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La giusta mezura – Il lavoro, i sogni, l’amore a trent’anni

«Non sono mai stata brava con le parole. Da tutta la vita apro la bocca senza riuscire mai a farmi capire. Avete presente la sensazione? Questa storia dovrebbe raccontarvela Manuel. Lui conosce un milione di parole. Potreste ascoltarlo per ore.» E, invece, questa storia ce la racconta Mia, protagonista femminile de La giusta mezura, ultimo graphic novel di Flavia Biondi uscito per Bao Publishing.

Mia e Manuel, quasi trentenni, stanno insieme da otto anni. La loro è una vita da fuorisede cresciuti, con i sogni riposti in un cassetto che viene aperto e poi, subito, richiuso. Vivono a Bologna in casa con altri quattro coinquilini, anche se nei loro piani aleggia l’idea di trovare una casa solo per due.

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All’inizio della storia, Mia si è appena licenziata da un negozio di scarpe perché ne ha abbastanza di essere sfruttata, dei lavoretti per arrivare a fine mese. La sua impulsività le fa lasciare il certo per l’incerto e, per questo, si scontra con Manuel, alto e buono, che lavora in pizzeria per racimolare dei soldi e che, nel tempo libero, si dedica alla stesura del suo romanzo sul web, ambientato ai tempi dell’amor cortese. Manuel e Mia sono molto diversi: lei è impulsiva e, dopo essersi licenziata, riscopre il divertimento, assapora la libertà, la spensieratezza; Manuel, invece, lavora perché pensa al futuro, non vuole più vivere con altre quattro persone, necessita stabilità, un cambiamento.

Ricordo quando sono arrivata a Bologna come Chiara. Avevo diciannove anni, come lei adesso. A separare Venezia, dove sono nata, da Bologna ci sono solo due ore di treno. Eppure avevo l’impressione di avere l’opportunità di riscrivere la mia vita per intero. […] Il mondo era in moto costante, continuo e meraviglioso. Bologna era di tutti e di nessuno, un dialogo incessante, una pagina zeppa di frasi in condivisione globale.

I caratteri di Mia e Manuel si scontrano più volte nel corso della storia: da una parte c’è Mia che si domanda perché tutto non possa essere come all’inizio della loro relazione, quando erano più giovani e pieni di voglia di cambiare il mondo, il loro soprattutto, di realizzare i loro sogni. Dall’altra parte, c’è Manuel che è sicuramente più razionale, il classico ragazzo con la testa sulle spalle che non riesce a consolare Mia, a comprenderla. La risposta alla domanda di IMG_20171127_124644Mia è semplice: i due sono cresciuti, sono cambiati e, con loro, anche i sentimenti. «Devi accettare che le cose fra voi non sono più quelle di un tempo, smettere di pensare a come era e pensare a come può essere. Da qui in poi non c’è un copione, dovete trovare voi le cose che funzionano per voi, lavorarci, crescere, è difficile…» dice la mamma di Mia.

Che cos’è l’amor, canta Vinicio Capossela e il problema è la risposta. Manuel si fa trascinare dal suo romanzo, dall’idea dell’amor cortese, fatto di dame e cavalieri, ma Mia non vuole essere una dama da salvare. Il suo licenziamento le fa mettere in discussione tutto ciò che ha vissuto finora, tra cui la storia con Manuel. Sa di volergli bene, di amarlo, ma sa anche che non vuole pensare al futuro, una parola che tanto spaventa. Manuel parla di convivenza, matrimonio e figli, mentre Mia non è ancora pronta perché prima vuole realizzarsi, vuole sfruttare la laurea in scultura, fare qualcosa che davvero le piace. Non è ancora pronta ai cambiamenti, vuole fare tutto con calma. Flavia Biondi racconta e disegna la storia di una generazione, la frustrazione dei trentenni, i lavori part-time e un continuo monologo in cui vengono contrapposti passato e presente, fantasia e realtà, sogni e lavoro.

Una parentesi merita la città in cui è ambientata questa storia: Bologna che accoglie ogni anno centinaia di ragazzi di età differenti, coraggiosi e timorosi al tempo stesso, Bologna che riscalda il cuore con i suoi tetti rossi, Bologna che protegge grazie ai suoi portici. «La pelle di Bologna muta con gli strati di colla. Manifesti. Graffiti. Adesivi. Volantini. Scritte barbare di morte e saggi sulla vita. Rivolte armate e saldi al 70%. Annunci di chi cerca camere. Annunci di imbianchini per chi lascia le camere. La pelle di Bologna la gratta via la pioggia. La scrivono gli anni e le sessioni d’esame. Matura con le manifestazioni. Spande inchiostro contro le giacche negli inverni umidi. Ti invecchia quando hai fatto il tuo tempo. Odora di qualcosa che non vorresti mai e che ti mancherà per sempre.» Come ha detto Flavia Biondi, in occasione della presentazione de La giusta mezura, Bologna è un personaggio, chi ci passa la altera, Bologna ti fa combattere. E fa combattere anche Mia e Manuel, come due cavalieri trecenteschi, anche se i tempi sono cambiati così come l’ambientazione e l’amore che assume migliaia di sfumature differenti. Quello che non cambia sono i sentimenti che, oggi come allora, fanno ridere, piangere, tremare, emozionare.

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La giusta mezura è una storia realistica in cui il lettore può immedesimarsi. Che la vita non sia come quella della fiabe lo sappiamo già, ma a volte occorre che qualcuno ce lo ricordi. E Flavia Biondi lo fa attraverso i disegni e la storia di due ragazzi che potremmo essere (stati) noi, con i loro pregi e i loro difetti, alla ricerca della giusta mezura.

Abbiamo anche parlato di Flavia Biondi a proposito de La generazione.

Le foto sono state scattate dalla sottoscritta. L’immagine in evidenza, invece, è stata presa dalla pagina Facebook di BAO Publishing.

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