages-villages-Bonnieux-collage-médaillon-Visages-villages©Agnès-Varda-JR-Ciné-Tamaris-Social-Animals-2016-1440x690Visages Villages è quindi anche, e soprattutto, il racconto di un’amicizia. Quella nata tra Agnés e JR e quella, ritrovata, tra Jean-Luc e la regista. È la storia di persone che ci insegnano a guardare, a pensare attraverso gli occhi e immaginare con la mente. Persone che si cercano, pur essendosi perse di vista.

Photocredits: http://www.artribune.com; http://www.en.rouge-international.com.

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