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Un inno alla semplicità della vita, Henry David Thoreau

Una personalità estrosa e originale, moderno al punto tale da precorrere i tempi: queste le parole con le quali Henry David Thoreau viene descritto nella presentazione che troviamo nella prefazione di Camminare, nell’edizione curata da Franco Venturi per La Vita Felice. Una raccolta di camminarepensieri, un resoconto di esperienze di vita, un piccolo opuscolo che indica, nella prassi del vagabondaggio e nell’impulso migratorio, il rimedio all’ansia che l’impulso del progresso finisce per generare. Una semplice premessa che ci mostra la sconvolgente attualità di Thoreau e delle sue opere, a dimostrazione di una sensibilità e di una lungimiranza straordinarie, proprie di un artista brillante e a lungo tempo sottovalutato.

Henry David Thoreau nasce nel 1817 a Concord, una tipica cittadina del Massachusetts tanto piccola quanto importante nella storia e nella letteratura americane, essendo stata teatro della prima battaglia della guerra d’indipendenza e residenza di alcuni tra i più grandi esponenti del trascendentalismo come Nathaniel Hawthorne e Ralph Waldo Emerson. Gli anni degli studi, che culminano con la laurea ad Harvard nel 1837, sono fondamentali per il suo percorso. Sono infatti questi gli anni in cui matura l’interesse verso la filosofia, il greco e il latino, la storia ma anche la matematica e la botanica, questi gli anni in cui si afferma l’idea chiave della scrittura come atto d’amore verso la realtà, questo il periodo nel quale viene a contatto col suo futuro amico e maestro Ralph Waldo Emerson. L’amicizia li unirà indissolubilmente per tutta la vita, intrecciando avvenimenti quotidiani ed ideologie sempre all’avanguardia. In particolare, la natura è sempre al centro, così forte e così presente che Thoreau non può semplicemente lasciarla accanto a sé, ma sente il bisogno di viverla davvero.

Nel 1845 decide di immergervisi trasferendosi nei pressi di Walden Pond su un terreno di proprietà di Emerson, in una capanna ricostruita sulle rive dell’omonimo lago da cui prenderà il titolo il celebre romanzo. Due anni, due mesi e due giorni resterà negli splendidi boschi del Massachusetts, circondato dalla natura più incontaminata, dai frutti della terra che coltiva a fagioli e grano, dal calore degli amici che spesso visitano la capanna, ormai ritrovo abituale per discorsi contro la schiavitù e soprattutto in compagnia del suo diario, un mezzo per provare che la natura doveva essere capita e salvata, che “ogni uomo è artefice della propria felicità” e che non c’è bisogno di possedere di più per vivere bene.
La sua era ancora una società prevalentemente agraria e artigianale ma con una stupefacente prescienza, Thoreau aveva già intuito quelle che sarebbero state le conseguenze del futuro sistema economico e delle future scelte politiche. Con Walden egli tenta di porvi rimedio, perché la risposta al problema deve prima di tutto essere il risultato di scelte quotidiane personali; queste sono le parole che rivolge al proprietario di una capanna a circa mezzo miglio dalla sua, raccontando la sua storia: “tentai di aiutarlo con la mia esperienza…dicendogli che vivevo in una casa piccola ma luminosa…che non usavo tè, caffè, burro, latte o carne fresca e che così non dovevo lavorare per procurarmeli; ancora, che, non lavorando molto, non dovevo mangiare molto, e che a me il cibo costava assai poco; ma poiché egli cominciava con il dover comperare tè, caffè, burro, latte e carne, doveva lavorare assai, per poterli poi pagare, e inoltre, avendo lavorato molto, doveva ancora mangiare molto per recuperare le energie perdute – e così s’era da capo, sì, da capo, perché lui era scontento e consumava la sua vita, nell’affare”. Contro il nascente consumismo selvaggio, egli oppone l’economia della frugalità: “Siccome preferivo certe cose ad altre, e davo importanza soprattutto alla mia libertà, e potevo mangiare poco e stare bene lo stesso, non volli perdere tempo a fare soldi per comperare poi ricchi tappeti o altri mobili di lusso, cibi delicati”.

