d8773ccdee231bc1fdd1901941199f85--encouragement-words-self-motivation

Feel free around the world!

In questi giorni abbiamo assistito al caso Weinstein, simbolo del patriarcato di Hollywood che è finalmente sotto aperta accusa. Certo il tutto era già noto, ma finalmente è partita una denuncia a più voci anche se a distanza di anni. Da dove può partire però il cambiamento e l’innovazione sociale nella quotidianità della vita? Di certo dal singolo individuo, non importa il genere. Si può fare la differenza ogni giorno. Non si può pensare che il cambiamento culturale, educativo arrivi all’improvviso. Il sistema patriarcale d’altronde è stato costruito in millenni, pensare di poterlo scardinare in un solo attimo, con un solo passo avanti purtroppo è utopistico.

Ho avuto modo di conoscere Freeda feel free around, una startup innovativa fondata nel 2016 che ha lanciato un’app − si nutre tramite crowdsourcing e ora è in versione beta ma entro la fine dell’anno uscirà quella definitiva − con la mission di rendere le città a misura di donna grazie ad una tecnologia dal forte impatto sociale che mappa la percezione di sicurezza delle donne nei contesti cittadini segnalando iniziative e  servizi per le donne che contribuiscono alla valorizzazione del territorio. Quante volte una donna pensa “non posso uscire di notte per andare dall’altra parte della città da sola, anche prendendo il bus”. Perché? Lo sappiamo tutte. Perché si ha la percezione di sentirsi non troppo sicure. Si pensa anche che gli escamotage spesso utilizzati come stare al telefono con qualcuno o indossare scarpe comode che permettano un passo veloce non bastino (e quanti altri ce ne inventiamo!) per poi guardare guardinghe ogni ombra che vediamo muoversi.  In questo c’è un problema anche di fruibilità dei servizi e come paese siamo innegabilmente indietro, manca attenzione: in una città tutti noi abbiamo esigenze diverse, tutti noi dovremmo essere messi in condizione di accedere ai servizi cui abbiamo diritto.

Freeda feel free around è un progetto nato dalla cooperazione di giovani donne e dedicato a tutte le donne che vogliono sentirsi libere e indipendenti nel muoversi nel contesto cittadino perché dovrebbero esserlo sempre. La startup accelerata dal programma TIM #WCap 2016 si basa sulle strategie di mobilità delle donne. L’app è una sorta di Waze o del più famoso Tripadvisor ma concentrato sulla mobilità femminile e le realtà cittadine che si occupano principalmente di tematiche rivolte alle donne.

«Il progetto dà voce e forma a ciò che pensano le donne dei luoghi che vivono avvicinando di più le città alle loro esigenze e agevolando la riscoperta dei quartieri, tramite una maggiore consapevolezza. Vogliamo realizzare un movimento dal basso che costruisca buone pratiche per una città a misura di donna, in cui la tecnologia sia al servizio di un cambiamento sociale e non fine a sé stessa.»

Il progetto ha ricevuto già un premio per il duro lavoro vincendo il primo premio del Civic Hackathon del Comune di Bologna, venendo citato su alcuni dei principali giornali. L’assessore alle pari opportunità del Comune di Bologna, Susanna Zaccaria − che tra l’altro è una professionista nel campo della consulenza legale sulla violenza alle donne e ai minori e alla condizione delle donne in generale, oltre ad essere stata presidente della associazione Casa delle Donne per non subire violenza Onlus dal giugno 2015 al giugno 2016 − ha affermato:  «Uno strumento pensato in un’ottica di collaborazione e mutuo aiuto tra le donne, in cui la tecnologia si mette al nostro servizio, con uno sguardo a una disciplina che mi auguro prenda sempre più piede in Italia: l’urbanistica di genere». Infatti chi si occupa di urbanistica o i pianificatori urbani, almeno i più innovativi e sensibili, sta esplorando nuove forme di design e tecnologia per entrambi i generi.  I trasporti per esempio rappresentano spesso il settore dell’urbanistica in cui il divario di genere diventa più evidente: l’inclusività dei trasporti può rappresentare di fatto il segno distintivo del successo economico e sociale di una città. Il progetto è stato supportato ovviamente anche da Valentina Orioli, assessora all’Urbanistica a Bologna, che ha dichiarato «Le donne, per varie ragioni, a volte anche molto ingiuste, percepiscono la città in modo diverso rispetto agli uomini. E noi ci teniamo al loro punto di vista. Il ragionamento che vogliamo fare sarà a 360°, e sarà utile anche per fare il punto sui servizi che oggi sono attivi in città per le donne».