Oltre all’emblematica posizione conferita alla natura quello che più colpisce di Thoreau è il suo 220px-Henry_David_Thoreaustraordinario senso civico,come possiamo osservare dalle pagine dell’altro scritto più famoso, la Disobbedienza civile (1849),un saggio nato da un fatto realmente  accaduto a causa del quale lo scrittore viene addirittura arrestato. Rifiutatosi di pagare la poll-tax, una tassa che il governo americano aveva imposto per finanziare la guerra contro il Messico, Thoreau viene infatti costretto a scontare una notte in carcere. L’episodio però gli offre l’ispirazione per imprimere su carta le opinioni di un uomo che non aveva paura di sfidare apertamente il governo statunitense, accusandolo di contribuire al consolidamento della schiavitù negli stati del sud. Thoreau crede fermamente nel fatto che anche lo Stato può sbagliare, che non tutte le leggi sono giuste e non a caso afferma di approvare con tutto il cuore il motto: “Il miglior governo è quello che governa meno” che, perfezionato, equivale a quest’altro: “Il governo migliore è quello che non governa affatto. E quando gli uomini saranno pronti a realizzarlo, questo sarà il tipo di governo che avranno”.

La brutalità di queste affermazioni è evidente e a seconda delle diverse interpretazioni, Thoreau potrebbe essere identificato come un pericoloso anarchico o come il fondatore dei primi movimenti di protesta e resistenza nonviolenta. L’interpretazione anarchica è, però,troppo semplicistica, propria unicamente di chi non va a fondo nella lettura. La Disobbedienza civile è infatti tutt’altro che un saggio ovvio, le idee che troviamo al suo interno, così apparentemente immediate, interessano tematiche complesse che riguardano l’uomo da millenni. Si parla di democrazia, di rapporti tra l’individuo, il potere e la collettività, di morale e di moralità, dell’inutilità di un esercito permanente, di libertà e giustizia. La fiducia nel singolo individuo da parte di Thoreau è forse fin troppo illimitata tanto che per noi è estremamente difficile riuscire a credere a simili parole: “L’unico obbligo che ho il diritto di assumermi è quello di fare in ogni occasione ciò che penso sia giusto”. Ma quando leggiamo la seguente affermazione, “Chi, pur disapprovando il carattere e le misure adottate da un governo, gli assicura la propria fedeltà e il proprio sostegno, ne è, indubbiamente, il più cosciente sostenitore, e spesso, di conseguenza, il più serio ostacolo per le riforme”, come potremmo negarne la veridicità?

Convinto anti-schiavista e contrario ad ogni forma di violenza, ciò che colpisce in Thoreau è soprattutto la forza verbale, l’uso delle parole sapientemente studiate per creare un effetto di spontaneità, ma ognuna impressa con uno scopo ben preciso e con un peso tale da non poter lasciare indifferente il lettore che si avvicina alle sue opere. Comprensibilmente condannato dal governo americano di quel tempo, Henry David Thoreau, come spesso accade per le menti più brillanti, è stato vittima della sua stessa genialità, talmente avanti con i tempi da essere totalmente incompreso dai suoi contemporanei, troppo uniformati alla mentalità di massa per riuscire a percepire la grandezza di un artista così sfrontatamente controcorrente. Fortunatamente, oggi le cose sono cambiate e Thoreau viene considerato un pilastro della letteratura e della filosofia americane. Alla luce dell’odierna riscoperta del mondo naturale, delle idee di decrescita e di salvaguardia ambientale, potremmo addirittura definire Walden come una sorta di vademecum dell’uomo contemporaneo, contenente utili insegnamenti per evadere dal caos e ritrovare un po’ di serenità perduta.

Photocredit: Wikipedia, Trovalibro

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