Torino Freeda Mapping - 7 luglio 2017

Torino Freeda Mapping – 7 luglio 2017

«La città da cui parte il progetto è Torino, ma, grazie al sempre crescente numero di tester che ci chiedono di provare il servizio, stiamo già raccogliendo tante recensioni nelle principali città italiane.»

Dopo il 7 Luglio con Torino Freeda Mapping (potete vedere il video qui), pochi giorni fa, l’11 Ottobre, si è svolto il loro primo evento di urban mapping dedicato alle donne a Bologna, dove le partecipanti di età diverse sono state divise in squadre seguendo un percorso di riferimento e delle indicazioni di valutazione di alcune location specifiche per cercare di rendere la città a misura di donna. Partendo dal Parco della Montagnola, è stato possibile mappare dei percorsi, ma allo stesso tempo scoprire o riscoprire servizi che la città offre e luoghi che ospitano associazioni femminili. La passeggiata è stata organizzata in due zone della città scelte per la diversa fruizione da parte delle donne: la zona del Cavaticcio e quella della Bolognina, un quartiere in divenire. Durante il percorso, le partecipanti hanno utilizzato in anteprima l’app recensendo il loro percorso, valutando la percezione generale della sicurezza o specifici indicatori specifici indicatori come, ad esempio, l’illuminazione oppure l’affollamento di una strada e l’indicazione di eventuali molestie fisiche o verbali ricevute. La valutazione prevede al momento un punteggio da uno a quattro, in base ad alcuni parametri accompagnati sempre dall’orario in cui è stata effettuata la visita. Il tutto accompagnato da una recensione personale della zona: così in base al numero e al tipo di punteggi e commenti ricevuti alcune aree si coloreranno di rosso o di verde direttamente sulla mappa dell’app. Ad essere mappate non saranno solo le singole zone, ma anche le principali associazioni e i servizi che si occupano di tematiche sociali e di genere. Quest’app, uno dei primi esempi di urbanistica di genere, è ancora in versione sperimentale e attualmente in fase di test da parte di circa 200 ragazze che hanno già fatto più di 2.500 valutazioni nelle principali città italiane.

Dopo gli ottimi risultati già ottenuti con il Freeda Mapping di Torino e con quello svolto a Bologna lo scorso 11 ottobre e supportato dallo stesso Comune, Freeda feel free around  conta di lanciare l’app negli store tra fine novembre e inizio dicembre. Ma non è solo un’app nata dall’idea dei tre co-founder ex ricercatori del Politecnico di Torino Eleonora Gargiulo, Ilaria Zonda e Andrea Valenzano ma oggi insieme a Carola Di Ruscio, Social Media Manager, rappresenta anche una community volta a una progettazione urbana di genere, con iniziative e attività di condivisione di storie e racconti al femminile sul vivere lo spazio urbano.  Abbiamo chiesto a Eleonora Gargiulo, attuale Ceo, alcune brevi domande.

– Come è nata l’idea per l’app? È nata insieme all’idea della startup?

App e startup sono nate insieme, non si possono scindere per ora Freeda, il servizio, è motore e cuore di tutto il resto.

– Come pensate che si svilupperà l’idea in futuro? Quali sono i vostri obiettivi?

I nostri obiettivi sono di creare un sistema di collaborazione e co-creazione in Italia del nostro servizio, interloquendo con tutti i principali attori e decision maker pubblici e privati interessati al progetto di una città a misura di donna. Ovviamente poi guardare fuori dall’Italia.

– Credo sia un po’ presto ma avete già in mente altri progetti o idee?

Altri progetti??? Non c’è tempo, Freeda è già tutto il tempo delle nostre vite…cerchiamo di staccare per stare con i nostri affetti anche se è difficile perché quando il tuo lavoro ti piace non sembra di lavorare! Sicuramente per ora i progetti sono di avere la carica giusta per aumentare il team.

In questo momento Freeda feel free around  sta aderendo e supportando la proposta della giornalista Giulia Blasi #quellavoltache, un hashtag per raccontare testimonianze di donne che hanno subito molestie e violenze, come si sono sentite, cosa hanno pensato e se hanno denunciato quanto accaduto senza giudizi e anche a distanza di anni. Perché la denuncia non va delegittimata se a distanza di tempo, non c’è una data di scadenza per il dolore, la rabbia e il senso di umiliazione provati.

Qui trovate un video intervista di Bologna Today con una co-founder e l’assessora Zaccaria prima dell’evento di Bologna.

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *